Parenti delle vittime attendono l’appello bis a Perugia con timore
Sono nove le famiglie che ancora attendono giustizia per la strage di Rigopiano, dove una valanga travolse un resort in provincia di Pescara il 18 gennaio 2017, causando la morte di 29 persone. Dopo l’annullamento di alcune assoluzioni da parte della Corte di Cassazione, si attende la fissazione dell’appello bis a Perugia. Tuttavia, cresce la preoccupazione per i tempi della giustizia e il possibile avvicinarsi della prescrizione. Lo scrive oggi il Messaggero dell’Umbria,
Tra le vittime figura Alessandro Riccetti, giovane receptionist originario di Terni, rimasto intrappolato con colleghi e ospiti dell’hotel. Il legale umbro Giovanni Ranalli segue la vicenda giudiziaria sin dalle prime fasi e rappresenta la famiglia Riccetti. Ranalli ha evidenziato come la Cassazione abbia riconosciuto elementi centrali già sostenuti dalla procura e dalle parti civili: la mancata classificazione del sito come zona a rischio valanghe e l’assenza di interventi per rendere accessibile la strada provinciale che conduceva all’hotel.
Secondo Ranalli, se le autorità competenti avessero provveduto alla messa in sicurezza e all’identificazione preventiva dell’area come pericolosa, l’evacuazione dell’albergo sarebbe stata possibile e la tragedia evitabile. Ha parlato di una mancanza di misure preventive adeguate che avrebbe avuto conseguenze dirette sulla sicurezza collettiva.
I familiari delle vittime condividono lo stesso timore: che il nuovo processo possa subire un rallentamento tale da rendere inutile l’esito dell’appello, per via della prescrizione del reato di omicidio colposo, il cui termine risulta ridotto rispetto ad altri reati.
La madre di Alessandro, Antonella, ha ribadito che i familiari non cercano vendetta, ma soltanto il completamento di un iter giudiziario che riconosca le responsabilità.
I familiari chiedono con insistenza che venga fissata la data dell’udienza a Perugia. Temono che ritardi procedurali e lentezze della giustizia possano vanificare l’intero processo. Ranalli ha sottolineato l’urgenza di proseguire con il processo.
La richiesta è chiara: evitare che l’intervento della Cassazione resti lettera morta, assicurare una valutazione approfondita dei fatti e arrivare a una decisione giudiziaria fondata, prima che i termini di legge annullino tutto. Per i parenti delle vittime, solo così sarà possibile onorare la memoria di chi è morto a Rigopiano, in attesa di aiuto e senza possibilità di salvezza.

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