Funghi oceanici: una scoperta rivoluzionaria per la medicina
Una scoperta straordinaria è stata fatta nel fondale dell’oceano crepuscolare: una grande quantità di funghi. Questa scoperta, di per sé, non sarebbe così sorprendente. Tuttavia, ciò che rende questa scoperta così eccezionale è il suo potenziale impatto nel campo medico. Si ritiene che questi funghi possano portare alla creazione di nuovi farmaci, con un impatto potenzialmente paragonabile a quello della penicillina.
La rivista Frontiers in Science ha recentemente pubblicato il più grande studio mai condotto sul DNA oceanico, rivelando alcuni segreti affascinanti su questa sezione dell’oceano appena fuori dalla portata della luce solare, da qui il termine “crepuscolare”. Quest’area è ricca di funghi.
Questa sezione dell’oceano, scrive Luca Incoronato di tecnologia.libero.it, situata tra i 200 e i 1000 metri sotto la superficie, è caratterizzata non solo dall’assenza di luce, ma anche da alta pressione e basse temperature. Questo ambiente estremo ha spinto le creature marine che lo abitano ad adattarsi nel corso dei secoli. Ad esempio, gli squali lanterna e gli squali kitefin hanno sviluppato occhi enormi e una pelle bioluminescente.
Fabio Favoretto, ricercatore presso l’Istituto di Oceanografia Scripps dell’Università della California, ritiene che i funghi potrebbero adattarsi in modo unico e inaspettato a questo ambiente. “La penicillina è un antibiotico originariamente derivato da un fungo, il Penicillium. Potremmo trovare qualcosa di simile tra questi funghi oceanici”, afferma Favoretto. La speranza è quindi di scoprire nuove specie con proprietà biochimiche uniche in natura.
È stato recentemente lanciato un nuovo catalogo del DNA oceanico, che include più di 317 milioni di gruppi genici di organismi marini. Questo sviluppo scientifico ha permesso un grande passo avanti nel numero di dati ottenuti dai campioni esistenti rispetto al passato.
L’evoluzione del settore della biotecnologia marina, che oggi vale 6 miliardi di dollari e si prevede che raddoppierà entro il 2032, continuerà a progredire. Elisa Laiolo, biologa marina e principale autrice dello studio, è rimasta sorpresa dal gran numero di funghi nella zona crepuscolare dell’oceano. “C’erano alcune indicazioni di ciò, il che ci offre oggi un altro pezzo del puzzle”, afferma.
Un’altra scoperta interessante riguarda il ruolo dei virus nell’aumentare la diversità genetica. Carlos Duarte, professore di scienze marine e autore senior dello studio, spiega: “I virus si inseriscono e spostano geni da un organismo all’altro. Creano quindi biodiversità genomica e accelerano l’evoluzione”. Uno dei risultati più eccitanti di questa evoluzione è la capacità di degradare la plastica, incluso la degradazione di polimeri sintetici, derivati dagli idrocarburi, che rappresentano inquinanti relativamente recenti. Questo evidenzia un grado di evoluzione molto rapido, sviluppatosi in poche decadi.
Il catalogo ha anche evidenziato alcune lacune nella nostra comprensione del fondale oceanico. È più facile campionare l’acqua che il fondo. Il documento sottolinea quindi la necessità assoluta di aumentare gli studi mirati al fondale marino in futuro. Con l’avanzamento della tecnologia, i progressi nel supercalcolo e nel sequenziamento, si possono ottenere più informazioni dai campioni esistenti, a costi molto più bassi.

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