Romizi e cittadini criticano la deriva promozionale digitale
L’edizione 2025 di UmbriaLibri ha lasciato dietro di sé un senso diffuso di smarrimento. A denunciarlo è l’ex sindaco Andrea Romizi, affiancato da voci della cittadinanza e da giornalisti locali, che lamentano una gestione priva di visione e dialogo.
La manifestazione, un tempo capace di animare il cuore della città e coinvolgere attivamente il pubblico, è apparsa quest’anno spenta e isolata. La comunicazione è stata frammentaria, priva di quel richiamo costante alle redazioni che in passato garantiva visibilità e partecipazione. Nessun banner, nessuna sollecitazione ai giornalisti culturali: la stampa locale è stata ignorata, forse sacrificata in favore di una promozione digitale che non ha raggiunto chi della carta fa ancora il suo riferimento.
Il riferimento alla “massaia di Voghera” diventa emblematico: una figura che rappresenta chi non vive sui social, non naviga tra TikTok e Instagram, ma che segue con attenzione le iniziative culturali attraverso i canali tradizionali. E proprio questo pubblico è stato escluso.
Andrea Di Consoli parla di un festival che ha rinunciato al suo pubblico. Sandro Allegrini denuncia spazi angusti, editori delusi e vendite in calo. Il Cerp, location scelta, è stato definito inadatto, con stand spogli e atmosfera dimessa.
Il confronto con le edizioni precedenti è impietoso. Sotto Mellone, UmbriaLibri aveva raggiunto una dimensione nazionale, con un incremento del 400% nella partecipazione. Oggi si registra un calo stimato tra il 10 e il 15% delle vendite.
Romizi critica la logica politica che sembra aver guidato l’organizzazione: cancellare il passato per principio, ignorando ciò che funzionava. Una strategia miope che ha penalizzato non solo l’evento, ma l’intera comunità.
La cittadinanza si interroga: perché queste scelte? Perché abbandonare un modello che funzionava, per adottare una promozione “da profumeria”, più estetica che sostanziale? UmbriaLibri 2025 si è rivelata un’occasione sprecata. Un festival che avrebbe dovuto unire e raccontare, si è invece chiuso in sé stesso, dimenticando che la cultura vive di relazioni, ascolto e partecipazione.
E abbiamo idea che per la Fiera dei Morti l’andamento promozionale sarà lo stesso, anche non ci sarà proprio.
del direttore,
Marcello Migliosi

Commenta per primo