Le imprese a Perugia e Terni pagano dieci milioni
Il quadro economico regionale
La burocrazia ripetitiva rappresenta un costo pesante per il sistema economico dell’Umbria. La richiesta continua di documenti e informazioni già in possesso della pubblica amministrazione genera una spesa annuale complessiva di circa 10,4 milioni di euro per le aziende del territorio. Questo dato emerge con chiarezza applicando i parametri dell’indagine nazionale condotta da Unioncamere, InfoCamere e Fondazione Promo PA al tessuto produttivo locale.
La stima si basa sulle dieci autocertificazioni più diffuse e utilizzate. A livello italiano queste procedure determinano 27,5 milioni di pratiche, traducendosi in un costo medio di 115 euro all’anno per ogni singola attività. Nel territorio umbro, dove si contano 90.231 imprese registrate, l’impatto complessivo si traduce in oltre 424mila pratiche e cinquantaduemila giornate di lavoro perse per adempimenti a scarso valore aggiunto.
Le specificità del territorio umbro
L’impatto di questi oneri amministrativi risulta particolarmente gravoso in Umbria a causa della struttura frammentata del sistema imprenditoriale. La dimensione media delle aziende regionali si attesta infatti a 3,7 addetti, un valore inferiore rispetto alla media nazionale di 4,3 e a quella del Centro Italia di 4,5 addetti. Anche la diffusione delle società di capitali è più limitata, rappresentando il 24,9% delle imprese attive contro il 29,3% rilevato su base nazionale.
Nelle microimprese la gestione della burocrazia non viene assorbita da reparti dedicati, ma grava direttamente sui titolari o sui consulenti esterni. Di conseguenza, le ore dedicate alla compilazione dei moduli sottraggono tempo prezioso alla produzione e agli investimenti.
Le prospettive di risparmio
La digitalizzazione e lo scambio automatico dei dati tra enti pubblici offrono margini di miglioramento immediati. Una riduzione del 25% degli oneri attuali permetterebbe alle aziende umbre di risparmiare circa 2,6 milioni di euro all’anno. Se il taglio delle procedure raggiungesse il 35%, quota indicata come obiettivo per le piccole e medie imprese, il beneficio economico salirebbe oltre i 3,6 milioni di euro. L’obiettivo finale rimane comunque l’azzeramento totale di questa spesa superflua attraverso la piena interoperabilità delle banche dati pubbliche.
Al momento attuale la conoscenza degli strumenti di semplificazione è ancora limitata. La Piattaforma Digitale Nazionale Dati, nata proprio per evitare la richiesta ripetitiva di informazioni, è nota solo al 17% delle imprese italiane. Anche sul fronte degli investimenti digitali l’Umbria mostra margini di crescita. Nel 2025 le imprese attive che hanno investito nelle tecnologie digitali sono state 52.577, pari al 67,6% del totale regionale, a fronte di una media nazionale del 71,8%.
Il ruolo della Camera di Commercio
L’ente camerale regionale è attivamente impegnato nel sostenere le imprese durante la transizione digitale ed ecologica. Gli strumenti operativi principali per contrastare l’eccesso di burocrazia includono il Registro Imprese, lo Sportello Unico per le Attività Produttive e il Cassetto digitale dell’imprenditore. Quest’ultimo permette l’accesso immediato a visure, bilanci e atti ufficiali. Inoltre, il Punto Impresa Digitale offre servizi di formazione, orientamento e contributi economici per incrementare le competenze tecnologiche delle aziende.
L’infrastruttura del Registro Imprese dimostra l’efficacia dei sistemi centralizzati. Secondo le stime di Unioncamere, dal 1996 al 2025 questo strumento ha generato a livello nazionale un valore complessivo compreso tra 34 e 41 miliardi di euro, riducendo sensibilmente i costi delle transazioni a fronte di un investimento per lo sviluppo della rete pari a circa 7 miliardi di euro. Semplificare le procedure e connettere gli archivi pubblici rimangono passaggi fondamentali per restituire competitività all’economia reale dell’Umbria.

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