Concorsopoli, la Procura di Perugia ha chiesto condanne per 23 imputati
Concorsopoli – La Procura di Perugia ha chiesto condanne per 23 imputati nel processo che riguarda la presunta manipolazione di concorsi banditi dall’Azienda ospedaliera di Perugia e dall’Usl Umbria 1. Le pene richieste vanno da un anno e quattro mesi a tre anni e quattro mesi di reclusione per un totale di 37 anni.
Tra gli imputati ci sono figure di spicco come l’ex presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, e l’allora sottosegretario all’Interno e segretario regionale del Partito democratico, Gianpiero Bocci. Per entrambi, i pubblici ministeri Paolo Abbritti e Mario Formisano hanno chiesto l’assoluzione dall’accusa di associazione per delinquere.
L’inchiesta, avviata nel 2019, ha portato alle dimissioni di Marini dalla carica di presidente della Regione Umbria. Durante l’udienza di oggi, in cui sono state presentate le richieste dei pm, Marini non era presente in aula. Per lei, i sostituti procuratori hanno chiesto una condanna a due anni di reclusione.
Per Gianpiero Bocci, invece, la richiesta dei pm è di due anni e tre mesi di reclusione. Durante la requisitoria, i pm hanno chiesto l’assoluzione dall’accusa di aver rivelato alcuni particolari dell’indagine.
Luca Barberini, ex assessore regionale alla sanità, è accusato di associazione per delinquere e per lui sono stati chiesti tre anni e quattro mesi di reclusione. Tra le altre richieste di condanna, quella di un anno e cinque mesi per Emilio Duca, ex direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia.
Per Maurizio Valorosi, ex direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera di Perugia, è stata chiesta l’assoluzione per l’accusa di peculato e una condanna a quattro mesi per associazione per delinquere. Valorosi è già stato condannato a due anni (pena sospesa) in seguito a un patteggiamento.
Secondo i pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, l’indagine ha fatto emergere come nel tempo, da parte di alcuni degli imputati, fosse stata creata “una vera e propria rete di sistema attraverso cui condizionavano gran parte dei concorsi pubblici gestiti dall’Azienda ospedaliera di Perugia e da altre aziende sanitarie umbre, impartivano le direttive attraverso i vertici aziendali di nomina politica, affinché i concorsi pubblici venissero manipolati a favore dei candidati indicati da loro stessi”.

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