Raffaele Sollecito torna a ribadire di non aver ucciso Meredith Kercher, insieme ad Amanda Knox. A meno di due mesi dal verdetto della Cassazione l’ex studente pugliese, oggi ingegnere informatico che lavora a progetto, è stato condannato a venticinque anni dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze, mentre Amanda ha avuto 28 anni e mezzo.
“Se si guardano in maniera acritica i fatti e le prove, si capisce che sono stati fatti un sacco di errori. Ci sono cose che gli inquirenti non hanno mai voluto approfondire”. Intervistato a Porta a Porta, Sollecito, ribadisce che con l’omicidio non c’entra nulla.
“Ancora non riesco a togliermi di dosso questa spada di Damocle, per me è incredibile tutto questo – dice – non riesco a credere che possa andare in carcere, non ho fatto nulla”.
Per Sollecito la tesi emersa dalla sentenza di Firenze è “un’invenzione” anche perché “i giudici continuano a darmi responsabilità per quel che riguarda i comportamenti di Amanda, ma io non posso rispondere di questo”.
Raffaele inoltre continua a credere nell’innocenza di Amanda Knox. Sollecito, ha sostenuto di aver subito pressioni e minacce dagli inquirenti.

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