Parcheggiatore abusivo minaccia una donna a Santa Maria degli Angeli

Parcheggiatore abusivo minaccia una donna a Santa Maria degli Angeli

Parcheggiatore abusivo minaccia una donna a Santa Maria degli Angeli

«Sono tornati nuovamente i parcheggiatori abusivi a Santa Maria degli Angeli, erano in sette otto. Io ero a bordo dell’auto e hanno cercato di fermarmi, ho scattato delle foto e allora hanno cominciato a minacciarmi e a cercare di trattenere la mia auto. Volevano soldi!». A dirlo è L.G., insegnante, che è stata protagonista, suo malgrado, di uno spiacevole “contatto” con dei giovani stranieri africani. Il fatto è accaduto questa mattina ai parcheggi della Basilica Patriarcale di Santa Maria degli Angeli.

«Ho visto – racconta – che c’era in lontananza anche una pattuglia della Guardia di finanza. Quando si trovano in difficoltà si infilano rapidamente nel cancello, aperto, della Domus pacis e lì, in qualche maniera si proteggono. Siccome non avevo voglia di mettermi a litigare con loro, sono tornata verso la chiesa a piedi perché loro, se io fossi stata ancora in auto, avrebbero tentato a tutti i costi di fermarmi».

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Dopo che la Guardia di finanza è andata via, racconta ancora la docente, loro sono ricomparsi. «Si nascondono nel parcheggio interno – spiega -, si nascondono tra le auto e comunicano tra loro con i cellulari, usando, magari, messaggerie come whatsapp o simili».

Stando a quanto riferisce la donna, questa mattina – evidentemente nel momento in cui è passata lei – non c’era neanche la polizia locale e loro “inseguivano le persone” per chiedere soldi.

«Hanno le loro “sentinelle” – racconta la professoressa -, scappano tutti insieme e tornano tutti insieme. E si nascondono sempre dietro le auto o in mezzo al verde, di sentinelle ne hanno un po’ in ogni dove dislocate nel parco e se arrivano le forze dell’ordine spariscono in un attimo. Servono telecamere di controllo, un presidio fisso».

La signora che è stata minacciata dice, infine, “non posso girare con la mia macchina perché è rossa e la si riconosce subito e quando passo di là cerco, in genere, di farlo a passo svelto perché se mi riconosce quello che mi ha affrontato per me diventa difficile”.

«Quello che mi ha minacciata mi ha intimato di scendere dall’auto. Aveva una faccia talmente cattiva che mi sono proprio spaventata – aggiunge la professoressa -.. Come vede dalle foto, direttore, si mettono in mezzo in due e non ti fanno passare. Persone straniere turisti su tutto il piazzale dietro alla Domus. Le sentinelle avvisato se arrivano le macchine che si muovono, polizia, carabinieri, polizia locale o della Guardia di Finanza. Mi sono fermata ad osservare – racconta ancora -. Appena la macchina lascia la postazione davanti alla basilica partano le telefonate e all’improvviso li vedi dileguarsi dappertutto. Alzano i cappucci delle felpe, infilano le mani nelle tasche per non farsi riconoscere dal colore della pelle. Poi appena la macchina delle forze dell’ordine, fatto il suo giro, ritornano a fare il loro lavoro. Ci vorrebbero poliziotti in borghese e telecamere posizionate in alto del palazzo dei frati per filmare la scena per un po’ di giorni  e rendersi conto di tutta l’organizzazione. Quello che mi ha aggredito era anche quello che comandava perché incitava gli africani più giovani a darsi da fare indicando dove erano le macchine che arrivavano e a chi chiedere i soldi».

«Inoltre – e conclude – io volevo parcheggiare perché volevo andare in basilica. E visto che c’era il mercato non ho trovato posti alternativi. Ma poi dopo il fatto ho dovuto cercare un posto diverso altrimenti se fossi scesa dalla macchina non so cosa sarebbe accaduto»

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