Elevata competitività internazionale distretti umbri, report Intesa Sanpaolo
Elevata competitività – Nel primo semestre del 2023, i distretti umbri continuano a rappresentare un pilastro fondamentale per l’economia regionale, dimostrando una notevole capacità di adattamento e un’elevata competitività nei mercati internazionali. Questo risultato positivo è ancor più notevole considerando il rallentamento generale dell’attività economica globale e della domanda internazionale. Per mantenere e consolidare questa posizione, è evidente che è necessario continuare a investire costantemente, sfruttando la qualità superiore dei beni prodotti e la flessibilità dei distretti nella produzione.
Questi risultati emergono chiaramente dall’analisi delle esportazioni dei distretti umbri nel primo semestre del 2023, presentata a Perugia da Intesa Sanpaolo. Il report rivela che il valore totale delle esportazioni dei distretti umbri ha superato i 520 milioni di euro, registrando una crescita significativa dell’11,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo aumento, pari a oltre 50 milioni di euro, è stato principalmente concentrato nel primo trimestre, ma si è verificato anche un incremento nel secondo trimestre dell’anno.
L’analisi ha coinvolto tre settori chiave, ovvero Maglieria e Abbigliamento, Olio e Mobile, che rappresentano circa un quinto delle esportazioni totali della regione. In particolare, il distretto della Maglieria e Abbigliamento di Perugia si è confermato come il più rilevante, con esportazioni per un valore di 336 milioni di euro, registrando un notevole aumento del 27,2% rispetto al primo semestre del 2022. Questo successo è stato in parte attribuito all’inserimento di questo settore nelle filiere del lusso, con gli Stati Uniti che si confermano come il principale mercato estero.
Nonostante alcuni rallentamenti, gli altri due settori esaminati non destano preoccupazioni significative. Il distretto dell’Olio umbro ha registrato esportazioni per 119 milioni di euro nel primo semestre, con un calo di 15,6 milioni rispetto all’anno precedente, principalmente a causa della diminuzione delle vendite verso la Francia, la Repubblica di Corea e Taiwan, anche se parzialmente compensato da incrementi verso i mercati nord-americani e la Spagna.
Nel caso del distretto del Mobile dell’alta valle del Tevere, dopo una sostanziale stabilità nel primo trimestre, è emerso un ritardo più marcato nel periodo aprile-giugno, portando a esportazioni totali di 47,4 milioni di euro nei primi sei mesi. Questo settore ha sperimentato un ridimensionamento verso i mercati di destinazione principali, come la Francia, la Germania e gli Stati Uniti, ma ha compensato in parte con esportazioni verso mercati finora meno rilevanti come Israele, i Paesi Bassi e la Repubblica di Corea.
Nonostante la buona performance delle imprese umbre, emerge la necessità di affrontare nuove sfide. Tito Nocentini, direttore regionale Toscana e Umbria di Intesa Sanpaolo, e Carlo Pacifici, consigliere delegato a credito e finanza di Confindustria Umbria, hanno evidenziato la necessità di concentrarsi sulla transizione energetica, la sostenibilità, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e la valorizzazione delle catene di fornitura delle imprese. Questi elementi sono considerati fondamentali per garantire la crescita sostenibile delle imprese umbre in questa fase.
Inoltre, è stato sottolineato che l’energia, la sostenibilità e la collaborazione tra filiere sono obiettivi condivisi tra il gruppo bancario e Confindustria, che continuano a dialogare con le imprese locali. Pacifici ha sottolineato l’importanza degli investimenti in ricerca e sviluppo, nonché in innovazione tecnologica, al fine di migliorare l’efficienza produttiva e la competitività, con il sostegno del governo nazionale e regionale, oltre che del sistema bancario.
L’analisi ha anche posto l’attenzione sul passaggio generazionale nelle aziende umbre. Solo il 12% delle imprese manifatturiere in Umbria ha almeno un giovane sotto i 40 anni nel consiglio di amministrazione, ma si è osservata una maggiore crescita, attenzione all’ambiente e innovazione tra le imprese che coinvolgono i giovani nei loro organi decisionali.
Infine, sono state sollevate le sfide legate ai “Neet” e al “Brain drain”. L’Umbria ha registrato la perdita di circa 650 giovani laureati tra il 2012 e il 2021, con oltre 1.000 giovani che hanno scelto di emigrare all’estero. Queste questioni rappresentano ulteriori sfide che la regione dovrà affrontare per garantire una crescita sostenibile e il mantenimento delle risorse umane qualificate sul territorio.

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