Scippi ai semafori…

da Giampiero Tamburi (“Club Pallotta Perugia”)
VENGONO DEFINITI…atti di “microcriminalità”, come per dire che hanno poca importanza per chi li riceve come per chi li mette in atto.

Ma nella criminalità non esiste ne micro ne macro perché da qualsiasi atto offensivo commesso da un individuo contro altri, può scaturire, in ogni occasione, anche il peggio.

Ma forse esiste qualcosa di più preoccupante che riguarda un po tutti noi: alla fine ci stiamo abituando a questo stato di cose e l’accettiamo come qualcosa di inesorabile, un prezzo da pagare nella nostra società per andare avanti.
Abbiamo, cioè, abbassato la guardia e quasi non facciamo più attenzione a questa aberrazione del vivere quotidiano. Cerchiamo di coprire con l’indifferenza o con il minimizzare quello che non sappiamo arginare, quando invece dovremmo opporci con tutte le nostre forze e chiedere, a chi ha il dovere di farlo, di interporre tra noi cittadini e questi atti criminali, gli strumenti idonei per poterli ostacolare e combattere perché l’avere una relativa sicurezza nelle nostre case e nella nostra città è un diritto inalienabile di tutti.

Questo è tanto vero che nei quotidiani leggiamo che molto probabilmente si tratta di una sola persona o, quantomeno, di una “mini banda” che ha scelto questi luoghi, nei confronti di altri, per commettere questi furtarelli insignificanti!
Ma non viene il dubbio che, purtroppo, non si tratti solo di questo e che invece la posizione sia studiata in funzione dell’utilizzo di nuove zone perché quelle più note sono martellate (a ragion veduta) dalle Forze dell’Ordine?

Non considerando il Parco Vallone Sant’Anna, luogo principe deputato allo spaccio da sempre e mai interrotto (guarda caso vicino ai luoghi scelti per gli scippi), noi del Comitato Pallotta Perugia abbiamo notato che c’è una ripresa di traffico per lo smercio di stupefacenti che si sta verificando dove sembrava che non potesse più esserci: zona vicino all’ex bar Parigi (una volta rinomato mercato praticato da pusher e tossicodipendenti), nel piccolo parco situato sotto la Chiesa parrocchiale di San Ferdinando, utilizzato per un rapido incontro con altrettanta gente dall’aspetto poco rassicurante, oppure chi va a frugare nelle siepi del perimetro del Piazzale Giotto, ne trae fuori qualcosa mettendola in tasca allontanandosi frettolosamente.

La domanda giusta non è perché succedono questi fatti ma: perché questi stati di recrudescenza criminale accadono in questa zona. Semplice la domanda altrettanto semplice la risposta: perché questa zona era conosciuta in precedenza e, se vengono cacciati via da posti bel più frequentati dei nostri, tornano sempre all’origine. Il lavoro a tappeto che viene fatto in certe zone, se non viene eseguito contemporaneamente in tutta l’urbanità, produrrà sempre questo effetto.

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