Agente penitenziaria aggredito durante il piantonamento

 
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Sangue e violenza, oggi, nel carcere di Orvieto, aggredito un Sovrintendente

Agente penitenziaria aggredito durante il piantonamento

Assistente capo della Polizia penitenziaria aggredito mentre svolgeva il turno di piantonamento presso il reparto psichiatrico dell’ospedale perugino di un detenuto di nazionalità magrebina di circa 40 anni.

A darne notizia e la segreteria regionale Uilpa. Apprendiamo di un’altra aggressione, questa volta avvenuta nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Perugia dove un detenuto magrebino di circa 40 anni ha aggredito un assistente della polizia penitenziaria. Detenuto noto per la sua aggressività e problemi psichiatrici, da quando apprendiamo, è stato moltissime volte rapportato per fatti ed episodi analoghi. L’assistente – scrive il sindacalista Uilpa Romagnoli -, ha avuto 10 giorni di prognosi.

L’episodio è accaduto nella giornata di ieri intorno alle ore 21.10, quanto il detenuto senza apparenti motivi e improvvisamente, sferrava due pugni al poliziotto colpendolo al petto e al volto, solo grazie al tempestivo intervento dell’altro assistente in servizio, si e scongiurato il peggio.

Non si può più andare avanti così, il personale è stremato. Da qui la richiesta del sindacato dei baschi azzurri: “Per la Uilpa bisogna intervenire e modificare la legge sulle REMS perché, cosi com’è scritta, a rischiare è solo il personale di Polizia Penitenziaria e i dirigenti. Appare urgente, quindi, determinare protocolli d’intesa, specifici poi nelle diverse realtà, con le Regioni appunto al fine di gestire questa tipologia di detenuti”.

“Alle ore 22:00 circa il detenuto chiedeva di uscire dalla cella dove stava ubicato, ma dopo i vari e giusti dinieghi da parte del Personale di Polizia Penitenziaria, passati qualche minuto, si è avventato contro l’Assistente capo sferrandogli un pugno alla testa e successivamente colpendolo più volte al fianco e alla spalla. Immediatamente l’altro collega presente andava in soccorso, chiedendo anche l’ausilio del personale infermieristico presente, con il quale si riusciva a calmare la furia del detenuto. Successivamente veniva contattato l’istituto per avere un intervento di supporto di altro personale, che raggiungeva in poco tempo il nosocomio dando supporto e per far si che il collega fosse portato al pronto soccorso per le cure. Questa volta si è sfiorata nuovamente la tragedia, anche perché il detenuto di grossa stazza fisica e conosciuto nell’ambito carcerario, si è sempre reso protagonista di aggressioni sul personale di Polizia Penitenziaria, e questa volta se non vi fosse stato la prontezza dei poliziotti e l’immediato intervento del personale infermieristico sarebbe successo il peggio. Sembrerebbe infine che, dopo la vile aggressione effettuata nei confronti dell’Assistente Capo Coordinatore al quale va tutta la nostra solidarietà, il collega avrebbe chiesto più volte al medico del reparto se era il caso di contenerlo, ma da parte dello stesso vi è stata risposta negativa”.
Spiega Donato Capece, segretario generale del SAPPE, “ormai è un bollettino di guerra: servono interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre”, afferma. “La quotidianità professionale del Corpo di Polizia Penitenziaria non si contraddistingue affatto per violenza ma per operatori della sicurezza che sanno conciliare invece le attività di polizia con quelle di trattamento rieducativo. Ogni giorno giungono notizie di eventi critici tra le sbarre ed aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. E allora è mai possibile che nessuno, al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, abbia pensato di introdurre anche per la Polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti, per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a Polizia di Stato e Carabinieri, ossia pistola “taser” e spray al peperoncino?”.

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