Guerra e caro energia frenano la vitalità delle imprese

Guerra e caro energia frenano la vitalità delle imprese

Guerra e caro energia frenano la vitalità delle imprese

Movimprese III trimestre 2022, l’Umbria tiene botta meglio della media nazionale nel confronto su base annua ma su base trimestrale accusa un calo marcato delle iscrizioni delle aziende, anche se brilla nelle cessazioni (in Italia crescono del 16,3%, in Umbria scendono del 30,1%). La provincia di Perugia, che marca un record nazionale positivo sulle cessazioni, fa meglio  di quella di Terni

Dinamismo imprenditoriale, ‘piove’ per tutti nel III trimestre 2022, ma in Umbria forse un po’ meno. Il forse è dettato dal fatto che l’Umbria presenta un andamento double face, con un confronto migliore con la media nazionale se si guarda al dato tendenziale (ossia facendo il confronto con lo stesso trimestre 2021), ma peggiore – salvo che per le cessazioni delle imprese – se il confronto si fa invece su base congiunturale, ossia tra il III trimestre 2022 e quello immediatamente precedente.

Un dato è comunque certo per l’Italia: nel III trimestre 2022 la vitalità delle imprese rallenta a causa dei maxi rincari dell’energia e degli altri effetti provocati dalla guerra in Ucraina a cominciare dalla disarticolazione delle filiere produttive (che si somma alla disarticolazione provocata dalla pandemia). Un rallentamento che è marcato rispetto allo stesso trimestre 2021, ma che diventa molto più marcato se si guarda all’andamento che c’era stato nel trimestre precedente, quello aprile-giugno.

All’interno del quadro regionale, va poi notato che nel III trimestre 2022, sia in termini di iscrizioni che di cancellazioni delle imprese, la provincia di Perugia fa molto meglio rispetto a quella di Terni.

È, in sintesi, quanto emerge dall’analisi trimestrale Movimprese relativa al periodo luglio-settembre 2022, condotta da InfoCamere sulla base dei dai provenienti dal Registro Imprese delle Camere di Commercio.

Giorgio Mencaroni, Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “La base imprenditoriale dell’Umbria, dopo una buona corsa nel 2021 e nel primo semestre 2022, nel terzo trimestre 2022 perde bruscamente slancio in termini di iscrizioni di nuove imprese, mentre c’è la nota positiva del calo, rispetto al trimestre precedente, delle cancellazioni, che da noi scendono mentre in Italia aumentano. Se si guarda al confronto annuale l’Umbria mantiene un trend migliore di quello nazionale, ma la frenata più forte della media nel III trimestre 2022 rispetto a quello precedente preoccupa, perché dimostra che sulla regione sta impattando in maniera più forte il quadro economico e geopolitico generale. La recessione, è bene chiarirlo, benché tutti ne parlino come se fosse già arrivata ancora non si è manifestata. Siamo in una fase di marcato rallentamento della crescita, questo sì, ed è anche probabile che alla fine una fase recessiva arrivi. Ma credo che la spinta dimostrata dalle nostre imprese nella fase di ripresa post-pandemia, la voglia di fare impresa che si è manifestata nella regione siano risorse preziose che, se ben incentivate e supportate, possano attutire gli effetti di un’eventuale recessione. A patto che vengano varate misure adeguate che il mondo produttivo sollecita con forza: sostenere le imprese ad affrontare i maxi rincari energetici, ridurre il cuneo fiscale in maniera importante, snellire le procedure burocratiche, procedere celermente sul Pnrr, che è la più grande carta anti recessione che l’Italia e l’Umbria hanno in mano”.

Il quadro nazionale

In Italia il saldo tra iscrizioni e cancellazioni delle imprese scende bruscamente, nel III trimestre 2022 rispetto allo stesso trimestre 2021, del 44% (nel III trimestre 2022 il saldo è di solo +13mila 300 – uno dei più bassi degli ultimi 10 anni – rispetto a +22mila 558 dello stesso trimestre 2021 – dovuto a una forte crescita delle cancellazioni (+13,3%, da 40mila 133 a 45mila 172) e a una consistente riduzione delle iscrizioni (-5,8%, da 62mila 391 a 58mila 361). Come si vede, la base produttiva italiana nel III trimestre 2022 continua a crescere – il saldo iscrizioni e cancellazioni resta comunque positivo e il numero delle aziende registrate aumenta – ma la marcia che era stata innestata subito dopo il post-pandemia scende non poco di tono.

