Aggressione Ponte Felcino, parla CasaPound nel giorno della manifestazione antifascista

Non abbiamo fatto in tempo di finire di affiggere il secondo manifesto che sento battere dei bastoni e il da lì comincia la aggressione

Aggressione Ponte Felcino, parla CasaPound nel giorno della manifestazione antifascista

PERUGIA – «Le cose sono andate così come stanno venendo alla luce, anche se noto che si parla di rissa e non di aggressione. Io e altri due militanti di CasaPound stavamo appena iniziando da affiggere il nostro primo manifesto, sentiamo una macchina che passa che ci urla mentre attaccavamo il secondo manifesto. Non abbiamo fatto in tempo di finire di affiggere il secondo manifesto che sento battere dei bastoni e il da lì comincia la aggressione». Solo le parole di Antonio Ribecco di Casapound che ha racconta in una intervista come sono andate le cose.

Vi siete difesi? «Sì, aggressione da cui ci siamo naturalmente difesi, non ci aspettavamo che la mattina successiva avremmo trovato sui giornali questa fandonia creata ad arte di questo ipotetico aggredito a coltellate che andava a piangere sui giornali e raccontare tutt’altra situazione che vediamo adesso sta ritornando sui binari della verità».

Cosa si dice nelle ultime ore? «C’è un testimone che ha visto militanti di CasaPound che stavano attaccando dei manifesti, si ferma un’altra macchina, delle persone scendono con bastoni aggredisce i  militanti che si difendono».

C’è un altro dato importante? Sì è quello della colla dei manifesti trovati ancora freschi dagli inquirenti, nessun manifesto di potere al popolo appena affisso da poco c’era in quella plancia elettorale, nessuno stava facendo affissioni eccetto noi. Un altro dato importante che non c’era nessuna arma da taglio come i presunti accrediti dicono, ma c’era solamente una scopa con cui stavamo facendo affissione che è stata l’unica nostra arma in possesso per difenderci».

Ci sono degli indagati? «Gli indagati sono quelle due persone che dicono essere stati aggrediti e si sono fatti refertare e noi tre militanti che abbiamo fatto denuncia contro ignoti. Siamo stati sentiti e abbiamo dichiarato di essere stati aggrediti perché eravamo in quel posto».

E’ vero che c’è un secondo testimone? «Non si capisce bene dai quotidiani se si parla di un secondo testimone o se sia sempre la signora intervistata da Umbria 24 dichiarando quello che era successo la sera precedente».

Siete stati sentiti dalla magistratura? «Siamo stati sentiti dagli inquirenti, la magistratura e il Procuratore si deve ancora esprimere il procuratore. Premo a sottolineare questi dati importanti che sono emersi dall’indagine, ovvero che gli unici manifesti freschi trovati sul posto erano di CasaPound, gli unici militanti ad attaccare i manifesti in quel luogo eravamo noi. C’è questa testimonianza forte che ribalta la verità ma capisco che in questo momento cercano di indirizzare la cosa su una rissa tra due gruppi mentre si parla di una vera e propria aggressione nei nostri confronti. Dopo tutto il caso mediatico montata ad arte è difficile ribaltare la situazione è ammettere la verità che è scomodo ai più».

Cosa vi siete fatti? Ad aver riportato alcune contusioni alla schiena, alla spalla, alla testa e, come potete vedere dalle immagini, al naso, sono stato io. Mi hanno dato 7 giorni di prognosi e gli altri ragazzi hanno avuto graffi e non si sono fatti refertare poiché il più esposto ero io e quindi sono quello che ha ricevuto maggiori colpi».

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