Cinque poliziotti aggrediti da un detenuto al carcere di Capanne

 
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Cinque poliziotti aggrediti da un detenuto al carcere di Capanne

Ennesima giornata di follia e violenza, questa mattina, nel carcere Capanne di Perugia, con cinque appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria contusi che sono dovuti ricorrere alle cure dei sanitari. Lo denuncia in un comunicato stampa Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Calci e pugni agli agenti della polizia penitenziaria. E’ quanto accaduto questa mattina nel carcere di capanne, dove un detenuto con problemi psichiatrici, originario del Gambia, ha aggredito due agenti. I poliziotti sono stati costretti ad essere medicati in quanto hanno riportato ferite guaribili in 5 e due giorni. Altri due sono stati visitati e medicati, ma senza alcuna prognosi. L’africano, sostenendo di essere detenuto ingiustamente non voleva saperne di rientrare in cella e dopo essere stato accompagnato dal coordinatore del reparto ha dato in escandescenze ferendo gli agenti.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, esprime solidarietà e vicinanza ai colleghi feriti al carcere Capanne di Perugiaa e denuncia: “quel che è accaduto, di una violenza inaccettabile, ci ricorda per l’ennesima volta quanto sia pericoloso lavorare in un penitenziario. Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. E tutto questo in assenza di provvedimenti utili a garantire la sicurezza e l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria.

E allora è mai possibile che nessuno, al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, abbia pensato di introdurre anche per la Polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti, per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a Polizia di Stato e Carabinieri, ossia pistola “taser” e spray al peperoncino? Anziché pensare a sospendere la folle vigilanza dinamica ed il regime detentivo aperto, che sono causa della crescita esponenziale degli eventi critici in carcere, secondo le indiscrezioni contenute in taluni comunicati sindacali i vertici del DAP penserebbero buone prassi già diffuse nei penitenziari italiani.

Piuttosto che pensare alle tutele ai poliziotti, a come consentire di contrastare le aggressioni, le colluttazioni e i ferimenti si verificano costantemente, con poliziotte e poliziotti contusi, offesi e feriti e addirittura colpiti dal lancio di feci e urine dei detenuti, con celle devastate ed incendiate l’Amministrazione Penitenziaria penserebbe ad introdurre presunte buone prassi che non si sa bene cosa siano”.

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