Perugia, presentata la manovra di bilancio, approvati finanziari e collegato

Sessione europea 2016, prima commissione approva risoluzione
Palazzo Cesaroni
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PERUGIA – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha iniziato la procedura di approvazione della manovra finanziaria regionale con la presentazione in Aula dei tre documenti che la compongono e il voto sulla legge finanziaria e il collegato, mentre il bilancio preventivo annuale e pluriennale verrà votato nella seduta già convocata per domani, dovendo trascorrere, a norma di regolamento, almeno 24 ore. Prima delle relazioni e del voto sui due atti (legge finanziaria: 19 sì dal centrosinistra e 10 no dal centro-destra. Collegato: 18 sì, 8 no – opposizione, 1 astenuto – Prc), i consiglieri dei gruppi di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Nuovo Centrodestra hanno contestato la procedura seguita per l’acquisizione del parere del Consiglio delle autonomie locali (Cal) sul bilancio di previsione, obbligatorio per legge. Il presidente del Consiglio regionale ha ritenuto che l’eccezione sollevata non comportasse l’interruzione dei lavori, mentre i consiglieri di opposizione, che non reputano valido il parere fatto pervenire dall’Ufficio di presidenza del Cal, hanno annunciato un esposto alla magistratura sulla vicenda.

GLI EMENDAMENTI. Accolti gli emendamenti della Giunta regionale su: incremento di 40 mila euro annui dei fondi per la legge sul commercio equo e solidale (no dell’opposizione, astenuti Barberini e Chiacchieroni – Pd); moratoria di due anni sui versamenti dovuti per l’attività estrattive e di prelievo delle acque minerali (sì da Pd, Psi, Forza Italia, Ncd, Fd’I – no da Prc, Idv, Lega e Udc); ridefinizione dei termini per la presentazione del testo unico per la sanità; stabilizzazione del personale precario; spostamento dei termini per il raggiungimento degli obiettivi per la raccolta differenziata (15 sì, 3 no Prc – Idv, 9 astenuti – opposizione). Bocciati invece gli emendamenti di: Nevi (FI) per la riduzione del 35 percento del contributo ambientale per l’attività di cava: 18 no, 10 sì (FI, FD’I, Ncd, Udc, Lega nord e Chiacchieroni, Pd); Dottorini (Idv) per mantenere la sospensione dell’attività di cava per le aziende che non pagano il contributo ambientale (sì Prc e Idv, astenuto De Sio – Fd’I); Chiacchieroni, Barberini, Nevi per la diminuzione dei contributi per l’attività estrattiva (15 no, 12 sì FI, Fd’I, Ncd, Udc, Brega, Barberini, Bottini, Chiacchieroni, Smacchi – Pd, 1 astenuto – Lega). L’assessore Silvano Rometti ha spiegato che la riduzione del contributo ambientale proposta non poteva essere pratica in quanto quei fondi non vanno soltanto alla Regione ma anche a Province e Comuni. Mentre le sanzioni per i Comuni non in regola con gli obiettivi della raccolta differenziata sarebbero state in contraddizione con la scelta del Governo nazionale di spostare al 2020 l’obiettivo del 65 percento di rifiuti differenziati. Una scelta non condivisa dai consiglieri Stufara (Prc) e Dottorini (Idv) che hanno criticato le “due sanatori proposte dalla Giunta”, valutando al contrario necessari interventi a sostegno della diffusione e dell’efficienza della raccolta differenziata dei rifiuti.

LA MANOVRA. Le linee fondamentali della manovra sono quelle delineate dal Documento annuale di programmazione (Dap) e dalla risoluzione approvata dall’Assemblea in merito all’emergenza casa, alla non autosufficienza e alla riduzione dell’Irap per le cooperative. Previsti vari interventi per l’esenzione del bollo alle auto ibride, la riduzione dell’aliquota Irap delle cooperative sociali, i fondi per la ricostruzione e la sicurezza stradale, l’interpretazione delle norme sui piani regolatori comunali, lo slittamento dei termini per la redazione dei testi unici e di termini e obiettivi della raccolta differenziata, l’eliminazione della procedura di sospensione dell’attività estrattiva in caso di mancato pagamento del tributo.

