Suicidio nel carcere femmininile di Capanne, l’allarme del garante Caforio

Carceri umbre, garante, appello urgente servono atti concreti subito

Caforio chiede inoltre misure straordinarie che possano alleggerire la pressione sugli istituti umbri

Una detenuta italiana si è tolta la vita questa mattina, domenica 21 settembre, nella sezione femminile del carcere di Capanne. A darne notizia è il garante regionale per le persone sottoposte a misure di limitazione della libertà personale, Giuseppe Caforio, che parla di “profondo dolore e sconforto” di fronte a un episodio che definisce “gravissimo”.

“È un fatto – sottolinea Caforio – che colpisce in un momento in cui gli sforzi per migliorare le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri umbre si stanno moltiplicando, anche se i risultati tardano ad arrivare”.

Il garante richiama l’attenzione sulla situazione strutturale degli istituti di pena della regione: “Mentre si attende ancora l’effettiva attivazione del provveditorato Umbria-Marche, che dovrebbe assicurare maggiore vicinanza e attenzione ai bisogni delle nostre carceri, la realtà resta estremamente grave”.

Non solo il suicidio di oggi. Nelle ultime settimane, spiega Caforio, “si sono moltiplicati gli episodi di autolesionismo e le aggressioni alla polizia penitenziaria, a testimonianza di una fase davvero difficile”.

L’appello è a non rinviare ulteriormente interventi concreti: “Mi auguro – aggiunge – che dopo tanta attesa si possa finalmente avere una svolta che dia sostanza ai diritti fondamentali, troppo spesso violati dietro le sbarre. Mi riferisco in particolare al diritto di vivere la detenzione in condizioni di umanità ragionevole”.

Caforio chiede inoltre misure straordinarie che possano alleggerire la pressione sugli istituti umbri: “Serve un cambio di passo – conclude – anche attraverso provvedimenti capaci di ridurre il sovraffollamento e di restituire dignità alla vita carceraria”.

“Siamo profondamente addolorati e scossi da quanto accaduto. Ogni volta che una vita si spegne dietro le mura di un istituto penitenziario sentiamo il peso di una sconfitta collettiva. Non possiamo nemmeno immaginare quanto grande fosse il dolore che ha portato questa giovane donna a togliersi la vita, e siamo sconvolti di fronte a questa tragedia che lascia senza parole”. Questo è quanto sottolineato dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e dall’assessore al Welfare, Fabio Barcaioli, dopo la notizia della morte di una detenuta di 30 anni nella Casa Circondariale di Perugia, avvenuta nella mattinata di oggi.
E ancora: “La vicenda ricorda in maniera feroce quanto il tema delle carceri non possa più essere rinviato né trattato come un argomento secondario. Dietro le sbarre ci sono persone che vivono fragilità profonde, spesso aggravate dall’isolamento e dalla mancanza di strumenti di sostegno adeguati. – continuano Proietti e Barcaioli – La notizia del Ministero della Giustizia che rende operativo il nuovo Provveditorato per Umbria e Marche con sede a Perugia è un passaggio che attendevamo da tempo e che può segnare una svolta nella gestione del sistema penitenziario, bisogna però nominare al più presto il provveditore per far si’ che l’ufficio sia nelle condizioni di operare.
Occuparsi delle carceri umbre è una questione morale oltre che giuridica, che riguarda la dignità delle persone. È urgente affrontare il sovraffollamento, rafforzare il personale, garantire percorsi formativi e porre un’attenzione reale alla salute mentale. Non può essere solo sorvegliare e punire, serve garantire percorsi di reinserimento, supporto psicologico e sostegno alla salute mentale di ogni detenuta e di ogni detenuto. Servono strumenti efficaci per tutelare chi è più fragile, prevenire il dolore che può portare a tragedie come quella di questa giovane donna e offrire opportunità reali di recupero”.
“Ci impegneremo con determinazione per migliorare le condizioni della comunità carceraria, portando con forza all’attenzione nazionale le richieste dei detenuti e dei lavoratori che ogni giorno operano in contesti difficili – concludono la Presidente e l’Assessore – Oggi quelle condizioni non sono garantite e questo è un limite che non può più essere ignorato”.

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