Caso Valnestore, chiesta l’archiviazione per i danni alla salute

Caso Valnestore, chiesta l’archiviazione per i danni alla salute

Caso Valnestore, chiesta l’archiviazione per i danni alla salute

Procura di Perugia chiede l’archiviazione per le accuse di omicidio colposo e lesioni nei confronti di nove indagati tra amministratori e responsabili dell’Enel più amministratori della Valnestore Sviluppo Spa.

È stata notificata ieri la richiesta da parte dei pubblici ministeri Paolo Abbritti e Gemma Miliani in relazione all’indagine scaturita dall’esposto presentato tramite gli avvocati Valter biscotti e Valeria Passeri da 233 cittadini della Valnestore. Si tratta di persone offese tra parenti delle vittime (deceduti tra il ’92 e il 2017) e altri malati colpiti da tumore.

«Non può dirsi sussistente il nesso causale tra le condotte contestate agli indagati e gli eventi di morte e lesioni personali per malattie tumorali», scrivono i pm nelle 48 pagine di richiesta di archiviazione per gli indagati dirigenti di Enel Produzione spa e di Sviluppo Valnestore.

«…le doglianze ei fatti riportati dalle persone offese, con riferimento alle condotte in ipotesi
di reato sopra evidenziate, appaiono difficilmente idonee alla luce delle risultanze degli
accertamenti approfonditi effettuati dall”USL Umbrial a rendere configurabili condotte
causalmente idonee, ai sensi e per gli effetti dell”art. 40 c.p., ad attribuire l°evento lesivo
morte o lesioni personali agli indagati in precedenza individuati….»

L’avvocato Valter Biscotti annuncia l’opposizione alla richiesta di archiviazione: «Le famiglie mi hanno chiesto di scoprire se le loro malattie e i loro morti sono causati dall’attività della centrale di Pietrafitta – aveva dichiarato nei mesi scorsi -. Ho il compito di andare fino in fondo e di scoprire la verità».

E ancora: «Gli accertamenti… non sono in grado di provare oltre ogni ragionevole dubbio il nesso causale tra le condotte poste in essere e l’evento morte o lesione negli anni delle persone offese». Sembra determinante la consulenza dell’Ufficio sanitario locale: «La relazione dell’Usl Umbria 1 rileva che, in assenza di documenti certi, non è possibile per alcuno esprimersi in termini di mortalità e morbosità per patologie neoplastiche nella popolazione lavorativa in questione.

«…L°analisi delle materie prime impiegate nei processi interni di lavorazione e di
produzione di energia elettrica rivela, per alcuni gruppi omogenei di lavoratori, una
esposizione ad agenti cancerogeni come le ‘libre di amianto/FCR, quarzo, metalli pesanti
cancerogeni (nichel, arsenico, cobalto, cromo esavalente), OCD, PCB ecc.Tuttavia, gli accertamenti particolarmente complessi per il numero elevato di persone offese, per l°arco temporale intercorso e per la specificità tecnico scientifica della materia, non sono in grado di provare oltre ogni ragionevole dubbio, ex art. 533 c l c.p.p. e 27 Cost., il nesso causale tra le condotte poste in essere e 1°evento morte o lesione
nei danni delle persone offese…»

Le attività svolte dagli anni ’90 in poi, perlomeno per quanto attiene agli obblighi documentali e le attività di sorveglianza sanitaria, appaiono essere state condotte nel rispetto della normativa di salute e sicurezza vigenti, tenendo anche conto delle informazioni scientifiche disponibili al momento».

«…I risultati degli accertamenti medico scientifici hanno consentito di individuare alcune attività a rischio cancerogeno che sono state espletate sia in Centrale che in Miniera fino agli anni ’90 e rappresentate dalle attività di escavazione in miniera con terreno argilloso, alla presenza di materiali contenenti amianto e fibre ceramiche refrattarie come coibentanti, come guarnizioni o parti di macchine e o attrezzature, ecc., ad attività di saldatura svolte sia in officina che in ambiente esterno ecc. Trattasi di agenti e lavorazioni associati a particolari tipi di tumore, tra cui in primo luogo, per frequenza i tumori dell”apparato respiratorio che sono quelli che ci si dovrebbe attendere anche nella popolazione lavorativa interessata. La relazione dell°USL Umbria l rileva che, in assenza di documenti certi, non è possibile per alcuno esprimersi in termini di mortalità e morbosità per patologie neoplasticlie nella popolazione lavorativa in questione né tanto meno avanzare ipotesi di i11 termini di rischio attribuibile. Nello specifico, la consulenza accerta che soltanto in circa la metà dei casi segnalati si è riusciti a trovare un riscontro favorevole, cioè un°effettiva causa di morte per patologia neoplastica o morbosità per patologia neoplastica e, comunque, non ha palesato significative differenze rispetto alla popolazione generale. In particolare si segnala, sia trai deceduti che tra gli ammalati, Passenza di casi di tumori ad alta frazione eziologica, cioè di tumori che sono per la gran parte correlati ad attività lavorative. Ma anche i tumori a bassa frazione eziologica, in particolare i tumori del polmone e della laringe, maggiormente attesi sulla base dei profili di rischio ricostruiti, non sono emersi con particolare frequenza trai casi segnalati…»

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