Accoltellò 39enne a Foligno, chiuse le indagini preliminari

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Tentato omicidio, accusa dura contro dirigente comunale umbro

La Procura di Spoleto ha chiuso le indagini preliminari sull’aggressione avvenuta durante una lite tra vicini legata alla gestione dei cani. Al centro dell’inchiesta c’è un 62enne, dirigente del Comune di Foligno, accusato di tentato omicidio aggravato dai futili motivi nei confronti di un uomo di 39 anni rimasto gravemente ferito.

Secondo l’impostazione accusatoria dei magistrati, l’uomo avrebbe compiuto atti idonei e diretti a provocare la morte della vittima, colpendola con un coltello dotato di lama di circa nove centimetri. Il fendente, sferrato all’addome durante il confronto degenerato in violenza, viene ritenuto dalla Procura non un gesto di difesa ma un’azione deliberata.

La ricostruzione dell’aggressione

L’episodio è maturato nel contesto di un conflitto tra vicini legato ai cani, un dissidio che nel tempo avrebbe alimentato tensioni sempre più accese. Durante l’ultimo confronto tra i due uomini la discussione sarebbe rapidamente degenerata.

Secondo la ricostruzione investigativa, nel corso della lite il dirigente avrebbe impugnato il coltello e colpito il 39enne allo stomaco, provocando una ferita estremamente grave. Il quadro clinico della vittima è apparso da subito critico, tanto da rendere necessario il trasporto urgente in ospedale.

I sanitari hanno proceduto a un intervento chirurgico d’urgenza, operazione che si è rivelata decisiva per salvargli la vita. Proprio la gravità della lesione e la dinamica del colpo rappresentano, per l’accusa, elementi centrali nella contestazione del tentato omicidio.

La posizione della Procura

Per gli inquirenti il gesto non può essere ricondotto a un semplice scatto d’ira. La Procura ritiene che il colpo inferto con l’arma da taglio fosse diretto a uccidere e non a neutralizzare un’aggressione. Da qui la contestazione formale del tentato omicidio, aggravato dalla circostanza dei futili motivi, legati a una disputa considerata di minima entità rispetto alla violenza esercitata. La chiusura delle indagini preliminari rappresenta il passaggio che precede la richiesta di rinvio a giudizio. In questa fase la difesa potrà presentare memorie e osservazioni prima della decisione del giudice sull’eventuale processo.

La reazione della parte offesa

Il legale della vittima, Alessio Fiacco, ha espresso soddisfazione per l’impostazione dell’accusa. Secondo l’avvocato, la conclusione delle indagini conferma che l’episodio non può essere ridotto a una lite degenerata, ma configura una aggressione violenta e mirata.

La persona ferita, infatti, ha affrontato conseguenze pesanti sia dal punto di vista fisico sia sul piano psicologico. L’intervento chirurgico e il lungo periodo di recupero rappresentano solo una parte delle ripercussioni di quanto accaduto.

La difesa della vittima ha già annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile qualora il procedimento approdi in aula, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento delle responsabilità e un adeguato risarcimento per i danni subiti.

La strategia difensiva dell’indagato

Di segno opposto la linea della difesa del 62enne. Il dirigente comunale continua infatti a sostenere la tesi della legittima difesa, affermando che l’azione sarebbe avvenuta in un contesto di pericolo e tensione.

Il suo avvocato ha già anticipato che verrà depositata una memoria difensiva per contestare l’impostazione accusatoria. Secondo la ricostruzione della difesa, al massimo si potrebbe ipotizzare il reato di lesioni personali, ritenuto più aderente ai fatti rispetto alla contestazione di tentato omicidio.

Le misure cautelari

Nel corso delle indagini il dirigente comunale era stato inizialmente sottoposto alla misura degli arresti domiciliari. Alcune settimane fa il provvedimento è stato sostituito con una misura meno restrittiva. Attualmente Castellani è sottoposto a obbligo di dimora a Porto San Giorgio, nelle Marche. La decisione è stata adottata nell’ambito della valutazione delle esigenze cautelari, mantenendo comunque un controllo sull’indagato durante lo sviluppo della vicenda giudiziaria.

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