Flamini/Prc Umbria: “La prevenzione dell’infiltrazione mafiosa divenga una priorità per la nostra regione”

L’inquietante sequenza di arresti di queste settimane che ha interessato anche l’Umbria per reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, truffa, riciclaggio, traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione e, stando alle notizie odierne, traffico illecito di rifiuti, confermano la presenza di un salto di qualità delle attività mafiose nella nostra regione.

La criminalità organizzata infatti continua a tentare di sfruttare la crisi del tessuto socio-produttivo umbro non solo per infiltrarsi, ma anche per costituire in prospettiva un’autentica “terra di mezzo”.

Questo è il rischio che corriamo e che è stato chiaramente denunciato dalla magistratura inquirente. L’assenza del coinvolgimento dell’amministrazione pubblica è sicuramente un dato positivo. Nello stesso tempo però la politica umbra, a tutti i livelli, può e deve assumere la questione delle infiltrazioni mafiose come prioritaria. Anche per questo siamo stati tra i promotori della definizione di un’apposita Commissione Regionale che si occupasse della questione.

Detto questo, pensiamo che gli stessi fatti di “Roma Capitale”, nei quali emergono rapporti anche con i nostri territori, rappresentino un ulteriore e pesante campanello d’allarme. Rifondazione comunista dell’Umbria, nel ribadire il proprio sostegno all’attività della magistratura e delle forze dell’ordine nel contrasto alle attività criminali, ritiene urgente che le Istituzioni, a partire dalla Regione, approfondiscano i meccanismi attraverso i quali la malavita entra nei nostri territori e producano leggi che sappiano prevenire questi fenomeni.

La drammatica esperienza di altre regioni ci insegna che la mafia, nella propria azione di radicamento, cerca o crea le condizioni per la costituzione di monopoli naturali per sfruttarne l’esclusività e l’assenza di alternatività; in tale ambito rientrano una serie di aree economiche particolarmente vulnerabili, a partire dal ciclo edilizio e dal ciclo dei rifiuti, dove gli enti pubblici svolgono un ruolo chiave di committenza. Per questo gli amministratori locali non vanno lasciati soli.

Occorre invece un’azione normativa nella prevenzione e nel contrasto della corruzione, nell’individuazione degli operatori dei settori maggiormente a rischio d’infiltrazione, nell’ulteriore trasparenza e nel monitoraggio delle procedure di appalto, nella diffusione nel territorio della cultura della legalità e nella definizione di prassi trasparenti e partecipative nella gestione delle risorse pubbliche.

Enrico Flamini
Segretario Regionale Prc Umbria

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