PONTE VALLECEPPI – Non è la prima volta che soggetti caratterizzati da un determinato “spessore” criminale, quando vengono colpiti da un ordine di carcerazione divenuto definitivo, facciano perdere ogni traccia di sé; in alcuni casi, soprattutto qualora si tratti di extracomunitari, ancor più se irregolari sul territorio nazionale, lasciano l’Italia e fanno rientro nel loro paese di origine, in altri casi, invece, in particolar modo se sono al vertice o comunque coinvolti un qualche grosso “giro d’affari”, nella droga o in altro, restano in zona dandosi “alla macchia”, per poter continuare a controllare il territorio ed i loro traffici personalmente e da vicino.
E’ esattamente quello che ha fatto un giovane albanese ventinovenne, da tempo presente a Perugia e attivamente inserito nel mondo del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti in città il quale, appena avuta, in qualche modo, la notizia della sua condanna e della prossima esecuzione della stessa, è svanito nel nulla, convinto di poter sfuggire alla sua cattura, ma il suo tentativo non è andato a buon fine e la Polizia di Perugia.
In particolare gli uomini della Squadra Mobile – Sezione “Criminalità Organizzata”, diretti dal Dott. CHIACCHIERA e coordinati dall’Ispettore Capo FINZI, lo hanno scovato in un appartamento di Pontevalleceppi nel quale si era rifugiato e dal quale, con ogni evidenza, ha continuato a gestire il traffico di droga. HAMITI Gazmend, albanese del 1985, pluripregiudicato, è destinatario di un provvedimento di esecuzione della carcerazione, a firma del Procuratore Reggente di Perugia, Dott.ssa DUCHINI, emesso lo scorso 24 novembre e per il quale la Squadra Mobile, da qualche giorno a questa parte, si è attivata per assicurare alla giustizia l’interessato.
E’ stato inutile, come era prevedibile per gli investigatori, fare un salto presso la sua abitazione di residenza, indicata peraltro su tutti gli atti processuali e sul suo stesso permesso di soggiorno: ovviamente sia il pregiudicato, sia le persone che convivono con lui, risultano essere sparite all’improvviso. Immediate le ricerche da parte della Polizia: è stata passata al setaccio tutta la zona di Pontevalleceppi, ispezionati tutti i luoghi pubblici ed i locali da lui frequentati, ma anche in questo caso, nulla da fare… improvvisamente, nessuna traccia dell’albanese e dei suoi congiunti. Ma gli agenti non si sono persi d’animo e, conoscendo il livello criminale del catturando, hanno capito fin da subito che lo stesso non aveva fatto rientro in Albania ma che fosse ancora ben presente nella zona.
Grazie ad una attenta e precisa ricostruzione investigativa, nel pomeriggio di ieri mercoledì 3 dicembre, gli investigatori della Mobile hanno circondato un altro appartamento, sempre in zona Pontevalleceppi, dove ritenevano che la nostra “Primula Rossa” potesse nascondersi, e così è stato. E’ scattato il blitz, ed all’interno della predetta abitazione è stato sorpreso il giovane albanese il quale, evidentemente ben consapevole della sorte che lo attendeva, ha invece cercato di dissimulare la sua volontà di nascondersi: è stato invece chiarissimo agli agenti comprendere come lo stesso non solo si fosse “barricato” in questa casa, dandosi alla latitanza, ma addirittura come continuasse, forse ancor più indisturbato di prima, a gestire i suoi traffici illeciti, gli stessi per il quale era stato condannato.
Ben nascosti in uno dei mobili dell’appartamento, infatti, vi erano delle dosi di sostanza bianca in polvere, poi rivelatasi “cocaina”, e tutto il materiale e la strumentazione per il confezionamento e per la successiva vendita al dettaglio: bilancino di precisione, ritagli circolari di “cellophane” per le dosi singole, e persino un tubo metallico cilindrico per l’assaggio.
Ovviamente, per questa ulteriore “sorpresa”, l’albanese non è stato tratto in arresto in flagranza di reato, ma denunciato all’Autorità Giudiziaria, che comunque ne terrà conto in futuro, dato che il catturato, in ordine al provvedimento notificatogli ieri dalla Polizia, dovrà scontare 3 anni e mezzo di carcere, o meglio è stato condannato a 4 anni di reclusione, dei quali 6 mesi già “presofferti” in custodia cautelare. L’albanese, da anni in Italia, già nel lontano febbraio 2002 fu destinatario di un provvedimento di espulsione del Prefetto di Perugia, tuttavia nel 2004 si mise in regola con il soggiorno, con un normale permesso di soggiorno per lavoro subordinato, ma da quel momento è iniziato il suo percorso criminale.
Nell’aprile 2010 viene trovato, a Città di Castello, in possesso di ben 2,250 Kg. di “cocaina” occultata nella propria autovettura: arrestato, viene sottoposto alla misura cautelare più rigorosa, quella del carcere; scarcerato, ed ottenuta una misura più mite (l’obbligo di dimora), nell’ottobre del medesimo anno viene denunciato per la violazione dello stesso. Lo scorso febbraio 2014, inoltre, è stato fermato dalla Polizia Stradale di Perugia a Ponte San Giovanni, alle 0400 del mattino, alla guida di un’autovettura non di sua proprietà e completamente ubriaco, con un tasso alcolemico superiore 3 volte al massimo consentito. Il catturato, dopo la notifica del provvedimento che lo terrà in carcere nei prossimi 3 anni e mezzo, è stato accompagnato a Capanne.

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