Arma e cellulare mancanti, indagini verso la chiusura
Le indagini sull’omicidio di Hekuran Cumani, avvenuto nel parcheggio dell’Università di Perugia, si avvicinano alla conclusione. Yassin Amri, ventunenne di Ponte San Giovanni, è detenuto da venerdì notte con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Gli investigatori ritengono di aver delineato con precisione ruoli e dinamiche grazie a intercettazioni ambientali e testimonianze, ma restano da recuperare due elementi chiave: l’arma del delitto e il cellulare utilizzato da Amri.
Secondo quanto emerso, poche ore dopo il fatto, Amri avrebbe chiesto a un’amica di nascondere gli abiti indossati durante l’aggressione. I tecnici della procura stanno analizzando quei capi per individuare tracce ematiche compatibili con la vittima. Dopo essersi rifugiato in casa, Amri avrebbe appreso della morte di Cumani tramite una telefonata, scoppiando in lacrime.
Il cellulare, consegnato alla sorella la mattina seguente, è stato sostituito con un altro dispositivo, non riconducibile al giovane. La Squadra Mobile ha perquisito l’abitazione della donna, ma il telefono originale resta irreperibile.
L’arma, una lama mostrata agli amici durante la fuga in auto, è stata fatta sparire. I passeggeri, intercettati, hanno riferito che Amri avrebbe confessato l’accoltellamento, indicando tracce di sangue visibili. Gli inquirenti sperano di rinvenire residui biologici sui tappetini dell’Audi, già sottoposti a sequestro.
Il mosaico investigativo sembra ormai completo, ma la conferma scientifica dei reperti e il recupero degli oggetti mancanti sono essenziali per chiudere definitivamente il caso.

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