Covid, Umbria tra le prime regioni per le percentuali di dosi inoculate

 
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Covid, Umbria tra le prime regioni per le percentuali di dosi inoculate

Covid, Umbria tra le prime regioni per le percentuali di dosi inoculate

L’Umbria è tra le regioni italiane con la maggiore percentuale di dosi di vaccini anti Covid inoculate in base ai dati aggiornati dal Governo alle prime ore del mattino del 19 aprile. Nei giorni scorsi era la prima, adesso è al secondo posto. E’ stata superata dal Veneto, ma la differenza è sottile. Ne sono state infatti somministrate 236.932 delle 256.465 finora fornite, il 92.4%, meglio della media nazionale che è 88%. La regione di Luca Zaia ha raggiunto il 92,6%, a seguire Puglia 91,7% ed Emilia Romagna con 91,1, Molise 90,3%, Campania 90,2% e Marche 90,1%. Tutte le altre regioni si trovano sotto al 90. Riguardo alle somministrazioni per categorie, in Umbria al primo posto ci sono gli ultraottantenni con 94.017.

Nel frattempo si registra ancora un calo di ricoverati Covid negli ospedali dell’Umbria, ieri 255, 15 in meno rispetto al giorno prima. Sono invece 34, uno in più, i pazienti in terapia intensiva. Registrati nell’ultimo giorno 113 nuovi positivi, 149 guariti e tre morti. Gli attualmente positivi sono ora 3.422, 39 in meno. Sono stati analizzati 2.219 tamponi e 3.934 test antigenici. Il tasso di positività è del 1,8 per cento sul totale (ieri 1,37) e del 5 per cento (ieri 3,7) sui soli molecolari.

La situazione dei comuni va migliorando con un calo lento e costante di attualmente positivi: Amelia (32), Assisi (97), Bastia Umbra (40), Bettona (21), Cannara (57), Città di Castello registra ancora un numero superiore a 100 di contagiati (157 con l’esattezza), così come Foligno (197), Gubbio (255), Magione (40), Marsciano (62), Narni (69), Norcia (38), Orvieto (42), Perugia (411), San Giustino (53), Spoleto (158), Terni (399), Todi (62), Umbertide (67).

L’Umbria è in fascia arancione ma dal 26 aprile riapriranno i ristoranti che dovrebbero tornare a offrire i propri servizi al tavolo (anche di sera ma all’aperto). Scelta fortemente contestata dagli stessi ristoratori, perché è impossibile in questo periodo mangiare all’aperto, no ai dehors. Le temperature ancora fredde non lo permettono. E anche per questo che domenica mattina hanno fatto una protesta autorizzata davanti alla villa di Draghi a Città della Pieve. Luogo dove il Presidente si ritira nel fine settimana, ma non c’era.

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