BOLOGNA – Dalla partenza del mercato ExtraMOT PRO di Borsa Italiana, nel marzo 2103, al 17 ottobre scorso (data di completamento dello studio) sono state portate 87 emissioni da parte di 71 emittenti non quotati, sostanzialmente tutti “first issuers”, per un controvalore complessivo di circa 4,3 miliardi di Euro.
È questo un risultato già significativo ma ancora ben poca cosa se si pensa che in Italia, sulla base di uno studio realizzato da CRIF Rating Agency, sono almeno 7.892 le società di capitali con i requisiti che potrebbero potenzialmente consentire loro di accedere al mercato dei mini-bond e, più in generale, delle obbligazioni, con la possibilità di raccogliere risorse integrative o complementari al credito bancario per sostenere i propri progetti di sviluppo.
Si tratta, nello specifico, di società di capitali con un fatturato di almeno 10 milioni di Euro[1], EBITDA sempre positivo negli ultimi 3 anni e pari ad almeno il 7% del fatturato nell’ultimo esercizio, una leva finanziaria (intesa come rapporto tra debiti finanziari e patrimonio netto) non superiore a 3 e un rapporto tra posizione finanziaria netta e EBITDA non superiore a 4. Del resto queste sono le caratteristiche che tipicamente vengono identificate come necessarie, anche se non sufficienti (in quanto poi sarà necessario andare ad analizzare caso per caso le imprese, per valutarne ad esempio i piani industriali e i progetti di sviluppo o di investimenti), per poter accedere al mercato obbligazionario [2].
La situazione in Umbria
Dallo Studio sulle imprese target per l’emissione di mini-bond realizzato da CRIF Rating Agency emerge che in Umbria sono 91 le aziende con le carte in regola per poter accedere con fiducia al mercato dei mini-bond. Una nuova asset class, questa, che si va configurando sempre più come sostitutiva, o comunque alternativa, al credito bancario industriale a medio termine, quindi adatta ad imprese che intendono finanziare progetti di sviluppo aziendale capaci di generare flussi di cassa aggiuntivi.
Entrando maggiormente nel dettaglio, in provincia di Perugia sono 78 le imprese individuate mentre quella di Terni appare distanziata nettamente, con 13 aziende in target.
| UMBRIA | 91 |
| PERUGIA | 78 |
| TERNI | 13 |
Fonte: CRIF Rating Agency
Nel complesso, in Umbria si registra una incidenza di imprese potenzialmente in target per l’emissione di mini-bond pari al 24,9% del totale delle società con fatturato superiore a 10 milioni di Euro attive sul territorio.
A titolo di riferimento, la graduatoria nazionale è capeggiata dal Piemonte, con una quota pari al 30,8% del totale delle imprese con i requisiti adeguati, seguito dal Veneto, con il 29,5%, e dalla Lombardia, con il 28,8%.
A livello provinciale, a Perugia l’incidenza delle società in target rispetto al totale sale al 26,5% mentre quella di Terni si assesta al 18,3%.
| UMBRIA | 24,9% |
| PERUGIA | 26,5% |
| TERNI | 18,3% |
Fonte: CRIF Rating Agency
”Lo studio che abbiamo prodotto ha focalizzato l’attenzione su un target di imprese sane e dinamiche, che malgrado un contesto economico non favorevole continuano a investire e a voler crescere. Crescita che, per altro, potrebbe innescare effetti positivi e a catena su tante altre imprese della filiera e/o del settore di riferimento – illustra Francesco Grande, Direttore Marketing & Business Development di CRIF Rating Agency -. I progetti di crescita e la propensione all’investimento delle imprese, però, da soli non bastano a far sviluppare questo nuovo importante segmento di mercato se non adeguatamente accompagnati da un profondo mutamento culturale delle imprese stesse e degli investitori”.
Il profilo tipo delle imprese target
In generale, dallo Studio di CRIF Rating Agency si denota una diversificazione settoriale piuttosto accentuata e sostanzialmente tutti i principali macro settori di attività economica sono rappresentati. Quello maggiormente rappresentati su scala nazionale è risultato essere quello dei servizi unitamente alla meccanica e all’industria chimica-farmaceutica. Seguono il comparto manifatturiero, quello metallurgico e quello delle costruzioni.