Il BILANCIO. Le risorse disponibili per il 2014 ammontano a 2 miliardi 569 milioni di euro, al netto delle partite di giro e delle operazioni straordinarie. Oltre alle spese per il personale e per il funzionamento dell’ente (ridotte complessivamente di 14 milioni di euro) le principali voci del bilancio sono la protezione socio-sanitaria (1miliardo 752milioni), economia – industria – turismo – cultura – commercio (170milioni 567mila euro), viabilità – trasporti – infrastrutture (167milioni 191mila euro), edilizia – opere pubbliche – ambiente (89 milioni 291 mila), relazioni istituzionali (24 milioni 168 mila).

LE RELAZIONI FAUSTO GALANELLO (PD) (relatore di maggioranza) ha messo in evidenza che “le Regioni hanno contribuito più di tutti gli altri livelli di governo al contenimento della spesa pubblica ed in maniera esageratamente sproporzionata al loro peso sulla stessa. Le Regioni hanno subito in questi anni drastici tagli ai trasferimenti statali e la legge di stabilità 2014 contiene ulteriori disposizioni che impattano sulla finanza regionale e che per la Regione Umbria comporteranno complessivamente per il 2014 minori risorse pari a 470 milioni. L’Umbria ha affronta questa situazione utilizzando di una serie di strumenti come la razionalizzazione e contenimento della dinamica delle spese, riforme istituzionali ed endoregionali e la riduzione costi della politica. Le spese di funzionamento si sono ridotte del 20 per cento, le spese per gli affitti delle sedi sono state azzerate, il costo del personale (diminuito di quasi 400 unità negli ultimi 13 anni) è sceso di 10 milioni di euro. E non va dimenticato che le indennità dei consiglieri regionali, assessori e presidenti di Giunta e Consiglio sono tra le più basse d’Italia e prese a riferimento in altre regioni. La manovra di bilancio 2014–2016 segue linee di indirizzo basate su diminuzione della pressione fiscale complessiva, riduzione e contenimento degli oneri per il personale; contenimento delle spese di funzionamento dell’ente ed equilibrio del sistema sanitario regionale. Ci sono anche misure di sostegno al reddito dei lavoratori, con la proroga fino al 31 dicembre 2016 dei benefici a favore dei lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, ovvero che siano beneficiari di ammortizzatori sociali concernenti le rate di mutuo stabilite per l’acquisto ristrutturazione abitazioni principali, aumento di disponibilità di risorse finalizzate alla copertura degli ammortizzatori sociali in deroga. La manovra è stata impostata secondo una diversa metodologia di formazione rispetto al passato delle previsioni di bilancio e richiamandosi ai principi del bilancio a ‘base zero’ mette sistematicamente in discussione gli stanziamenti di spesa così come storicamente determinatisi”.

RAFFAELE NEVI (FORZA ITALIA) (relatore di minoranza): “Manovra conservatrice e schizofrenica, che per l’ennesima volta si basa su tagli ed elargisce spiccioli agli amici degli amici. Una manovra che fa poche scelte politiche, visto che la maggior parte del bilancio è bloccata da spese fisse, che vanno nella direzione opposta a quella auspicata dalla minoranza. Una situazione dovuta alla mancanza di riforme strutturali che la maggioranza avrebbe dovuto fare a monte del bilancio, per puntare a creare ricchezza prima di ridistribuirla. Un obiettivo che sarebbe dovuto essere prioritario proprio perché questa manovra si inserisce in una crisi molto pesante. La manovra va a finanziare alcune leggi datate. Questa è un’impostazione che l’opposizione critica perché convinta che servirebbe una vera e propria revisione della spesa da fare durante l’anno e non al momento del bilancio. La maggioranza ha scelto di non dare ossigeno all’economia: basta pensare a come è stata gestite la vicenda dei rifiuti, con la seconda sanatoria dopo quella del 2008, visto che si eliminano le sanzioni ai Comuni spostando i termini della raccolta differenziata. Oppure alla questione della riduzione dell’Irap per le cooperative sociali di tipo A, che è l’unica scelta vera che si fa in questo bilancio. Nel 2008 si scelse di aumentarla mentre quest’anno la proposta è stata accolta con una minore entrata per le casse pubbliche di un milione e 200mila euro. Un trattamento opposto a quello riservato al mondo delle imprese di estrazione: sempre nel 2008, in un momento in cui il settore andava bene, gli si chiese di dare un contributo in cambio di una snellimento delle procedure, di sburocratizzare per abbassare i costi. Promessa mai mantenuta dalla Regione e che ora si incrocia con la crisi che ha colpito questo settore in maniera spaventosa. L’opposizione spera in qualche emendamento che aiuti, anche se non risolve il problema. Incredibile la questione del parere del Cal o il recepimento, non dovuto, di una norma della finanziaria sui concorsi pubblici, per continuare a costruire percorsi privilegiati”.

