PERUGIA, PREVENZIONE TUMORI COLLO DELL’UTERO E VACCINO ANTI-HPV

Prevenzione Tumore Collo dell'Utero
Prevenzione Tumore Collo dell'Utero
Prevenzione Tumore Collo dell’Utero

(umbriajournal.com) PERUGIA – “Io mi proteggo”, “guarda al futuro” e “pensa alla tua salute” sono i tre slogan, calibrati su altrettante  fasce d’età, dagli 11 ai 64 anni, in cui si articola la campagna di comunicazione promossa dall’assessorato regionale alla sanità nell’ambito del programma di prevenzione dei tumori  al collo dell’utero e di vaccinazione antiHPV. La campagna, illustrata stamani a Palazzo Donini,  potrà contare su 45 mila depliant, 4 mila 500 locandine e 900 contenitori che verranno distribuiti negli ambulatori dei pediatri di libera scelta, dei medici ginecologi e  di medicina generale, oltre che nei punti vaccinali, consultori, centri salute e poliambulatori cup.

“La campagna – ha spiegato Mariadonata Giaimo, dirigente del servizio prevenzione della Regione Umbria –  si avvale del volto di tre donne di età diversa, con il duplice obiettivo di proseguire il programma regionale di screening e di promuovere tra le ragazze che hanno compiuto gli 11 anni la vaccinazione antiHPV, partita in Umbria nel 2006.” “L’Umbria – ha sottolineato Giaimo – ha conseguito un risultato assolutamente positivo nella graduatoria stilata dal ministero della salute, collocandosi al secondo posto tra le regioni italiane per copertura vaccinale, con un dato che è  di poco superiore all’82%.

E’ dunque importante proseguire su questa strada – ha detto –   per informare e ricordare che il vaccino è uno strumento fondamentale di prevenzione contro il virus e che garantisce una protezione di oltre il 90% contro l’insorgenza del tumore”.  Positivi per l’Umbria anche i dati che riguardano lo  screening. “Abbiamo raggiunto alti livelli di adesione – ha confermato. Sono infatti circa il 55% le donne, tra i 25 ed i 64 anni, che hanno partecipato al programma. La campagna di comunicazione sullo screening cervicale  che presentiamo oggi – ha concluso Giamo –  ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle donne sull’importanza di aderire a questo programma di sanità pubblica,  ma soprattutto di far sapere che questo screening, che nella nostra regione ha una tradizione più che decennale sta  cambiando”.

“La campagna di screening promossa dalla Regione – ha detto Basilio Passamonti  responsabile del laboratorio unico di screening – sancisce  l’importante passaggio dal vecchio pap-test al test di ricerca del DNA virale, denominato HPV primario, in direzione di una maggiore efficacia nella prevenzione dei tumori al collo dell’utero”.

“Le donne tra i 25 e i 34 anni saranno chiamate a sottoporsi al pap test ogni 3 anni, mentre quelle dai 35 ai 64 anni saranno invitate a fare il test HPV primario ogni cinque anni perché il potere protettivo di questa analisi ci consente di allungare i tempi di screening. Rispetto al pap test – ha aggiunto Passamonti – l’HPV raddoppia la capacità di scoprire una lesione, con una evidenza che attualmente si attesta su 4,6 donne ogni mille, e quindi di accorciare i tempi della  diagnosi per un numero maggiore di casi. Il lavoro svolto in questi anni per la prevenzione dei tumori al collo dell’utero – ha aggiunto – ha portato l’Umbria ad essere un indiscusso punto di riferimento nazionale. La regionalizzazione dei dati di screening, con l’istituzione di una anagrafe unica e dinamica, lo sviluppo dell’informatizzazione e di nuove tecnologie ci porta oggi a confrontarci con realtà sovranazionali, come testimonia la nostra adesione al sistema di qualità del sistema inglese, non essendoci analoghe situazioni a cui rapportarci nel nostro Paese”.

“Gli ottimi risultati raggiunti dall’Umbria su questo tema, che ne fanno la prima regione italiana ad aver  introdotto su scala regionale questa innovazione – ha detto il direttore della direzione regionale Salute, Emilio Duca – sono frutto anche del processo di riorganizzazione per la realizzazione di un unico laboratorio regionale per lo screening. Un processo durato più di un anno e che ha incontrato non poche resistenze, fatto dalla Regione nell’esclusivo interesse della collettività e della salute pubblica. Non ci sono infatti a livello nazionale – ha concluso Duca – esperienze simili alla nostra, se non iniziative sporadiche che riguardano piccole aree territoriali o singole aziende sanitarie”.

“Obiettivo della Giunta regionale – ha detto l’assessore alla sanità, Franco Tomassoni – è di lavorare per ottimizzare e  semplificare i percorsi di prevenzione e cura, garantendo maggiore efficienza, senza mai – ha sottolineato – abbandonare la qualità nonostante le sempre più esigue risorse a disposizione. Quando abbiamo realizzato il centro unico regionale – ha ricordato Tomassoni – abbiamo dovuto affrontare le forti resistenze di chi  era convinto si trattasse di una operazione dettata dalla necessità di risparmiare, tagliando servizi. I dati che oggi sono stati forniti evidenziano invece la giustezza della scelta allora operata, collocando l’Umbria ai vertici nazionali”.

–“Il nostro obiettivo – ha proseguito l’assessore – rimane quello di promuovere la medicina di prevenzione e del territorio, settori che a livello  nazionale riscuotono poca attenzione rispetto alla spinta verso l’ospedalizzazione. Con la nuova legge di riforma – ha concluso l’assessore – si sta operando un cambiamento culturale: non solo appropriatezza ed efficienza di servizi e prestazioni, ma circolarità di esperienza, conoscenza e sapere tra gli operatori.

In questo quadro si collocano, ad esempio, i progetti a lungo termine a cui stiamo lavorando in questi giorni e che riguardano la salute alimentare, il diabete e l’attività motoria nelle scuole. Voglio ringraziare – ha concluso Tomassoni rivolgendosi agli operatori presenti – chi quotidianamente, insieme a noi, sta lavorando per accrescere, in Umbria, la buona sanità”.

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