Chiedimi se (mi) batto, presidio che si è svolto a Perugia il 14 novembre

Chiedimi se (mi) batto, presidio che si è svolto a Perugia il 14 novembre

Domenica 14 novembre, a Perugia, si è svolto in Piazza Italia il presidio “Chiedimi se (mi) batto” organizzato da Reacción Desobediente, collettivo transfemminista queer universitario, in solidarietà alle sex workers.


Fonte Reacciòn Desobediente


Per questo siamo scesз in piazza in minigonna e calze a rete.

L’ordinanza anti sex workers emessa dal Comune di Perugia in vigore dal 9 luglio al 31 ottobre, di recente ripresa anche dal comune di Terni e che rimarrà in vigore fino a gennaio 2022, mostra per l’ennesima volta il bigottismo della nostra regione e dello Stato, che invece di permettere alle sex workers delle condizioni di lavoro sicure e dignitose, tenta di nasconderle dagli occhi della società.

Il Comune di Perugia ha vietato alle sex workers di “assumere atteggiamenti congruenti allo scopo di offrire prestazioni sessuali” e di “indossare abiti idonei a manifestare l’intenzione di adescare al fine del meretricio o che offendano il pubblico pudore” multandone i clienti, che pagando la quota di 450 euro vengono “liberati dall’illecito”.

Intanto, a Terni, è la donna ad essere multata, dai 200 ai 500 euro, da parte delle forze dell’ordine che hanno il compito di giudicare: se i comportamenti siano indecorosi, o il vestiario sia troppo provocante e mostri nudità, oppure vengano fatti segni “di richiamo, di invito e di saluto allusivo”.

I sindaci hanno giustificato le suddette ordinanze affermando che l’aumento della prostituzione in strada intacchi la sicurezza dei cittadini. Questo tipo di ordinanze viene riemesso ciclicamente poiché deve avere “carattere di urgenza e limitato nel tempo” a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale (115/2011) in materia di sicurezza urbana.

L’utilizzo di questo strumento continua a negare un progresso dal punto di vista della regolamentazione della prostituzione, professione esercitabile legalmente in Italia, dando spazio e libertà ai comuni di continuare ad emanare provvedimenti che cullino la nostra società nelle braccia del patriarcato.

In che modo si decide che una donna è vestita “da prostituta”? Queste disposizioni intaccano la libertà delle donne a vestirsi liberamente in nome di un retrogrado pubblico pudore, associando un vestiario diffuso e consueto a una professione ritenuta degradante.

Vogliamo la regolamentazione e il riconoscimento della prostituzione come professione effettiva. Vogliamo interrompere il perpetuarsi di queste ordinanze discriminatorie e marginalizzanti.

Siamo stanchə di essere vittime di un sistema patriarcale che vuole nascondere i nostri corpi!

Ringraziamo tuttз coloro che hanno partecipato per aver fatto sentire la loro presenza e ringraziamo soprattutto coloro che sono intervenutз per aver fatto sentire la loro voce, rappresentando i pensieri di categorie marginalizzate e di masse inascoltate.

Hanno aderito: Link Perugia UDS Umbria

 

Omphalos PG UDI Perugia

RUA – Rete Umbra per l’Autodeterminazione Associazione Terni Donne

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