INTERVENTI Oliviero Dottorini (IdV): “VOTO FAVOREVOLE MA NON CEDIAMO SU RIFIUTI E CAVE – Le Regioni sono state l’ente che ha maggiormente contribuito al tentativo di risanamento dei conti pubblici del nostro Paese. Riteniamo importante la scelta di dimezzare l’Irap per le cooperative sociali di tipo A, un atto che ristabilisce un criterio di equità per soggetti che stanno dimostrando capacità di risultati e azioni dall’alto valore sociale. Voglio subito chiarire che in discussione non è il nostro voto sulla manovra complessiva che consideriamo nel complesso positiva, ma alcuni interventi previsti nel Collegato ci appaiono incomprensibili. Con questa manovra la Giunta si propone di effettuare una vera e propria sanatoria per i comuni che nel 2012 e 2013 non hanno raggiunto i livelli previsti di raccolta differenziata, eliminando le sanzioni (circa 321 mila euro) previste dal Piano regionale dei rifiuti a carico degli Ati, che poi si rivalgono sui Comuni inadempienti. Perché sarebbe così grave e gravida di conseguenze questa scelta? Se a questo si aggiunge che nella manovra non è previsto neppure un euro a favore della raccolta differenziata, risulta chiaro un cambio di atteggiamento significativo e preoccupante in relazione alla gestione integrata dei rifiuti. Le premialità e le sanzioni per i Comuni riguardo alla raccolta differenziata sono la leva che avrebbe dovuto indurre le amministrazioni comunali a politiche virtuose di riduzione, riuso e raccolta differenziata. Quello strumento venne inserito grazie alle mie proposte e fu uno dei motivi, assieme ad altri, per cui il sottoscritto quattro anni fa votò quel Piano. Ora, con un colpo di spugna, si prevede di annullare ogni sanzione. Non vorremmo che si pensi di risolvere le incongruenze del Piano non attraverso un’assunzione di consapevolezza rispetto alle debolezze del sistema, ma attraverso la bacchetta magica del Combustibile solido secondario, avallando in questo modo le argomentazioni di chi già da tempo, e io sono uno di questi, sottolinea la concorrenzialità della produzione del Css con le corrette politiche di gestione dei rifiuti. Della serie: visto che tra poco modificheremo il Piano dei rifiuti e introdurremo la produzione di Css, non c’è bisogno di spingere sulla raccolta differenziata. Il Css non risolve il problema della chiusura del ciclo e, se abbinato all’allentamento o, come in questo caso, all’annullamento delle politiche virtuose sulla riduzione, riuso e differenziazione attraverso la tariffazione puntuale, rischia di infliggere un colpo mortale anche a quanto di buono fatto in questi anni. Non viziamo anche il futuro dibattito sulla modifica del Piano dei rifiuti con questo cedimento a chi prima s’è sottratto a politiche virtuose e oggi si lamenta per dover pagare le conseguenze della propria incapacità amministrativa. Lo stesso vale per le cave: la crisi economica non può determinare aziende che non pagano o non hanno pagato il contributo ambientale previsto per legge. Anche in questo caso, un conto è venire incontro a obiettive difficoltà, un altro pensare di sanare situazioni che hanno a che vedere con il patrimonio ambientale della nostra regione, che deve essere salvaguardato attraverso canoni di concessione e regole certe. Su rifiuti e cave siamo di fronte al rischio di un vero e proprio condono, non ammissibile sia in termini economici che ambientali”.

