Relazione Dia, cambia il business del crimine, presenze insidiose sul territorio

Le indagini hanno messo in luce gli interessi delle cosche calabresi in Umbria

 
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Relazione Dia, cambia il business del crimine, presenze minacciose

Relazione Dia, cambia il business del crimine, presenze insidiose sul territorio

Nella regione non emerge un radicamento di forme di criminalità gerarchicamente strutturate o che agiscono con le tipiche modalità mafiose, seppure già da tempo si siano registrate presenze insidiose sul territorio. L’operatività della criminalità calabrese, in particolare, ha trovato ampia conferma anche nel semestre all’esame. L’assenza di una criminalità locale compatta, accompagnata dalla posizione centrale della regione nel territorio nazionale e da una situazione economica favorevole, costituiscono un habitat favorevole per le infiltrazioni criminali ai fini di riciclaggio e di reinvestimento di capitali illeciti.

Il comparto edile appare molto esposto al pericolo di infiltrazioni da parte di soggetti legati a sodalizi campani e calabresi, attraverso il controllo delle imprese impegnate nelle fasi di ricostruzione dei numerosi centri abitati danneggiati dal sisma. In tal senso, si è espresso anche il Presidente della Corte di Appello di Perugia nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 20201668.

Un altro aspetto di rilevo è correlato al fatto che, nella regione, insistono 4 Istituti penitenziari, due dei quali (Spoleto e Terni), ospitano da tempo sia detenuti sottoposti al regime speciale ex art. 41 bis 2° comma O.P.1669, sia detenuti ubicati in sezioni “Alta Sicurezza 3”. Ne consegue un insediamento fisiologico, nelle aree limitrofe agli istituti di pena, di numerosi nuclei familiari dei detenuti, che si avvicinano ai congiunti per evitare il c.d. “pendolarismo” per ragioni di colloquio.

Proiezioni della ‘ndrangheta hanno dimostrato di essere coinvolte nel traffico di sostanze stupefacenti anche in Umbria, mantenendo stretto il legame con le cosche di origine, ma senza disdegnare accordi con la criminalità albanese e romena. Contestualmente, permane la capacità di questa matrice criminale di infiltrarsi nel tessuto economico-imprenditoriale locale, attuando i tradizionali metodi estorsivi attraverso l’intimidazione e l’assog- gettamento delle vittime.

  • Soprattutto nella provincia di Perugia è stata rilevata, nel tempo, la presenza di soggetti collegati alle ‘ndrine calabresi GIGLIO, FARAO-MARINCOLA1671, MAESANO-PANGALLO-FAVASULI e SCUMACI.

L’operatività di tali compagini è stata confermata anche nel semestre in esame, in relazione al traffico di stupe- facenti ed alle estorsioni, nonché in ordine ad attività di riciclaggio, come descritto nel paragrafo dedicato alla provincia di Perugia.

Alcune operazioni degli anni scorsi hanno inoltre dimostrato la presenza di sodalizi criminali legati sia al cartello casertano dei CASALESI che ai clan napoletani FABBROCINO e TERRACCIANO.

Si rammenta, inoltre, l’indagine “’Ndrangames”, del 2017, che ha permesso di rilevare gli interessi economici del clan potentino MARTORANO-STEFANUTTI (con connessioni operative con la ‘ndrangheta del crotonese nel settore del gioco illegale), verso esercizi commerciali pubblici della provincia di Perugia, ove erano installate apparecchiature elettroniche per il gioco d’azzardo, poi sequestrate.

Nel merito, appaiono significativi dei progressivi investimenti fatti sul territorio dalle cosche, i dati pubblicati dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, da cui emerge che, agli inizi dell’anno 2020, sono in corso le procedure per la gestione di 75 immobili, tutti nella provincia di Perugia, mentre 43 sono già stati destinati. E’ in atto inoltre la procedura per la gestione di 4 aziende, mentre una è già stata destinata.

Il territorio umbro è oggetto anche di reati predatori, come furti in abitazione e nei centri commerciali, nonché rapine, molto spesso ad opera di soggetti criminali originari dell’est Europa, soprattutto albanesi e rumeni, ma anche di siciliani e nomadi che si spostano dal Lazio, per attuare forme di pendolarismo criminale.

L’Umbria, ed in particolare la città di Perugia, hanno inoltre nel tempo assunto una rilevanza significativa anche come mercato di spaccio di sostanze stupefacenti, nel cui ambito hanno assunto un rilievo sempre più marcato sodalizi di origine straniera.

