Superstizione in Umbria, tra fede e scaramanzia digitale

Sette milioni l’anno in consulti, tredicesima in Italia

L’Umbria si conferma terra di equilibrio tra fede e superstizione, con una spesa annua stimata in 7 milioni di euro per consulti esoterici e circa 180 veggenti attivi. Lo rivela l’Indice di Superstizione Regionale (ISR) di Casinos.com, elaborato in occasione del venerdì 17 ottobre, che assegna alla regione un punteggio di 51,75 su 100, collocandola al tredicesimo posto nazionale.

Secondo il Report Antiplagio 2025, la regione conta oltre 14.000 clienti abituali dei consulti spirituali. Le ricerche online riflettono un interesse costante: il termine “oroscopo” raggiunge 90/100, tra i più alti d’Italia, seguito da “malocchio” (75/100). Più moderata la curiosità verso “portafortuna” (56/100) e “venerdì 17” (55/100).

Per Casinos.com, l’Umbria esprime una superstizione intima e spirituale, radicata nella cultura e nel legame religioso del territorio. Tra le regioni più superstiziose spiccano Campania (81,9/100), Lazio (71,2/100) e Lombardia (68,8/100). In coda Trentino-Alto Adige (24,9) e Valle d’Aosta (34,6), dove prevale un atteggiamento pragmatico.

L’indice mostra un’Italia divisa tra Nord razionale e Sud istintivo, ma unita da piccoli rituali quotidiani che resistono all’era digitale.
La metodologia combina dati di Google Trends e del Report Antiplagio 2025, pesando numero di operatori, spesa annua e frequenza di ricerca di parole chiave legate alla superstizione.

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