Finto maresciallo chiedeva soldi, ma la vittima ad Arrone chiama il 112
La chiamata è arrivata nella tarda mattinata di venerdì, quando il telefono fisso di una villetta alla periferia di Arrone ha squillato con insistenza. Dall’altro capo, una voce maschile dal tono fermo e autorevole si è qualificata come un appartenente alle forze dell’ordine. Al microtelefono, una pensionata di 72 anni ha ascoltato la solita, tragica litania: suo figlio era stato trattenuto in caserma a Terni dopo un grave incidente stradale, e per evitargli il carcere servivano immediatamente contanti, oro e gioielli.
L’inganno al telefono: la richiesta di soldi per “scagionare” il figlio
L’importo richiesto dal falso maresciallo era di diverse migliaia di euro, una somma da consegnare a un “collega” che sarebbe passato a ritirarla direttamente a casa.
Lo scatto di reazione della vittima e la trappola dei militari
La settantaduenne, però, non è caduta nella rete. Pur con il cuore in gola, ha avuto la prontezza di non lasciarsi prendere dal panico. Ha finto di assecondare le richieste, ha messo sul tavolo qualche oggetto e ha concordato l’appuntamento, ma non appena ha riattaccato ha composto il numero unico di emergenza 112. La Centrale Operativa del N.O.R.M. della Compagnia di Terni ha captato immediatamente la gravità e la concretezza della minaccia. In pochi minuti è scattato un piano: una pattuglia in borghese si è appostata nelle vicinanze dell’abitazione, mentre un’altra si è posizionata allo sbocco della valle, pronta a tagliare ogni via di fuga verso la superstrada.
Il blitz: il plico vuoto e la fuga finita nel nulla
L’attesa è durata meno di un’ora. Poco dopo le 13, una utilitaria con due persone a bordo ha imboccato la strada sterrata che conduceva alla casa. Un uomo è sceso, ha varcato il cancello e ha preteso la consegna del pacco. La pensionata, mantenendo una calma sorprendente, gli ha allungato un sacchetto di plastica ben sigillato, in realtà riempito con carta straccia. È stato il segnale convenuto. I carabinieri sono sbucati dagli ulivi e hanno circondato l’emissario. Il complice, alla guida dell’auto, ha tentato una rapida retromarcia per seminare il posto, ma si è trovato la strada sbarrata da un fuoristrada dell’Arma. La manovra è stata fulminea e ha evitato qualsiasi tentativo di speronamento. I due, entrambi originari del Casertano, di 40 e 32 anni, non hanno avuto scampo.
Le conseguenze legali e l’allarme sicurezza
Portati in caserma a Terni, per loro sono scattate le manette per tentata truffa aggravata in concorso. La macchina giudiziaria ha lavorato spedita: nella mattinata di sabato, il giudice ha convalidato l’arresto e ha disposto per entrambi l’obbligo di dimora nel comune di residenza in provincia di Caserta. Gli investigatori della Sezione Radiomobile, coordinati dalla Procura di Terni, stanno ora analizzando i cellulari sequestrati e le celle telefoniche agganciate negli ultimi giorni. L’obiettivo è verificare se la coppia possa essere collegata ad altre truffe consumate o tentate nelle province umbre e laziali. Nel frattempo, la Questura ha già avviato l’iter per notificare loro il foglio di via obbligatorio dal comune di Terni, impedendovi il ritorno.

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