Ristoratori da Umbria e Lazio bloccano la E45, ma vengono identificati dalla Digos 🔴 video

 
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Ristoratori da Umbria e Lazio bloccano la E45, ma vengono identificati dalla Digos 🔴 video

del Direttore, Marcello Migliosi
Bloccata per alcuni minuti la superstrada E45, all’altezza di Collestrada proprio di fronte all’area di servizio in direzione Cesena una quarantina di ristoratori umbri, alcuni anche provenienti da Roma, hanno effettuato un blitz che ha, immediatamente, richiamato sul posto le Forze delll’ordine. Davanti all’Handmade sono arrivati: Digos, Carabinieri, Polstrada (Castiglione del Lago e Foligno), Polizia locale e Provinciale di Perugia. «C’era pure l’Anas – dice uno dei manifestanti -, lì per lì avevano, forse, creduto ci fosse stato un incidente»,

«Ci hanno tolto il lavoro – dice Giorgio, ristoratore di Roma – di cosa vogliamo parlare? Io ho perso una azienda, ora dovrò svenderla perché non posso più ripartire.». Giorgio, nella Capitale, aveva 9 dipendenti che, causa, questo “tira e molla” del Governo per inseguire soluzioni – improbabili – al dilagare del SarsCvo-2, è stato costretto a licenziare.

«Otto anni di lavoro buttati al secchio – dice ancora – 350 mila euro di debiti accumulati, pago 10 mila euro di affitto al mese e di “ristori” ne ho ricevuti appena 15 mila in tutto, ma che “ce fai?”».

Il problema è ancora più grave, perché, Giorgio, per tirare avanti e pagare pagare e pagare, di euro ne ha dovuti chiedere   25 mila in prestito (supponiamo in banca ndr). «Sì ho dovuto chiedere un prestito – aggiunge – e so’ finiti pure quelli e ora glieli devo restituire». Alla domanda se ha lo spazio all’aperto ci dice che “l’autorizzazione è arrivata la settimana scorsa ma non aprirà per solidarietà con coloro che non hanno la possibilità di servire pranzi o cene all’aperto.

Davvero assurdo, impensabile, che ci sia qualcuno che abbia ideato la “riapertura” dei ristoranti solo fuori – magari ispirati da chissà chi per via che all’aperto il virus è meno contagioso – ipotizzando che potesse essere la panacea di tutti i mali. No, ma come si fa eh, come si fa a “tagliare” in due una categoria tra coloro che hanno o no lo spazio fuori. E come si fa ad avere questa “genialata”. Vai a mangiare fuori con un freddo bestiale (in Umbria la sera abbiamo 6 7 gradi) e per di più devi ingozzarti velocemente in quanto alle 22 chi cena dovrà essere fuori dallo spazio ristorante all’aperto perché c’è il coprifuoco.

Allora siccome pensiamo anche che “acca’ niscuno è fesso”, o ci hanno preso per degli imbecilli oppure – e lo sottoscriviamo, chi prende decisioni non è lucido o l’ha fatto per dare il contentino (leggasi presa in giro ndr) per una categoria che è stata martoriata per un anno intero. 

Giorgio ha anche un rigurgito no vax: “Io non voglio far da cavia a nessuno”, dice e critica il “consenso informato” che si deve firmare al momento della vaccinazione dove, di fatto, si manleva dalle responsabilità la catena di comando che ha deciso per la somministrazione del siero anti covid di massa.

«Non ho opportunità di lavoro – dice ancora -, non ho sovvenzioni a fondo perduto, non mi riconoscono un reddito di emergenza in quanto titolare di una azienda e non mi riconoscono gli assegni familiari in quanto hanno preso in considerazione il reddito del 2019 (mica c’era il virus eh ndr)»

E’ gente stanca, sono lavoratori, titolari di imprese, sono persone, interi gruppi familiari cui non resta altro che piangere o organizzarsi in manifestazioni forti per richiamare chi legifera senza avere più il polso di una popolazione arrivata allo stremo causa le misure anticovid imposte dal governo.

«Ho lavorato anche col catetere – dice un altro ristoratore (Gianluca) di Roma – per riuscire a mandare avanti la mia famiglia. E ora mi trovo qui che mi chiedono i documenti e mi dicono che non è giusto quello che faccio e allora ditemi quello che devo fa’. Abbiamo provato tutto – aggiunge -, siamo stati anche al Circo Massimo…tutto abbiamo provato non ci si è “inculato di pezza” nessuno. Lavorano con me 8 persone, ma che “cazzo apro a fare”. Mi hanno tolto anche i tavoli fuori perché passaggio, da me, era troppo stretto perché ci sarebbe potuto “infettare”…abbiamo speso soldi per comprare la macchina con l’ozono liquido…insomma abbiamo fatto tutto ciò che ci hanno chiesto di fare e poi….vado in autostrada, scendo e tutti che pranzano e cenano, prendono il caffè al bancone…ma che cazzo di sistema è questo…29 anni di lavoro buttati via».

  • Poi Gianluca si commuove perché sua figlia gli ha detto: “Papà se vuoi i soldi te li presto io” e se ne va con li occhi lucidi.

Digos, Carabinieri, Polizia Provinciale, Polstrada di Foligno e di Castiglione del Lago, Polizia Locale di Perugia hanno di fatto interrotto la manifestazione che si è conclusa con una richiesta dei documenti e identificazione dei promotori dell’iniziativa all’altezza del rifornimento di Collestrada.

 

Blocco E45, Virgilio La Penna: “Riaperture per tutti e non solo per chi ha spazio fuori”

“Da un anno ci stiamo battendo per le riaperture e chiediamo di tornare a lavorare in massima sicurezza, rispettando tutte le normative inerenti al covid-19”. Lo dice Virgilio La Penna di TNI Italia a margine della manifestazione di lunedì 19 aprile che ha visto lo blocco della e45 all’altezza di Collestrada.

Manifestano perché hanno bisogno di lavorare: “Abbiamo deciso di fare un blocco sulla E45 – spiega La Penna, come sta accadendo in varie parti d’Italia per manifestare e dire al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, che le nuove aperture fatte per il 26 aprile per noi sono più un danno che un guadagno, perché sono delle restrizioni peggiori di quelle dello scorso anno. Non si può aprire dopo il 26 ed andare a cena all’aperto. In Umbria ancora la sera ci sono 10 gradi e impensabile poter mangiare fuori”.

Non è giusto dividere la categoria: “Lo Stato sta facendo divisioni di categorie, chi ha lo spazio fuori può aprire e chi non ce l’ha non apre. Non è corretto. Chiediamo – ha concluso il responsabile di TNI -l’apertura per tutti i locali sia per chi ha lo spazio fuori, sia per chi ha lo spazio esterno, rispettando le distanze di sicurezza, in modo da poter lavorare e garantire una sicurezza a noi, ai nostri dipendenti e ai clienti che arrivano”.




 

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