1200 lavoratori Ast, circa metà dei dipendenti, in cassa integrazione

 
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1200 lavoratori Ast, circa metà dei dipendenti, in cassa integrazione

1200 lavoratori Ast, circa metà dei dipendenti, in cassa integrazione

Cassa integrazione per 1200 lavoratori dell’Ast, circa la metà dei dipendenti. È una situazione drammatica non solo per Terni, ma per l’intera Umbria. L’azienda non rispetta gli impegni assunti appena tre mesi fa con l’Accordo sottoscritto al Ministero dello Sviluppo Economico. Lo scorso anno lo stabilimento ternano ha prodotto un utile di 90 milioni, ma l’esercizio di quest’anno, che va dal 1 ottobre 2018 al 30 settembre 2019, non sarà all’altezza del precedente.

Per questo è stato predisposto un forte spostamento del carico di lavoro sul mese di settembre ed un forte scarico a partire dal mese di ottobre, con la conseguente cassa integrazione per gli scarsi livelli di volumi produttivi a cui si andrà incontro.

Oltretutto in questi ultimi mesi è stato lavorato l’acciaio arrivato dall’Indonesia, con costi molto più bassi rispetto a quello prodotto a Terni. C’è poi da tener presente il costo del nichel, materiale necessario alla produzione dell’acciaio inox, che è salito a circa 18.000 dollari a tonnellata e guarda caso, il più grande produttore è proprio l’Indonesia.

La Regione Umbria non si è mai adoperata fino ad oggi a chiedere tavoli a Bruxelles per quanto riguarda i costi dei dazi e neanche ha sollecitato il Governo in tal senso. Non si possono tollerare questi giochi sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie.

E l’Europa che fa? Invece di tutelare i mercati e gli interessi degli Stati membri, pensa a fare il Governo italiano. /Emanuele Fiorini consigliere regionale

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