OMICIDIO VIA ETTORE RICCI: COLPITO IL CUORE DI UNA CITTA’ SOFFERENTE

di Morena Zingales (UJ.com3.0) PERUGIA – Un storia raccapricciante che ha toccato, ancora una volta, il cuore della città, nello stesso giorno dell’apertura del caso di Meredith Kercher e a pochi giorni dall’omicidio al Broletto.

Alessandro Polizzi, il ragazzo ucciso brutalmente, ha difeso la sua ragazza, quella notte in Via Ettore Ricci, a Perugia. I suoi amici lo ritenevano un guerriero, un ragazzo forte. “Era coraggioso Alessandro, e fino all’ultimo aveva cercato di proteggere la sua fidanzata”. E’ scritto in tanti commenti sul profilo facebook del giovane ucciso. Alessandro, 24 anni, avrebbe avuto una violenta colluttazione con il suo killer, che lo avrebbe colpito con una spranga di ferro, prima di ucciderlo con due colpi di pistola nel corridoio. “Il 24enne aveva finalmente fatto ritrovare il sorriso a Julia, dopo la travagliata relazione precedente”. Lo scrivono le sue amiche su facebook. “Alessandro ha salvato la vita a mia figlia”, racconta il padre di Julia, spiegando che il giovane le aveva fatto superare i momenti bui di un rapporto difficile con il suo ex. Julia nel suo racconto su Facebook parla di liti e anche di uno strano episodio: le gomme della sua auto bucate. Lei era convinta che fossero azioni organizzate dal suo ex. Ma non ci sono prove.

Julia ha riportato ferite di arma da fuoco ad un braccio e alcune contusioni dovute alla colluttazione con il killer. La ragazza è ancora ricoverata all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, ma ancora in stato di shock. Julia Tosti è già stata sentita dal pm Antonella Duchini nella giornata di martedì. E’ probabile che venga sollecitata a deporre di nuovo per avere informazioni più complete ed esaustive.

Il brutale omicidio potrebbe essere vicino alla soluzione. L’assassino ha commesso degli errori, come l’aver perso nell’abitazione l’arma con cui ha sparato almeno tre volte e l’esser stato visto, non solo dalla ragazza sopravvissuta, ma anche da alcuni testimoni, mentre fuggiva precipitosamente. Nessuno lo ha visto in faccia, ma tutti hanno notato e descritto la sua complessione fisica.

Il killer, qualunque sia il movente,  non poteva sapere – a meno che non avesse pedinato la coppia – che Alessandro fosse rimasto a casa della sua fidanzata. Questa l’ipotesi avanzata anche dai familiari di Julia. Chi è entrato nella casa sapeva che da poco Julia si era trasferita. Sapeva il piano. Sapeva che non era sola nonostante non convivesse in maniera fissa con Alessandro. Ma soprattutto è entrato in scena appena un’ora prima del ritorno a casa di Julia e Alessandro. Li seguiva? E poi c’è quella pistola. Una strana pistola del 1934. Di solito infatti il giovane operaio, appassionato di arti marziali, per dormire rientrava a casa sua. Dunque lo spietato aggressore potrebbe essere andato in via Ricci per far del male a Julia e trovandosi di fronte, invece, anche il Polizzi ha allargato i suoi progetti di vendetta. Julia si sarebbe salvata, pur ferita ad un arto solo perché l’arma si sarebbe inceppata. Nonostante questo intoppo l’aggressore avrebbe colpito più volte al volto e alla testa la ragazza sia con il calcio della pistola, sia con un corpo contundente.

A Julia, gli inquirenti che non escludono nessuna pista, hanno chiesto di raccontare il suo rapporto con l’ex fidanzato con cui Alessandro aveva avuta una furiosa lite – rottura del setto nasale e ricovero -. Questa lite sarebbe avvenuta dopo uno schiaffo in pieno volto dato dall’ex a Julia. Da qui la reazione, dopo un po’ di minuti, di Alessandro. E proprio Alessandro, all’epoca nei panni dell’amico, aveva più volte difeso la ragazza. Ma tutto questo potrebbe essere una pista ma delle accuse non possono dare un volto e un nome al killer. C’è anche un ostacolo in questa vicenda: l’ex fidanzato è attualmente ricoverato. Lo era anche quella notte del 26 marzo. Comunque è stato lungamente sentito dagli inquirenti.

Per gli inquirenti sono importanti gli esiti della scientifica per cercare di capire come si è mosso il killer. Ci vorrà qualche giorno ancora prima degli esiti sui rilevamenti. Sulla pistola, ritrovata sul luogo del delitto, ci sono molti dubbi: è una vecchia Beretta calibro 9, modello 34 che potrebbe non essere stata registrata dato il periodo in cui è stata messa in commercio. Ciò complicherebbe molto il lavoro per risalire al proprietario e probabilmente al killer.

Il Pm Antonella Duchini e gli agenti della Mobile, diretti da Marco Chiacchiera, stanno analizzando le testimonianze raccolte sull’omicidio. Le dinamiche della “esecuzione” sono state ribadite, nonostante lo stato di shock, da Julia Tosti dopo le cure per la ferita al braccio e alla testa.

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