ANDREA LIGNANI MARCHESANI (Fd’I): “PIÙ DIGNITOSO QUALCHE GIORNO DI ESERCIZIO PROVVISORIO PIUTTOSTO CHE RINUNCIARE ALLA POSSIBILITÀ DI INTERVENTI POLITICI SERI – E’ una sessione di bilancio ridondante, datata, che ha scarsa attinenza con la snellezza procedurale richiesta, con la materia del contendere politico. Grave non solo la pantomima del Cal ma anche il comportamento della Giunta. Come Umbria abbiamo seri problemi di tempistica, urge una modifica legislativa sulle sessioni di bilancio. Le leggi di stabilità arrivano il 31 dicembre, poi vengono inquadrate nel Dap e il bilancio arriva a inizio aprile. Meglio stare qualche giorno dentro l’esercizio provvisorio. Sappiamo bene delle difficoltà economiche e finanziarie degli enti, regioni in primis, che fanno del bilancio qualcosa di estremamente rigido, avente poco a che fare con la decisione politica, limitato a solo pochi milioni di euro. Non è possibile prevedere orpelli con il coinvolgimento di organi come il Cal, che non producono vera politica, partecipazione, coinvolgimento, o come il tavolo delle alleanze sociali, una scatola vuota. Si arriva al controsenso attraverso cui i consiglieri regionali conoscono la manovra finanziaria per ultimi, dopo il cal e le parti sociali. La discussione è davvero poco dignitosa. Poca flessibiiltà avrebbe suggerito una più celere trasmissione ai revisori dei conti che, per legge, si sono presi tutti i 20 giorni consentiti per esaminare la documentazione. Ad ogni modo, è inconcepibile che la commissione lo abbia avuto solo lo scorso 27 marzo. Faldoni enormi da studiare in pochi giorni, in una sola seduta di commissione. No alla farsa della trasmissione al Cal in 24 ore, senza neanche salvare la forma dell’invio al Consiglio delle autonomie locali. Sarebbe stato più dignitoso andare pochi giorni in esercizio provvisorio per avere una sessione dignitosa e più aperta alle istanze della politica. Nel merito, riscontriamo una flessibilità minima e la pantomima di anime interne alla maggioranza che dichiarano fuoco e fiamme ma poi tradiscono la loro anima per il boccone di lenticchie prelibato, che sia il commercio equio e solidale o l’irap per le categorie sociali. Ormai il collegato non è più il vero veicolo per discutere. Anche l’emendamento sui precari non doveva essere trattato come mero emendamento nella sola seduta di ieri, perché è troppo importante, non doveva nemmeno essere discusso in aula o in commissione ma analizzazato in profondità, per rispondere seriamente alle esigenze della società regionale. Per questo motivo, facendo proprio quanto già affermato dai colleghi Nevi e Valentino, confermo il voto negativo agli atti messi in votazione oggi”.

ROCCO VALENTINO (FI): “BILANCIO RIGIDO MA SOPRATTUTTO VIRTUALE – Ci troviamo di fronte ad un bilancio rigido, ma soprattutto virtuale. È dal 2001 che la Regione disattende una seria azione programmatoria che per essere tale non può arrivare al mese di aprile, ma doveva rispettare quelle scadenze stabilite dalla legge di programmazione e contabilità varata proprio da questa maggioranza. Quello del Piano di sviluppo regionale, invece di rappresentare uno strumento strategico, rimane una enunciazione svolazzante. Le leggi, che quest’Aula stessa predispone deve rispettarle per prima, proprio come fanno i cittadini. Mi appello alla presidenza di questa Assemblea affinché gli uffici legislativi possano metterci nella condizione di poter svolgere al meglio il nostro ruolo. Nella giornata di ieri ho richiesto pareri specifici sugli atti in discussione stamani, senza aver ancora avuto risposta alcuna. Abbiamo tanto criticato i dirigenti della Giunta regionale circa l’assegnazione dei premi, quando sarebbe necessario riflettere anche sulla struttura del Consiglio regionale, dove i programmi e gli obiettivi di lavoro sono diventati dei resoconti da ufficializzare al termine dell’anno e dell’esercizio per l’ottenimento del premio di massimo risultato. Ho verificato che nel bilancio 2014 e per gli esercizi successivi del 2015, 2016 non è stato inserito neppure un euro per cofinanziare i Programmi comunitari. Sarebbe quindi opportuno che questa maggioranza, unitamente alla Giunta regionale spieghino ai cittadini e agli operatori economici in che modo intendono sostenere le politiche di settore e di rilancio dell’economia regionale”.

MASSIMO BUCONI (PSI): “UN BILANCIO STRUTTURALMENTE SANO, CHE NON AGGRAVA LA TASSAZIONE REGIONALE ATTRAVERSO LE ADDIZIONALI – Siamo di fronte ad un documento contratto e contenuto, ispirato da una giusta filosofia che tiene alta l’attenzione sulle politiche sociali e di coesione, sul disagio, ma anche sui questioni ambientali, sull’istruzione e sulla sanità. Sono stati previsti tagli sulla spesa corrente, mantenendo comunque un ottimo equilibrio. È un bilancio strutturalmente sano, che non aggrava la tassazione regionale attraverso le addizionali. Va comunque evidenziato il fatto che esistono ancora troppi rivoli dove finiscono consistenti risorse. Serve quindi una riqualificazione della spesa, stabilendo le giuste priorità per gli interventi più cogenti. Bisogna fare molta attenzione all’economia delle imprese. Bene la scelta di mantenere appropriati fondi legati alla protezione sociale e quindi agli ammortizzatori. Auspico che si possano trovare anche le giuste risorse per finanziare gli incentivi previsti per il raggiungimento degli obiettivi legati alla raccolta differenziata. Infine, vista le oggettive difficoltà di reperire risorse per nuovi investimenti infrastrutturali, è fondamentale che vengano almeno previste le necessarie manutenzioni per le opere esistenti”.

