Coronavirus, la sanità umbra si ammala, oltre 100 addetti in quarantena

 
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Coronavirus, attive 17 unità speciali per pazienti positivi che non necessitino di ricovero

Coronavirus, la sanità umbra si ammala, oltre 100 addetti in quarantena

La sanità comincia a bloccarsi, perché i suoi eroi sono costretti a fermarsi. Il virus colpisce anche loro. Basta il contagio di una solo persona che scatta la quarantena per una decine di persone o forse più.

E’ il caso di un’ematologa del Day Hospistal dell’ospedale di Perugia che è risultata positiva al Covid-19. Quindici colleghi dello stesso reparto sono stati posti in isolamento. Potranno rientrare in servizio «esclusivamente all’esito negativo del tampone», dice il commissario straordinario Antonio Onnis. «La dottoressa – ribadisce Onnis – aveva sempre indossato la doppia mascherina chirurgica poiché opera in un reparto particolarmente sensibile alle infezioni». I pazienti – apprendiamo successivamente – non corrono alcun rischio, tra l’altro la donna era a casa già da giorni, forse 2 o 3, per una sindrome influenzale. Una volta fatto il tampone si è scoperta la positività e quindi è scattato il protocollo.

A Città di Castello, ancora ieri, sono finiti in isolamento altri venti operatori sanitari, non hanno sintomi ma sono venuti a contatto con un paziente risultato positivo che era ricoverato per altre patologie. Tra i positivi dunque ci sono anche una decina di addetti che lavorano negli ospedali e con loro oltre 100 tra medici, infermieri e operatori sociosanitari si trovano ristretti nelle loro abitazioni per motivi precauzionali. Queste assenze rischiano di far rallentare il funzionamento del sistema, già messo duramente alla prova.

Il virus non risparmia nessuno. Anche la viceministro dell’Istruzione, l’umbra Anna Ascani risulta tra i contagiati. Lo ha annunciato lei stessa via Facebook. Da sabato la vicepresidente del Pd era in isolamento volontario: «Dopo il manifestarsi dei primi sintomi – racconta – ho effettuato il tampone che è risultato positivo, per fortuna sono rimasta a casa, questo dimostra quanto è importante seguire le indicazioni sanitarie».

I sindacati dei medici alzano la voce. Dopo la protesta di Cgil, Cisl e Uil e della Fimmg (Federazione Medici di Famiglia) che ha scritto alla Tesei, ieri è arrivata la presa di posizione della Rsu dell’ospedale di Perugia. «Chiediamo la sospensione dei ricoveri programmati – dice il coordinatore Claudio Capanni – e delle prestazioni ambulatoriali differibili, la sospensione totale dell’intramoenia e gli accessi all’ospedale devono essere subordinati alla misurazione della febbre». I quattro commissari straordinari delle aziende sanitarie replicano così alla diffida presentata da Cgil, Cisl e Uil: «Le aziende sanitarie si sono adeguate alle varie fasi epidemiologiche. In ogni azienda è stata creata un’unità di crisi, sono stati attivati specifici corsi di formazione per gli infermieri e la gestione dei casi sospetti. Infine, nessuna intimidazione, ma eventuali situazioni vanno denunciate subito così da consentire l’avvio di accurate indagini».

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