Per quanto riguarda le dimensioni tipo delle imprese target, nel complesso circa il 80% di queste ha un fatturato inferiore a 50 milioni di Euro ed è dunque perfettamente in linea con la definizione di PMI secondo i parametri indicati dalla Commissione Europea (che comunque tengono conto anche di altri aspetti come il numero dipendenti e il volume dell’attivo). Solo il 10% del totale, invece, presenta un fatturato superiore ai 100 milioni di €.
Fonte: CRIF Rating Agency
L’altro aspetto interessante, che riguarda in maniera sostanzialmente omogenea le imprese di tutte le dimensioni, è che il 78% delle società si caratterizza per un trend di fatturato in crescita o comunque stabile negli ultimi 2 anni.
Un’ulteriore considerazione che emerge dallo studio di CRIF Rating Agency riguarda la Capital Expenditure (CAPEX, ovvero gli investimenti in asset durevoli: il 66% delle imprese individuate come potenziali emettitori di minibond presenta un trend in crescita del CAPEX negli ultimi due anni (con una variazione positiva maggiore del 10% delle immobilizzazioni sul totale attivo risultante dalle ultime tre annualità di bilancio). La quota arriva al 72% del totale per le imprese con fatturato superiore ai 100 milioni di Euro. Ciò denota una significativa propensione agli investimenti, in particolare quelli di medio-lungo termine, e questo rappresenta un “plus” di grande rilievo per accedere ai mercati del debito.
Inoltre, al netto di una piccola parte di imprese (pari all’8% del totale) con un rapporto tra PFN ed EBITDA compreso tra 3 e 4, la maggioranza delle imprese in target presenta un rapporto PFN/EBITDA su valori contenuti mentre un’azienda su due (il 48%, per la precisione) è addirittura “cash”, cioè senza debiti finanziari netti. Da tutto ciò si evince che quasi tutte le imprese individuate sembrano possedere i presupposti per accedere a nuove risorse finanziarie, a maggior ragione se queste devono essere utilizzate per sostenere piani di sviluppo. Piani che, per altro, per una parte non trascurabile di queste società potranno essere sostenuti, anche se in parte, con la propria capacità di autofinanziamento.
“Nel complesso possiamo dire che, quanto alle imprese, è necessario che si convincano che, per continuare a svilupparsi con profitto in una visione di medio-lungo termine, è opportuno incominciare a pensare come ridurre la loro dipendenza finanziaria da un unico interlocutore, il sistema bancario, e a investire in governance e comunicazione finanziaria – conclude Grande -. Relativamente agli investitori, ad iniziare da quelli istituzionali quali ad esempio i fondi pensione e le compagnie assicurative, dovranno adeguatamente strutturarsi per perseguire sempre più una maggiore diversificazione del portafoglio e, conseguentemente, una più attenta gestione del rischio”.
Chi è CRIF Rating Agency
CRIF Rating Agency è la prima agenzia di rating italiana ad emettere rating regolamentari e riconosciuti a livello europeo, avendo ottenuto, in data 23 dicembre 2011, la registrazione come Credit Rating Agency (CRA). CRIF Rating Agency è, inoltre, riconosciuta ECAI.
Per maggiori informazioni: www.creditrating.crif.com
[1] Anche se il limite dimensionale previsto dal Decreto Sviluppo per l’applicazione della c.d. “normativa minibond” è di 2 mln €, si è preferito alzare la soglia in linea con le attuali prassi di mercato.
[2] Nell’edizione 2014 dello studio sono stati considerati parametri parzialmente diversi rispetto all’edizione 2013 per meglio rappresentare i potenziali target del mercato minibond alla luce dei riscontri sin qui arrivati dal mercato. Nella tabella seguente si riportano i differenti parametri considerati.
| Studio 2013 | Studio 2014 | |
| Fatturato | Maggiore di 5 mln | Maggiore di 10 mln |
| EBITDA/Fatturato | Maggiore del 10% | Maggiore del 7% |
| PFN/PN | Non superiore a 4 | Non superiore a 3 |
| PFN/EBITDA | Non presente | Non superiore a 4 |

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