GIANFRANCO CHIACCHIERONI (PD): “INTRODURRE IN SANITÀ UN SISTEMA DI VERIFICA DELLA QUALITÀ E DARE SEGNALE A SETTORE CAVE – Questa legislatura è stata caratterizzata da un interessante e incessante processo di riforme che ha portato a un forte contenimento dell’uso delle risorse pubbliche a un efficientamento dell’azione dell’Amministrazione regionale. Tutto questo però è avvenuto dentro una crisi asfissiante per le nostre imprese e per la nostra economia, riducendo la capacità di iniziativa del Consiglio sul bilancio stesso. L’impossibilità di discutere sulla sanità, la voce più grossa del bilancio, di fatto delega la sua gestione al rapporto tra Giunta e Governo centrale, e realizza due sfere diverse, quasi indifferenti fra di loro: la dimensione della spesa sanitaria e il complesso delle risorse che la Regione amministra. Se questo si dovesse consolidare nel tempo renderebbe sempre di più vana l’azione di governo delle Regioni stesse. Per questo dovremmo intervenire sulla sanità in qualche modo, magari mettendo un sistema di controllo della qualità, come si fa nei sistemi più avanzati nel mondo. Altrimenti non solo non entreremo nel merito della voce più consistente del bilancio della Regione, ma neanche faremo un servizio per i nostri cittadini. Dobbiamo tornare a parlare di riforma della sanità con un sistema di verifica tecnico scientifica. Inoltre oggi presentiamo un ordine del giorno che impegna la Giunta a reperire le risorse necessarie da destinare alla ricostruzione degli edifici scolastici e dei beni culturali colpiti dal sisma del 2009, magari puntando alle risorse date alla protezione civile con la legge di stabilità del 2013. Infine sarebbe importante dare un segnale ad un settore in crisi come quello delle cave, con una riduzione della tassa ambientale per le imprese di estrazione che sono alla base del mondo della costruzione, che rappresenta una grossa parte dell’economia umbra”.

ASSESSORE ALLA PROGRAMMAZIONE FINANZIARIA – FABRIZIO BRACCO: “Serve una rivisitazione complessiva delle procedure per l’esame della manovra finanziaria. Il bilancio è lo specchio della politica di un Paese e di una Regione: in presenza di una contrazione progressiva delle risorse a disposizione delle Regioni, anche per settori importantissimi come sanità e trasporti, il fatto che l’Umbria sia arrivata al 2014 senza aumentare i tributi e le tasse non è un risultato che si può ignorare. Nonostante i tagli successivi siamo riusciti a mantenere un sistema sanitario di qualità, proprio grazie alle nostre politiche di bilancio. Le nostre politiche di sviluppo ci sono e le relative scelte politiche erano già contenute nel Documento annuale di programmazione. E lì c’è scritto che le risorse per lo sviluppo sono in gran parte quelle dei fondi strutturali europei. Abbiamo ottenuto 150 milioni in più per il Psr e circa il 10 percento in più nella ripartizione interna dei fondi europei proprio per la buona prova data negli anni precedenti. Questo bilancio si è sviluppato in parte secondo un nuovo sistema, non più basato sul dato storico ma che invece ogni anno riparte da zero, dal monitoraggio e dalla verifica della spesa. Un approccio nuovo che forse ha tratto in inganno alcuni consiglieri. Il cofinanziamento delle risorse comunitarie verrà dunque previsto via via che arriveranno le forme di finanziamento. Sulla questione dei muti, la Regione non ne stipula dal 2006 e sono state reiscritte quelle somme già autorizzate dal 2007 al 2011 ma che non sono state contratte perché non ce ne era esigenza. Il complesso della manovra, pur nelle difficoltà del momento e con i tagli che ci sono stati imposti, ha cercato di seguire la linea di questi anni, le indicazioni del Dap e quelle del Consiglio regionale”.

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