Brevetti, l’Italia frena. Umbria in forte controtendenza

Brevetti, l’Italia frena. Umbria in forte controtendenza

Domande UE in calo, il Cuore Verde arretra più del Paese

Nel 2024 la capacità brevettuale dell’Italia registra un rallentamento che riporta l’attenzione sulla tenuta dell’innovazione nazionale. Le domande di brevetto europeo con titolari italiani scendono a 4.612, 168 in meno rispetto all’anno precedente, con una flessione del 3,5%. Un dato che non configura un crollo, ma segnala una perdita di slancio in una fase in cui la competizione tecnologica internazionale si fa sempre più serrata.

Il quadro territoriale restituisce un Paese a velocità differenziate. Nel complesso, il Centro Italia mostra una dinamica positiva, con un incremento del 4,7%, mentre il Nord-Est resta sostanzialmente stabile. A pesare sono invece le contrazioni del Nord-Ovest (-7,7%) e soprattutto del Mezzogiorno (-16,5%), a conferma di come la solidità degli ecosistemi dell’innovazione faccia la differenza nei momenti di incertezza.

In questo scenario, l’Umbria emerge come uno dei casi più critici. La regione registra un calo del 26,7% delle domande di brevetto europeo, passando da 45 a 33 in un solo anno. Una riduzione tra le più marcate a livello nazionale, che risulta ancora più significativa perché in netta controtendenza rispetto alla crescita del Centro Italia. Non si tratta di una semplice oscillazione statistica, ma di un segnale che incide direttamente sugli indicatori di competitività del territorio.

Sul piano settoriale, nel 2024 tengono i comparti tradizionali legati a produzione e trasporti, mentre le difficoltà maggiori riguardano le aree a più alta intensità tecnologica. I settori collegati a fisica ed elettricità perdono complessivamente oltre cento domande rispetto al 2023. Un dato che preoccupa, perché indica un rallentamento proprio nei campi dove l’innovazione genera maggiore valore aggiunto e vantaggi competitivi di lungo periodo.

Il confronto regionale accentua le differenze. Tra le realtà in crescita figurano Toscana, Emilia-Romagna, Liguria, Lazio e Sicilia. Sul fronte opposto, oltre all’Umbria, si segnalano cali rilevanti in Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Piemonte, Campania e Lombardia, che pur restando la prima regione per numero assoluto di brevetti vede ridursi il proprio flusso. La continuità dell’attività brevettuale emerge così come un fattore decisivo: interromperla significa perdere tempo e posizioni difficili da recuperare.

Per l’Umbria il dato assume un peso specifico maggiore alla luce della presenza di due atenei, l’Università degli Studi di Perugia e l’Università per Stranieri. Un patrimonio di competenze e relazioni che, in teoria, rappresenta un vantaggio competitivo. La sfida resta però quella del trasferimento tecnologico, ovvero la capacità di trasformare ricerca, prototipi e conoscenza in soluzioni industriali e prodotti di mercato, soprattutto a beneficio delle piccole e medie imprese.

Sul territorio non mancano strumenti e iniziative: dalla promozione degli spin-off universitari ai servizi dell’Umbria Digital Innovation Hub, fino ai progetti nazionali e interregionali dedicati alle filiere avanzate. Tuttavia, il calo dei brevetti suggerisce che il collegamento tra ricerca e impresa deve diventare più rapido ed efficace.

A sottolinearlo è anche il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, secondo cui il dato interpella l’intero sistema regionale e rende necessaria una sinergia più stretta tra istituzioni, università, sistema camerale e associazioni di categoria. Sulla stessa linea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, che individua nel rafforzamento dell’incontro tra impresa e ricerca una leva essenziale per recuperare competitività.

Il 2024, dunque, non rappresenta una sentenza definitiva, ma un campanello d’allarme. Per l’Umbria la sfida è trasformare un capitale di conoscenze già presente in risultati concreti e difendibili sui mercati, perché ogni brevetto non è solo un numero, ma un’opportunità di crescita, occupazione qualificata ed export.

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