Morte Filippo Limini, arresti domiciliari per tutti i tre ragazzi

 
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Nasconde identità, ma doveva essere agli arresti, ora è in carcere

Morte Filippo Limini, arresti domiciliari per tutti i tre ragazzi

Il gip Natalia Giubilei ha deciso ed ha accettato le richieste avanzate dai legali dei tre ragazzi arrestati il giorno di Ferragosto, in seguito alla morte di Filippo Limini. Convalidato l’arresto per B.K. (difeso dagli avvocati Delfo Berretti e Aldo Poggioni), D.H. (difeso da Daniela Paccoi e Salvatore Adorisio) e K.M. (difeso da Guido Maria Rondoni e Fabiana Massarelli) che sconteranno la loro misura restrittiva agli arresti domiciliari. Giovedì sarà effettuata l’autopsia sul corpo di Filippo e i risultati saranno determinanti.


Il Giudice ha disposto: “Per tutti la misura degli arresti domiciliari da scontarsi presso le rispettive abitazioni e in particolare: per D.H. per K.M e B.K.  Dispone che gli indagati vengano accompagnati presso i luoghi indicati. Con divieto di uscire se non autorizzati dal Giudice, e con avvertimento che la violazione potrà comportare l’applicazione della custodia cautelare in carcere. La misura applicata, ai sensi dell°art. 303 comma 1 lett. a) n. 3) c.p.p., avrà scadenza il 14.08.2021, salvo emanazione del provvedimento che dispone il giudizio, dell’ordinanza con cui il giudice dispone il giudizio abbreviato, ovvero senza che sia stata pronunciata la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti“.


«Riteniamo – dicono gli avvocati Deflo Berretti e Aldo Poggioni – giusta la decisione di non applicare la custodia in carcere, in ragione degli esiti delle prime emergenze, del fatto che le indagini (fra cui l’esame autoptico) sono ancora in corso e della personalità mite di  B.K.».

«Vi è il concreto pericolo di reiterazione del reato; gli indagati infatti, hanno dato dimostrazione, nell’occasione, di non riuscire a controllare i propri impulsi violenti, come emerge dalle modalità della condotta, originatasi per motivi assolutamente futili». Lo scrive il gip Natalia Giubilei nell’ordinanza di convalida degli arresti.

Per il giudice occorre tener conto «anche del contesto in cui si sono svolti i fatti, fino al tragico finale; se infatti è vero che gli indagati hanno partecipato alla rissa, dall’altra parte vi era un gruppo di persone, ben più nutrito, fra cui la vittima, che si è contrapposto con una violenza che è risultata addirittura superiore, se si tiene conto dell’inseguimento, e dell’aggressione con corpi contundenti, come attestano gli ingenti danni alla vettura, dovendosi concludere che solo il fatto di essersi riparati all’interno della stessa, non ha portato ad esiti gravi anche con riguardo all’incolumità fisica degli indagati».

Il tutto sarebbe cominciato all’interno del locale e qui ci sarebbe la testimonianza di un buttafuori che racconta come all’interno i due gruppi avessero iniziato una discussione per poi riprenderla fuori, una volta fatti allontanare. Versione che sarebbe stata esclusa dagli indagati.

Secondo la versione degli indagati, intorno alle 3,40 nel mattino, all’esterno un gruppo di ragazzi stava discutendo e non li avrebbero fatti passare per andare e prendere la propria auto. Una parola di troppo e la rissa esplode. I tre si rifugiano in auto mentre l’altro gruppo li accerchia e rompe il lunotto superiore e i vetri posteriori dell’auto.

Uno dei ragazzi (D.H.) “raggiunto dai vetri del lunotto, scendeva dall’auto e affrontava uno dei ragazzi, Filippo, dandogli un pugno al volto; il ragazzo cadeva a terra all’indietro e, mentre stava rialzandosi, sollevando testa e spalle da terra, sarebbe sopraggiunto un altro ragazzo che gli dava un calcio al volto, facendolo ricadere a terra, forse privo di sensi”.

Un altro degli indagati (B.K.), “sempre accerchiato dai ragazzi che stavano colpendo lui e la vettura, faceva retromarcia e, non avvedendosi di Filippo a terra dietro di lui, lo investiva, passandogli sopra, per poi ripartire”.

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