I consumatori di droga sono prevalentemente giovani italiani, talvolta studenti, originari sia del territorio della regione che delle limitrofe province toscane.

Il Procuratore Generale, nel suo discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario 2020, con riferimento alla “cessione di stupefacenti”, ha testualmente rappresentato che: “non è più, ad esempio, mercato esclusivo o, comunque, prevalente, di minori nord africani (tunisini o marocchini) – presenti in Italia senza permesso di soggiorno, spesso entrati clandestinamente, in pari frequenza affidati dai genitori a parenti o ad amici di famiglia che vivono sul nostro territorio e di cui, in assenza di documentazione regolare, è di fatto impossibile l’accertamento del legame di parentela- ma anche di albanesi, di romeni, o di minori nati in paesi europei (Ucraini) o extraeuropei (Repubblica Dominicana), e residenti in Italia. Lo spaccio di sostanze stupefacenti è appannaggio principalmente di sodalizi criminali albanesi, nordafricani e nigeriani”. I gruppi criminali stranieri si occupano anche di altre attività delinquenziali, quali la tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione.

A tale riguardo vale la pena ricordare che, nel tempo, si è insediata in Umbria un’importante comunità albanese che, a fianco di una maggioranza operosa, annovera una componente crimi- nale dedita, oltre che al traffico di droga, anche allo sfruttamento della prostituzione.

Analogamente alle organizzazioni criminali albanesi, anche quelle nigeriane rivolgono i loro interessi verso    la tratta di esseri umani, lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico e lo spaccio di stupefacenti, mentre i soggetti provenienti dall’Africa settentrionale sono normalmente impiegati nello smercio di droga al dettaglio.

Ne costituiscono recente conferma le operazioni del luglio 2018, condotte dalla Polizia di Stato di Perugia, de- nominate “Pusher 3-Piazza Pulita” e “Nigerian Cultism”, che hanno condotto all’arresto di complessivi 33 cittadini nigeriani, ritenuti responsabili di vari reati, tra i quali lo spaccio di eroina e marijuana e lo sfruttamento sessuale attraverso le più svariate forme di prevaricazione ed assoggettamento (anche attraverso riti esoterici di tipo “voodoo” e “ju-ju”).

  • Provincia di Perugia

Nella provincia è stata, come accennato in premessa, rilevata nel tempo la presenza di soggetti contigui alle ‘ndrine calabresi GIGLIO, FARAO-MARINCOLA, MAESANO-PANGALLO-FAVASULI e SCUMACI.

Nel semestre in esame, di rilievo sono le operazioni “Infectio” e “Core business”, condotte dalla Polizia di Stato di Perugia, Reggio Calabria e Catanzaro, che nel mese di dicembre 2019 ha dato esecuzione a due distinte ordinanze di custodia cautelare nei confronti di complessive 27 persone: 23 affiliate alle ‘ndrine MANNOLO, ZOFFREO e TRAPASSO di San Leonardo di Cutro (KR) e 4 alla ‘ndrina COMISSO di Siderno (RC). Una testimo- nianza di come le cosche di ‘ndrangheta fossero riuscite a riorganizzarsi e a ricostituire gruppi per sostituire quelli scoperti con indagini precedenti.

Le indagini hanno messo in luce gli interessi delle cosche calabresi in Umbria, sia in relazione al traffico di stupe- facenti, alle estorsioni e al porto abusivo di armi (anche da guerra), che in ordine ai rapporti illeciti con professio- nisti e manager, alcuni dei quali ritenuti punti di riferimento delle organizzazioni criminali ai fini del riciclaggio. In particolare l’indagine “Infectio”, derivazione dell’operazione “Malapianta” del maggio 2019, ha evidenziato la presenza di soggetti legati alle cosche MANNOLO, ZOFFREO e TRAPASSO.

Questi, in territorio umbro, at- traverso stabili collegamenti con la casa madre avevano, d’intesa con trafficanti albanesi, organizzato un lucroso traffico di stupefacenti, interferito nell’esecuzione di lavori edili attraverso minacce ed attività estorsive, rendendosi responsabili di una serie di reati di natura contabile ed economico-finanziari che avevano come obiettivo frodi ai danni del sistema bancario.

