Umbria sesta regione più sicura d’Italia dicono cittadini, rapporto Mediacom

Umbria sesta regione più sicura d’Italia dicono cittadini, rapporto Mediacom

Umbria sesta regione più sicura d’Italia, dicono i cittadini

di Giuseppe Castellini
Appare sostanzialmente rientrato, nella percezione degli umbri, l’allarme criminalità che aveva caratterizzato la regione negli anni scorsi. Anzi, ora i cittadini umbri percepiscono la loro regione come la sesta più sicura d’Italia.

Emerge dall’indagine dell’Istat nell’ultima Rilevazione annuale, diffusa recentissimamente e che prende in considerazione tutte le regioni italiane, sulla percentuale di cittadini che percepiscono la presenza della criminalità nella zona in cui vivono. Dati, quelli dell’Istat, che sono stati sistematizzati da Mediacom043, permettendo alla realtà di analisi e ricerche socio-economiche diretta da Giuseppe Castellini di elaborare un Rapporto che viene qui presentato in pillole e che riguarda l’intero decennio che va dal 2007 al 2017.

Si tratta appunto di percezione, e non di dati reali. Ma la vera novità che emerge dal Rapporto Mediacom 043 è che, dopo i picchi registrati nel 2013 e 2014 che avevano portato la regione ad andare ben sopra alla media nazionale e a quella del Centro, la percezione dei cittadini umbri sulla presenza di criminalità nella zona in cui vivono è via via scesa fino ad arrivare nel 2017 – ultimo anno per cui l’Istat ha monitorato la situazione – al sesto miglior risultato tra le regioni italiane, allineandosi alla situazione reale che emerge dai dati sul numero dei reati commessi annualmente nella regione, che complessivamente sono proporzionalmente inferiori alla media nazionale.

Nel 2017, infatti, a percepire la presenza di criminalità è l’8,4% dei cittadini umbri, rispetto a 12,3% della media nazionale e al 13,1% della media del Centro.

I dati

 Il 2007, l’Umbria impaurita ma meno della media nazionale e di quella del Centro

L’anno di partenza del Rapporto Mediacom043, il 2007, come si può notare nella Tabella allegatavede l’Umbria posizionata al 7° posto tra le 18 regioni italiane considerate (per il Trentino sono considerate separatamente le Province autonome di Trento e Bolzano, mentre il Molise e la Basilicata non erano monitorate dall’Istat per la rappresentatività troppo scarsa del campione) per percezione di cittadini che percepiscono la presenza della criminalità nella zona in cui vivono. La percentuale di residenti che hanno la percezione della presenza di criminalità nel 2017 era il 16% nella media nazionale, il 17,1% nel Centro, il 14,2% in Umbria. Le regioni con il livello di percezione più elevato erano Campania (31,1%), Lazio (22,8%) e Piemonte (19,8%), mentre i dati più bassi erano appannaggio di Trentino Alto Adige (Provincia di Bolzano 4,3% e Provincia di Trento 5,4%) e Abruzzo (6,1%).

Anni 2008-2011, la paura rientra e nel 2011 l’Umbria è da Oscar in Italia

Percezione della criminalità in discesa in Umbriadal 2008 al 2011, quando arriva al 4,6% (ossia, percepiva la presenza della criminalità nella zona in cui vive il 4,4% degli umbri), ampliando di molto il differenziale positivo con la media nazionale e con quella del Centro. Nel 2011 l’Umbria è da Oscar, ossia la regione italiana con la minore percezione della criminalità. Il dato medio nazionale è 14,2%, quello del Centro 15,8%, mentre l’Umbria come visto si attesta al 4,6%. Nel dettaglio, nel 2012 il dato umbro era il 9,6%, nel 2012 e 2013 l’8,8%.

Anni 2012-2014, la grande paura. Nel 2013 Umbria percepita dai suoi cittadini come la più insicura d’Italia

In questo triennio la percezione della criminalità da parte degli umbri subisce un’impennata, che ribaltano la situazione degli anni 2008-2011 e la portano al di sopra della media nazionale e di quella del Centro. Dopo essere quasi triplicata dal 2011 al 2012, passando dal 4,6% all’11,3% (ma ancora sotto i dati della media italiana, 14,8%, e di quella del Centro, 15,3%), la situazione umbra tocca il risultato peggiore nel 2013 (il 26% dei cittadini percepisce la presenza della criminalità nella zona in cui vive) e il dato appare altissimo, benché in arretramento, anche nel 2014 (20,2%). Da notare che nel 2013 il dato umbro (26%) è il peggiore d’Italia, superando anche il 23,7% della Campania, mentre la media nazionale si attesta al 14,8% e quella del Centro al 15,2%.

