Economia dell’Umbria, nel 2025 crescita moderata trainata da investimenti e turismo
Nel 2025 l’economia dell’Umbria ha registrato una crescita contenuta, con un incremento stimato vicino allo 0,5%, in linea con la media nazionale ma inferiore rispetto all’anno precedente. A sostenerla sono stati soprattutto gli investimenti pubblici legati all’attuazione dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che hanno compensato la debolezza dell’industria e dei servizi e il lieve calo delle esportazioni.
Le prospettive per il 2026 risultano tuttavia più incerte a causa delle tensioni geopolitiche internazionali, aggravate dal conflitto che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, e dalle persistenti criticità commerciali che influenzano le decisioni di investimento delle imprese.
Imprese: costruzioni e turismo sostengono la crescita
Secondo i dati Istat, il valore aggiunto dell’agricoltura è cresciuto dell’1,3%. Nell’industria si è registrata una sostanziale stabilità, con la manifattura ancora penalizzata dalla crisi del comparto automotive, fattore che ha contribuito alla riduzione delle esportazioni regionali. In controtendenza il settore tessile, che ha continuato a mostrare segnali positivi.
Gli investimenti delle imprese sono tornati a crescere, seppur moderatamente, grazie alla riduzione dei tassi di interesse e agli incentivi pubblici.
Particolarmente favorevole l’andamento delle costruzioni, il cui valore aggiunto è aumentato del 4%, sostenuto dai cantieri pubblici finanziati dal PNRR e dagli interventi di ricostruzione nelle aree colpite dal terremoto del 2016.
Anche il mercato immobiliare ha consolidato la ripresa: le compravendite di abitazioni sono aumentate del 10,9%, mentre i prezzi delle case hanno registrato una crescita del 3%, pur restando inferiori alla media italiana.
Nel settore dei servizi privati non finanziari il valore aggiunto è rimasto sostanzialmente stabile. Spicca però il comparto turistico, che ha raggiunto risultati record: le presenze sono aumentate dell’8,5%, superando quota 8 milioni. Molto rilevante la crescita della componente straniera, salita del 16,7%.
Lavoro: occupazione ai massimi storici
Il mercato del lavoro umbro ha continuato a migliorare. L’occupazione è aumentata dell’1,3%, sebbene a un ritmo inferiore rispetto al 3,2% registrato nell’anno precedente.
Il tasso di occupazione è salito al 69,1%, raggiungendo il livello più alto mai registrato in regione e superando nettamente la media nazionale del 62,5%.
La crescita dell’occupazione è stata sostenuta soprattutto dai contratti a tempo indeterminato nel settore privato. Parallelamente il tasso di disoccupazione è sceso al 4,6%.
Le retribuzioni hanno continuato ad aumentare, con una crescita leggermente superiore alla media italiana. Tuttavia, nel lungo periodo i salari reali hanno subito una perdita di potere d’acquisto più marcata rispetto al resto del Paese: -8% contro il -6,2% nazionale.
È inoltre diminuito il ricorso agli strumenti di integrazione salariale.
Famiglie: aumentano redditi e consumi
Nel 2025 il reddito disponibile nominale delle famiglie umbre è cresciuto del 3%, in linea con l’anno precedente. In termini reali l’incremento si è ridotto all’1,4% a causa di un’inflazione leggermente più elevata.
L’aumento dei redditi ha favorito la crescita dei consumi, aumentati complessivamente dell’1,5%.
Gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (BES) mostrano una situazione migliore rispetto alla media italiana, grazie soprattutto alla qualità dell’ambiente e alla forte dotazione di capitale sociale e istituzionale.
Secondo i dati Istat relativi al 2024, la distribuzione della spesa delle famiglie umbre è risultata più equilibrata rispetto alla media nazionale. L’indice di Gini si è attestato a 0,28 contro lo 0,31 italiano, mentre gli indicatori di povertà restano inferiori alla media del Paese.
Credito: ripartono i mutui, imprese ancora in difficoltà
La contrazione del credito all’economia si è progressivamente attenuata fino ad arrestarsi alla fine del 2025.
I prestiti alle famiglie sono aumentati del 2,8%, sostenuti principalmente dalla ripresa dei mutui per l’acquisto di abitazioni. Diversa la situazione per le imprese, che hanno registrato una diminuzione del credito del 2,2%, soprattutto tra le aziende considerate più rischiose.
Il costo del denaro è diminuito in linea con l’orientamento della politica monetaria. La qualità del credito è rimasta elevata, pur con un lieve peggioramento nei comparti dei servizi e delle costruzioni. Il tasso di deterioramento si è attestato all’1,7%.
Una quota rilevante del patrimonio finanziario delle famiglie umbre continua a essere investita in titoli di Stato italiani.
Finanza pubblica: aumentano investimenti e spesa sanitaria
Nel 2025 la spesa primaria degli enti territoriali umbri è cresciuta del 2,4%, con un incremento inferiore rispetto alla media delle Regioni a statuto ordinario.
A trainare la crescita è stata soprattutto la spesa in conto capitale, sostenuta dai fondi della politica di coesione e dalle risorse del PNRR. Gli investimenti fissi sono aumentati del 5,5%, ma con una dinamica più contenuta rispetto ad altre regioni italiane.
Nel settore sanitario i costi hanno continuato a crescere, sebbene a un ritmo più moderato rispetto all’anno precedente: +1,3% contro il +5,3% del 2024. Rimane inoltre negativo il saldo della mobilità sanitaria interregionale, fenomeno che dal 2019 continua a peggiorare e che evidenzia la persistente migrazione di pazienti umbri verso strutture sanitarie di altre regioni.

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