Scendendo nel dettaglio delle frodi al sistema bancario, queste venivano realizzate attraverso la costituzione di società, talvolta intestate a prestanome o a soggetti inesistenti. Un business che ha visto il coinvolgimento anche di soggetti contigui alla ‘ndrangheta vibonese e che ha consentito al sodali- zio di realizzare cospicui guadagni in danno di istituti di credito ed operazioni di riciclaggio anche verso l’estero in particolare verso la Repubblica Slovacca.

Per quanto riguarda invece l’operazione “Core business”, che ha riguardato esponenti della cosca COMMISSO di Siderno, i sodali sono ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso con collegamenti, in particolare, con i referenti imprenditoriali in Umbria della famiglia CRUPI, legata ai COMMISSO. Contestualmente agli arresti è stato eseguito il sequestro preventivo di beni per circa 10 milioni di euro, consistenti in società, appartamenti e terreni localizzati in Umbria, Calabria, Lazio e Lombardia.

Un accenno va poi fatto – per l’importanza che assume in questo contesto – all’operazioni conclusa dalla Polizia di Stato il 25 febbraio 2020, denominata “Eyphemos”. In particolare la Polizia ha dato esecuzione, a Perugia ed in altre città italiane, ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria1684 nei confronti di 65 soggetti, organici ad una struttura associativa di ‘ndrangheta, che operava funzionalmente alle dipendenze del locale di ‘ndrangheta di Sinopoli (RC), a sua volta facente capo alla cosca ALVARO di Sant’Eufe- mia d’Aspromonte. I reati contestati vanno dall’associazione mafiosa, alla violazione della legge sulle armi, alla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, alle estorsioni ed allo scambio elettorale politico mafioso.

Tra gli arrestati figurano due stretti familiari del capo cosca ALVARO ed un altro soggetto che ambiva a ruoli di vertice all’interno della ‘ndrina LAURENDI (legata agli ALVARO). I tre avevano trasferito i propri interessi criminali  a Perugia e provincia, dove si erano inseriti in un subappalto per la realizzazione della rete in fibra ottica. Gli stessi assicuravano, inoltre, la circolazione di informazioni con capi ed affiliati, oltre ad occuparsi del pagamento delle armi di cui si riforniva la cosca.

Presenze di elementi collegati a Cosa nostra sono state testimoniate, in passato, da alcuni sequestri di appezzamenti di terreno riconducibili ad affiliati all’organizzazione, operati nella provincia di Perugia.

Le manifestazioni criminali più evidenti a Perugia sono comunque collegate al settore degli stupefacenti, gestite, prevalentemente, da gruppi di origine nigeriana, albanese e del Maghreb.
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I nigeriani curano innanzitutto l’arrivo a Perugia dell’eroina mentre gli albanesi si occupano della cocaina. Lo spaccio al dettaglio verrebbe gestito per lo più da maghrebini.

La comunità nigeriana, in aumento nel capoluogo umbro, se per una parte è ben integrata nel contesto sociale, dall’altra annovera componenti che si sono ritagliati spazi criminali nel settore della droga, con un forte ricorso ai c.d. “corrieri ovulatori”.

La città di Perugia costituisce, per i sodalizi criminali di origine nigeriana, una piazza importante per lo smercio di droga. A riprova di ciò l’operazione dell’11 luglio 2019 conclusa con l’esecuzione, da parte della Guardia di finanza, di un’OCC emessa dal GIP del Tribunale di Perugia nei confronti di 6 cittadini nigeriani e 2 tunisini, ritenuti responsabili di un vasto traffico di eroina e cocaina nella zona centrale del capoluogo umbro. Le indagini,  iniziate nel 2018, hanno permesso di arrestare, nella prima fase delle operazioni, 4 nigeriani in flagranza di reato e di sequestrare circa un chilogrammo di stupefacenti tra eroina e cocaina. La droga veniva importata, anche per ingenti quantitativi, da connazionali nigeriani (attraverso “corrieri ovulatori”) dimoranti a Napoli, Padova e Vicenza.

Nel gennaio 2020 la Polizia di Stato di Perugia ha, inoltre, dato l’esecuzione ad una OCC nei confronti di 3 nigeriani, dediti all’approvvigionamento di stupefacenti a Perugia per il successivo trasporto e spaccio a Caglia- ri. Il territorio umbro sarebbe utilizzato, quindi, anche come base per l’approvvigionamento di stupefacente da avviare verso altre regioni.

