PERUGIA – Chi avrebbe aiuto l’uomo a portare via il corpo della donna ora ha un volto. Qualcuno che si sarebbe fatto vivo in modo spontaneo, con una chiamata. «L’ho aiutato io, ma vi spiego». Il presunto complice, per quanto emerso per ora, sarebbe complice in maniera relativa, perché secondo quanto avrebbe raccontato agli investigatori, ignorava completamente cosa potesse esserci dentro a quell’imballaggio.
A Miceli che gli chiedeva un favore, ha risposto rendendosi disponibile per il trasporto, senza chiedere spiegazioni sul contenuto. Si è reso conto che quel favore non era una semplice cortesia ed è venuto allo scoperto. Questo, come detto, avrebbe sostenuto. Al momento nei suoi confronti non risultano provvedimenti di alcun tipo, la versione fornita sembrerebbe essere coerente. Ma il quadro delle vicenda è in costante evoluzione.
Le indagini sulla morte di Olga Dunina, massacrata di botte e poi abbandonata in un boschetto lungo via La Pasciana, tra Spello e Foligno, hanno preso una direzione ben precisa. Il marito della donna, Giovanni Miceli, 67 anni, ex operaio ora in pensione, è stato indagato dalla Procura di Perugia con l’accusa di omicidio volontario. Da martedì, quando il corpo della donna è stato ritrovato per caso da un uomo che si era addentrato nei cespugli per un bisogno fisiologico, non si trova. Le ultime tracce portano verso Roma, dove aveva vissuto in passato per 30 anni, dove vivono l’ex moglie e un figlio. Secondo una prima ricostruzione dell’accusa, Miceli avrebbe ucciso la moglie nella stanza dove vivevano, in via Petrucci, a Foligno. In quella stanza i carabinieri del Ris, reparto investigazioni scientifiche, hanno trovato delle tracce che possono essere di sangue. L’uomo, successivamente, avrebbe provveduto ad avvolgere con cura quasi maniacale il cadavere in un lenzuolo e poi metterlo in uno scatolone che Miceli ha preso fuori da un negozio e trasportato nel posto del ritrovamento, facendosi aiutare da un amico.

Commenta per primo