Il rallentamento diventa ancora più marcato se si fa il confronto tra il III trimestre 2022 e quello immediatamente precedente: a livello nazionale, infatti, tra un trimestre all’altro le iscrizioni scendono da 82mila 603 a 58mila 361 (-29,3%)e le cessazioni crescono da 50 mila 197 a 58mila 361 (+16%), con il saldo tra iscrizioni e cessazioni che scende da +32mila 406 a 13mila 300 (-60,5%).

L’andamento in Umbria

Quanto all’Umbria, nel III trimestre 2022 mostra un quadro migliore della media: le iscrizioni scendono meno della media nazionale, segnando -2,8% (787 le imprese che erano nate nel III trimestre 2021, 765 quelle nate nel III trimestre 2022) rispetto al -5,8% del quadro nazionale. Le cancellazioni in Umbria crescono del 3,9% (da 586 a 609), mentre in Italia hanno un balzo del 13,3%. Il saldo tra iscrizioni e cancellazioni scende nella regione del 22,4% (da +201 a +156), mentre in Italia come visto flette del 40,2% (da 22mila 558 a 13mila 300).

Ma, se si guarda al confronto tra III trimestre 2022 e quello immediatamente precedente, il quadro dell’Umbria si fa più pesante: da un trimestre all’altro le iscrizioni scendono da 1.124 a 765 (-31,9%), contro il -29,3% dell’Italia e il saldo tra iscrizioni e cancellazioni cala da +395 a +156 (-60,5% contro il -58,9% del dato nazionale). L’Umbria, sempre a livello congiunturale, brilla invece nelle cancellazioni, che calano da 729 a 509 (-30,1%), contro invece una crescita del 16% in Italia.

L’impressione è quindi che l’Umbria, a livello di vivacità imprenditoriale, abbia corso più della media nella fase di ripresa post-pandemia fino al II trimestre 2022, ma che ora stia subendo un contraccolpo più forte. Un rallentamento che ha la caratteristica di non avere, come si temeva e come in parte avviene invece a livello nazionale, il suo punto critico nella crescita delle cancellazioni (che invece su base congiunturale come visto in Umbria calano), ma in una rarefazione delle iscrizioni, che peraltro nel III trimestre 2022 colpisce solo la provincia di Terni e non quella di Perugia.

E c’è un altro punto che emerge. Limitandosi al confronto tra III trimestre 2021 e lo stesso trimestre 2021, nonostante l’Umbria presenti dati migliori rispetto al quadro nazionale è da considerare che il numero delle imprese registrate in Umbria aumenta meno della media italiana (lo stock delle imprese umbre cresce tra i due trimestri da 94mila 730 a 94mila 752): +0,36% per l’Italia è +0,21% per l’Umbria. Ciò perché, in media nazionale, la vivacità della natimortalità delle aziende è strutturalmente maggiore rispetto a quella esistente in Umbria e quindi non è un anno di maggiore tenuta a modificare, nel breve periodo, questa caratteristica strutturale.  Un fenomeno che si evidenzia anche se, invece del confronto tendenziale, si fa il confronto congiunturale tra il III trimestre 2022 con il trimestre immediatamente precedente: in questo caso la crescita delle imprese registrate in Italia è dello 0,22% e in Umbria dello 0,16%. Insomma, una rondine non fa primavera.

Nel III trimestre 2022 la provincia di Perugia meglio di quella di Terni

A livello provinciale, i dati del terzo trimestre 2022 – rispetto allo stesso trimestre 2021 rispetto – ‘premiano’ assai più la provincia di Perugia rispetto a quella di Terni. Nel Perugino, infatti, le iscrizioni delle imprese non scendono (marcando un record a livello nazionale), mentre in quella di Terni calano del 9,8%. Le cessazioni marcano -1,1% nel Perugino e -+13,5% nel Ternano, mentre il saldo tra iscrizioni e cancellazioni segna -4,5% in provincia di Perugia e -44% in quella di Terni.

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