Disabili maltrattati: “Mi diceva ‘casa’ quando lo accompagnavo, ma io non avevo capito”

Disabili maltrattati: "Mi diceva 'casa' quando lo accompagnavo, ma io non avevo capivo"

Disabili maltrattati: “Mi diceva ‘casa’ quando lo accompagnavo, ma io non avevo capito”

Disabili maltrattati – “Mi diceva ‘casa’ quando lo accompagnavo lì, ma io non capivo”. A raccontarlo a Umbria Journal è Valentina (nome di fantasia ndr), un’amica di un ragazzo autistico. Il giovane frequentava il centro diurno di Collestrada, passato alla cronaca dopo gli strattoni, le percosse, gli insulti, il lancio di oggetti, calci, schiaffi e pugni alle persone ospitate. Per questi episodi i carabinieri del Nas hanno arrestato delle persone e l’Autorità giudiziaria sta ancora svolgendo le indagini.

“Non voleva andarci” – dice l’amica che ha chiesto di restare anonima. “Io sinceramente lo associavo più ad un fatto di pigrizia, perché se avessi avuto il minimo di sospetto…” (sospira ndr). “Quando abbiamo saputo quello che accadeva lì dentro – aggiunge – siamo rimasti molto scioccati, io tantissimo”. 

Valentina ha detto ad Umbria Journal che ha cominciato a prendersi cura di questo ragazzo fin dall’inizio della pandemia. “C’erano dei periodi in cui lo vedevo un po’ più depresso – dice –, rispetto alla volta precedente. Ma non lo associavo a quel fatto lì. So solo che lui quando mi vedeva, mi collegava al giorno in cui non andava in quel posto ed era molto contento di stare con me”.

Gli autistici non parlano, ma ci sono diversi gradi di autismo. “Lui ogni tanto dice qualche parola. Con me ha un bellissimo rapporto, forse perché non sono un’operatrice, forse perché mi vede più come un’amica, con me vive una dimensione più familiare e la domenica mattina lo porto a casa mia”. 

E ha raccontato quando lo accompagnava alla struttura: “Quello che posso dire è che non c’era né il buongiorno, né un sorriso quando arrivavamo da parti di ci accoglieva, né a me che lo portavo, né al ragazzo che entrava. Chi lo aspettava era di una freddezza unica, si vedeva che non era motivato. Io oltre a questo non avevo alcun contatto con il personale del centro perché lo lasciavamo sul piazzale e lui doveva salire da solo. Credo ci fosse un protocollo da seguire all’interno della struttura e che doveva essere rispettato”.

Gli ospiti della centro come più volte è stato raccontato dalla stampa, in caso di “punizione” erano costretti con la forza a rimanere per lunghi periodi e a volte anche per l’intera giornata, seduti su poltrone e divani. La struttura è gestita da una Fondazione creata dai genitori dei ragazzi autistici, che sono naturalmente parte offesa nella vicenda.

“Per adesso – continua Valentina – lui ha smesso di andarci, quando l’ho saputo sono stata male due giorni. Mi sono sentita in colpa anche io, perché lui mi chiedeva di portarlo a casa. Ma io non ho capito le sue esigenze e mi sono sentita male per lui, ma anche per gli altri ragazzi. Ci sono rimasta malissimo, una rabbia molto forte”. 

Valentina poi parla del carattere del ragazzo di cui si prende cura: “Lui con me cerca di farsi capire, ma molto spesso non riesco a comprendere se ha mal di testa, se ha brutti pensieri o se c’è qualcosa che non va. Poche parole essenziali e fondamentali per lui, come ‘pipì’, ‘usciamo’, ‘biscotto’. Non è un ragazzo aggressivo e lo accudisco io che non ho nessuna esperienza, ma se gli chiedo un bacio me lo dà, se gli chiedo un abbraccio me lo dà”.

Gli autistici non parlano e non possono raccontare ciò che vedono, ciò che vivono e ciò che subiscono, sono autolesionisti. Vanno sempre stimolati ad andare oltre il loro limite. “Veniva portato lì anche per stimolarlo nella manualità – conclude Valentina –, fargli fare qualcosa all’aperto, in modo tale di alleggerire i genitori che vivono questa situazione quotidianamente. Questa è la cosa terribile, un genitore vuole il meglio per il proprio figlio. Oltre alla violenza c’era il fatto che non gli facevano fare nessuna attività. Se devono stare fermi tutto il giorno sul divano, tanto vale che restino a casa”.

A denunciare alle autorità i propri sospetti sugli educatori e sugli operatori è stato il papà di un ospite dopo che il figlio era tornato a casa con dei lividi sulle natiche e in altre parti del corpo.

Disabili maltrattati, torna libero uno dei tre educatori

1 Commento

  1. Appresa la notizia è come se mi avessero accoltellata !!
    Sono la mamma di un ragazzino autistico e per noi genitori è già un macigno il dopo di noi!
    Sentire questi avvenimenti ,non solo con i ragazzi autistici ,con gli anziani ,negli asili nidi è un resoconto di come è la nostra società .
    C’è la prendiamo con i soggetti fragili , invece di aiutarli e ringraziare Dio di non avere quei problemi !
    Esaltiamo i furbi , i disonesti e continuiamo a prendervela con chi vive ai margini , con i senza tetto , invece di aiutarli o quanto meno ringraziare Dio di avete un tutto e un pasto caldo !!
    Mi sapete dire inoltre cosa si intende per normalità ?
    Figli che uccidono i genitori , genitori che uccidono i figli !!
    Credetemi ringrazio Dio di avermi fatto dono di Manuel una creatura che ,nonostante le sue difficoltà , è rimasta con il cuore puro .
    Lui è il dono più prezioso e grande che Dio poteva farci !!
    Dovrei desiderare un figlio ,cosiddetto normale che ,solo perché vede un ragazzo sorridere ,lo ammazza !!!
    Io ho il gran dono di vedere mio figlio con gli occhi di Dio e per me e mio marito non esiste figlio migliore ,nonostante i tanti problemi che dobbiamo affrontare !!
    Vi ringrazio dello spazio che mi avete concesso !!
    state sempre dalla parte degli ultimi e degli indifesi !!

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