Studenti insultati dagli autisti autobus, ogni giorno andare a scuola è come fare la guerra

Studenti insultati dagli autisti autobus, ogni giorno andare a scuola è come fare una guerra

Studenti insultati dagli autisti autobus, ogni giorno andare a scuola è come fare la guerra

Studenti insultati dagli autisti, da coloro che dovrebbero prenderli a carico! Questo e molto altro. E’ la disavventura che capita, ormai spesso, a degli studenti minorenni, residenti a Città di Castello, che frequentano un istituto superiore ad Arezzo. A raccontare tutto a Umbria Journal è un genitore che a nome di tanti altri, circa 10 studenti, fa presente che la problematica principale per questi ragazzi “non è tanto studiare, ma riuscire andare a scuola e poi tornare a casa”. Sono tutti minorenni, dai 14 ai 16 anni, poco più che bambini.

“Ecco cosa accade quando un ragazzo decide di andare a scuola ad Arezzo, ma abita a Città di Castello” – scrive il genitore facendo l’elenco di tutti i disservizi, a cominciare dal biglietto, fino ad arrivare alle male parole di alcuni autisti.

“Per qualcuno andare a scuola – spiega – è un momento di crescita importante e bello, per altri, invece, è un vero e proprio incubo. A causa dei trasporti. E’ ormai da un anno che combattiamo per questa cosa, ma nessuno ci ha mai ascoltato. Città di Castello è stata completamente isolata, se in passato era un luogo che faceva da fulcro ad altre regioni, adesso ci hanno completamente isolati. Non abbiamo un treno, non abbiamo un pullman. Perché qui non abbiamo i mezzi?” – si chiede il genitore?

  • Partiamo dai biglietti

I biglietti di viaggio non si trovano a Città di Castello, cioè non c’è nessuno che li vende. Si possono acquistare solo a San Giustino, Lama o Sansepolcro. “Nel comune tifernate è quasi impossibile reperirli – spiega un genitore -. Già è un disagio poter comperare il titolo di viaggio, figuriamoci il resto. Non è possibile acquistare un abbonamento perché manca il servizio. Il biglietto, inoltre, per una ragione oscura non può essere obliterato nel pullman, ma l’utente deve scrivere con la propria penna il suo ingresso nel biglietto, una volta salito a bordo”.

L’anno scorso, sotto lockdown, quando non si poteva viaggiare tra comuni è incredibile quello che è accaduto. “Io ho trovato delle persone – spiega il genitore –  che mi andavano a prendere i biglietti e si ci vedeva ai confini”.
E’ assurdo quello che vivono questi ragazzi ogni giorno.

  • Alta Valle del Tevere è isolata

Non c’è un mezzo che li accompagna ad Arezzo. Perché? “Per arrivare a destinazione, ovvero o casa o a scuola, i figli devono scendere a Le Ville, frazione del comune di Monterchi, e aspettare la coincidenza: il più delle volte il bus che arriva è pieno e quindi il viaggio è in piedi. Alla faccia del distanziamento e delle regole anti contagio Covid, oltre al rispetto della sicurezza stradale. A volte il pullman non passa e un gruppo di pendolari minorenni rimane a piedi e noi genitori dobbiamo armarci di santa pazienza, liberarci, chiedere ore di permessi per andare a prendere i figli”.

  • Figli trattati male

“Senza contare che spesso i nostri figli sono trattati a male parole da alcuni autisti che dovrebbero prendersi a carico questi minorenni: i quali  hanno una sola colpa, quella di aver scelto la scuola che può formarli per raggiungere i loro sogni”. Nel raccontare questo il genitore ha anche detto che la figlia ha registrato dei video dell’episodio accaduto.

“Purtroppo – conclude – viviamo in una città vicino a tutti e lontani da tutto. La vera ricchezza di un Paese non sta nelle macchine che uno possiede, ma dai mezzi di comunicazione che ha e noi non li abbiamo”.

1 Commento

  1. Prendersi a carico i vostri figli maleducati, perennemente al cellulare, che non fanno cenno per salire e devi sapere te dove devono scendere, né buongiorno né buonasera, musichine e tik tok fissi, oltre a chissà quanti non pagano, e dovremmo prendercene anche carico? Ma levatevi di torno, vai… Portateveli voi coi vostri bei SUV con cui intasate le strade perché scendano davanti al banco in classe, no?

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