A testimoniare gli interessi dei gruppi nigeriani nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento e la riduzione in schiavitù, si richiama l’operazione Nigerian Cultism, eseguita dalla Polizia di Stato l’11 luglio 2019, che ha portato all’arresto di 8 cittadini nigeriani, responsabili del reclutamento e dello sfruttamento di diverse donne della stessa etnia. Quest’ultime, minacciate ed assoggettate, anche psicologicamente, attraverso le ormai note pratiche “voodoo”, erano costrette a corrispondere il provento delle attività di prostituzione quale rimborso delle spese sostenute per il viaggio dalla Libia all’Italia. Tra i membri dell’organizzazione vi era anche il capo (c.d. ibaka) della locale confraternita cultista “SUPREME EIYE CONFRATERNITY”.

Più di recente, è stato rilevato anche un inedito tentativo di inserirsi nelle piazze di spaccio perugine da parte di cittadini tanzaniani, come emerge dall’operazione “Domitia”1691 del 30 ottobre 2019, condotta a Perugia dai Ca- rabinieri unitamente al Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale e ad altri organismi di polizia internazionali. È stata così data esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Perugia nei confronti di 19 soggetti, in prevalenza di nazionalità tanzaniana e del Burundi, dediti al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

L’organizzazione, ben strutturata e con compiti definiti per ogni membro, vantava proiezioni in varie nazioni europee, in diversi Stati dell’Africa ed in Brasile, con una capillare rete di collegamenti e corrieri di volta in volta reclutati, in grado di immettere sul mercato italiano consistenti quantitativi di eroina, cocaina, MDMA e marijua- na. Le indagini, iniziate nel 2012, hanno portato all’arresto, complessivamente, di circa 150 soggetti (di varie nazionalità tra cui italiani, tunisini e tanzaniani) e di sequestrare ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti (oltre 230 chili di eroina, 20 chili di cocaina, 2 chili di Mdma e quasi 15 chili di marijuana) per un valore di vendita al dettaglio stimato in circa 40 milioni di euro.

Come accennato, anche la criminalità albanese è risultata attiva, nel recente passato, nel traffico delle sostanze stupefacenti.

Ancorché al di fuori del semestre si cita, per la peculiarità, l’operazione “Black sun” del gennaio 2020, conclusa con l’esecuzione da parte dei Carabinieri di Perugia di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un sodalizio criminale, a composizione multietnica, dedito al traffico illecito di rifiuti.

Le investigazioni hanno accertato come l’associazione, con base operativa nei pressi di Perugia, rigenerasse pannelli fotovoltaici ritirati come rifiuti speciali dismessi da numerosi parchi solari sul territorio nazionale, per poi munirli di documenti falsi e rivenderli nei Paesi del Nord Africa: in Senegal, Burkina Faso, Nigeria, Marocco, Mauritania, Turchia e Siria. Tra i 44 indagati, 6 italiani (4 uomini e 2 donne) ed 1 marocchino, ritenuti i promotori ed organizzatori del sodalizio, sono stati arrestati. Altri 8 sono stati sottoposti all’obbligo di dimora, 3 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e 2 a misure interdittive. Sono state inoltre sequestrate numerose aziende, per un valore di alcune decine di milioni di euro.


  • Provincia di Terni

Le indagini svolte nella provincia hanno permesso di individuare e disarticolare sodalizi criminali (anche a com- posizione multietnica) responsabili di numerosi reati, tra i quali le rapine, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico di sostanze stupefacenti.

Particolarmente significativa è l’operazione “Toner”, conclusa dai Carabinieri di Terni con l’esecuzione, nel lu- glio 2019, di un OCC emessa dal GIP del Tribunale di Perugia nei confronti di un sodalizio criminale compo- sto da 19 soggetti di nazionalità marocchina ed italiana.

L’organizzazione, dedita al traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana nelle zone di Terni, Roma e Rieti era caratterizzata da una organizzazione interna per ruoli.

I componenti della banda di nazionalità marocchina avevano infatti il compito di reperire sostanze stupefacenti sul più ampio mercato di Roma, che venivano successivamente affidate ai pusher locali per la vendita al dettaglio. Al termine delle attività sono stati sequestrati circa 35 Kg. di hashish, oltre 400 gr. di cocaina, 500 gr. di marijuana e 10 mila euro in contanti.

L’organizzazione criminale si è avvalsa anche della collaborazione di un appartenente alle Forze dell’ordine, che oltre ad essere attivo nel traffico degli stupefacenti, era solito fornire indicazioni ai componenti il sodalizio per evitare di essere scoperti.

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