Non ricevono indennità “Covid-19”, medici guardia medica dimenticati

 
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Non ricevono indennità “Covid-19”, medici guardia medica dimenticati
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Non ricevono indennità “Covid-19”, medici guardia medica dimenticati

Tutti gli operatori sanitari dipendenti delle due Aziende Sanitarie umbre, nonché i dipendenti dell’amministrazione sanitaria, stanno ricevendo in busta paga un’indennità “Covid-19”. Tra i beneficiari, tra gli altri, non figurano i medici di Continuità Assistenziale, i medici di 118 con rapporto di convenzione e i medici di Medicina Generale. Una lettera abbiano ricevuto ed è stata inviata da Cristiano Fabio Sorrentino a nome dei medici di Continuità Assistenziale

“Siamo umbri e lavoriamo per l’Azienda Sanitaria Locale Umbria 2”. Con queste parole si presentano. Sono i medici di Continuità Assistenziale meglio noti come Guardia Medica e scrivono per la prima volta una lettera aperta alla ricerca di un valido interlocutore.

  • La goccia che ha fatto traboccare il vaso

“L’emergenza Covid-19 – scrivono – ha mostrato, nel modo forse più orrendo, tutte le criticità del nostro contratto ovvero le vulnerabilità della nostra professione. E aggiungono: “Non ci facciamo portabandiera dell’intera categoria, sarebbe impensabile scrivere e ragionare come se fossimo un unico sistema nervoso”.

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La lettera poi continua: “Probabilmente, ci verrebbe da pensare, il nostro rischio è stato meno rilevante rispetto a quello corso dal personale amministrativo che lavorava protetto all’interno di un ufficio o della propria abitazione grazie allo smart working”.

  • Hanno lavorato con scarsa disponibilità di presidi

“In quei giorni abbiamo cercato di rimanere in prima linea nonostante la scarsissima disponibilità di presidi di protezione individuale (mascherine chirurgiche e FFP2 in primis) – scrivono -. E cogliamo oggi l’occasione per ringraziare tutti quei cittadini o quelle aziende private che ci hanno donato strumenti fondamentali per la protezione nostra e dei nostri pazienti. Allo stesso modo ringraziamo quelle farmacie che hanno reso disponibili le mascherine FFP2 vendendole al prezzo “di fabbrica”.

  • I medici della Continuità Assistenziale le mascherine le hanno comprate

“Noi della Continuità Assistenziale le mascherine ce le siamo dovute comprare, per fortuna ad un prezzo vantaggioso (6,50 € l’una). E oggi – continua la lettera – con aria amaramente divertita, ci viene implicitamente detto dalle nostre buste paga che quelle erano giornate di lavoro ordinario. Probabilmente è vero. Anzi è così. Perché noi medici non distinguiamo le malattie in usuali e inusuali. E non chiediamo più soldi se la malattia è sconosciuta e viene da lontano, magari chiediamo solo più protezione per non diventare noi stessi vettori di infezione. Per l’indennità Covid-19 pazienza. Certo è che i premi si attribuiscono in base al merito, non in base a cavilli di contratto (rapporto dipendente o non)”.

  • Terminano la lettera spendendo due parole sul contratto

“Fiscalmente dipendenti, ma con i diritti di una partita IVA. Non abbiamo ferie. Nessuna tredicesima. Niente trattamento di fine rapporto (TFR). RC professionale e assicurazione infortuni a nostro carico. In caso di malattia i primi trenta giorni sono a carico delle Società Assicuratrici. Le lungaggini burocratiche per ottenere una retribuzione in corso di malattia ci portano spesso a cedere il turno di lavoro (e non guadagnare) o a lavorare ugualmente nonostante le condizioni fisiche. Tale situazione è per buona parte condivisa con i Medici del 118 convenzionati e con i Medici di Medicina Generale con i quali, lavorando gomito a gomito, formiamo la così detta Medicina Territoriale”.

Alessandro Mari

 

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