Nel 2014, con il calo dal 26% al 20,2%, la posizione in graduatoria dell’Umbria migliora, passando dall’ultimo a 10° posto, ma resta superiore alla media nazionale (17,6%, in peggioramento rispetto al 2013), sebbene di poco, anche a quella del Centro (19,6%, in peggioramento rispetto al 2013).

Anni 2014-2017, la forte rimonta della percezione della tranquillità. Nel 2017 Italia molto più sicura e Umbria a un ottimo sesto posto

L’anno di svolta per l’Umbria è il 2015, quando il dato umbro sulla percezione della criminalità nella zona in cui si vive scende dal 20,2% al 17,4% e torna sotto sia alla media nazionale (19%, all’inverso dell’Umbria in peggioramento rispetto al 2014), sia a quella del Centro (19,6%, sostanzialmente in linea con il 2014).

Poi l’Umbria continua a migliorare nel 2016 calando di 2,5punti percentuali rispetto al 2015 (da 17,4% a 14,9%), ma con un divario positivo rispetto alla media nazionale che quasi si annulla perché quest’ultima mostra un calo ancora più forte (da 19% a 14,5%) di quello della regione.

Infine, come detto la percezione della criminalità in Umbria crolla all’8,4%, sesto miglior risultato d’Italia che fa della regione il luogo percepito come sostanzialmente sicuro, surclassando sia il dato della media nazionale, anch’esso comunque in calo dal 14,5% al 12,3%, sia quello del Centro, che pure scende dal 17% al 13,1%.

Breve analisi

“La percezione della presenza di criminalità nella zona in cui si vive – afferma il direttore di Mediacom043, Giuseppe Castellini – è determinata da vari fattori (la sensazione di presenza di forze dell’ordine, la capacità comunicativa dei vertici istituzionali, il quadro che forniscono i media, la tipologia dei reati e così via) che possono alterare in modo sostanziale la situazione reale. Ad esempio, è noto che da non pochi anni il numero dei reati complessivi denunciati è in calo in Italia e anche in Umbria, ma nel contempo si era registrato un aumento dei cosiddetti ‘reati ad alto impatto sociale’ – come furti in abitazione, borseggi e così via – che, pur essendo meno gravi di altri reati (omicidi, rapina a mano armata) – creano una maggiore apprensione sociale. Ad esempio, la notizia di una serie di furti in abitazione preoccupa i cittadini di una zona più di rapine in banca avvenute nella stessa zona. Negli ultimi anni, in Umbria, una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul campo, una maggiore capacità comunicativa dei loro vertici (dando anche ai cittadini l’immagine di una più alta sinergia tra loro, fino ad apparire un fronte compatto per la sicurezza), una maggiore attenzione nel contrasto anche ai reati ad alto impatto sociale, una più alta sensibilità delle Istituzioni nel fare della sicurezza una priorità facendo percepire ai cittadini tale attenzione, hanno ribaltato il grande allarme percepito nella regione negli anni 2013-2014”.

“Si aggiunga – continua Castellini – pure un’informazione più consapevole da parte dei media, derivata anche dalla maggiore capacità di interlocuzione con essi da parte dei vertici delle forze dell’ordine e delle Istituzioni inmateria di sicurezza. Più trasparenza, più informazione generano un clima in cui i problemi vengono trattati per quelli che sono, senza sottovalutazioni ma anche senza allarmismi a ogni stormir di fronda. Un clima trasparente e intelligente – conclude Castellini – molto più proficuo, anche nei confronti della percezione dei cittadini sul tema sicurezza, di proclami continui, sbattimenti di petto, grida manzoniane. In fondo in Umbria, per far migliorare la percezione dei cittadini sul fronte sicurezza, è bastato l’arrivo di personale più qualificato delle forze dell’ordine, una maggiore trasparenza e capacità comunicativa delle Istituzioni e un miglioramento della qualità dell’informazione su questi punti. Oltre ovviamente alla sostanza concreta, ossia una più incisiva azione di contrasto senza la quale gli elementi precedenti sono vani. Non ci voleva molto, l’Umbria non era – e non è mai stata – tra le peggiori d’Italia in tema di sicurezza. Ma fino a qualche anno fa sembrava impossibile che il verso cambiasse nella percezione. Invece è avvenuto, ora manteniamolo in questa direzione”.



 

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