Tina modotti e l’arte sociale rigenerano Palazzo della Penna

Tina modotti e l'arte sociale rigenerano Palazzo della Penna

La grande fotografia di ricerca torna protagonista a Perugia

Di Tommaso Benedetti

Tina modotti e l’arte sociale – Perugia si conferma epicentro della cultura visiva internazionale con l’apertura di una rassegna monumentale dedicata a Tina Modotti, ospitata nelle sale di Palazzo della Penna fino al prossimo 12 aprile 2026. L’esposizione, intitolata significativamente “L’opera”, non è una semplice carrellata di scatti, ma un’indagine viscerale su una delle figure più magnetiche e complesse del secolo scorso. Promossa dall’amministrazione comunale in sinergia con CAMERA di Torino e Cinemazero di Pordenone, la mostra rappresenta il punto d’arrivo di una ricerca globale che ha permesso di riportare alla luce frammenti inediti di un’esistenza vissuta tra arte e militanza.

Il percorso espositivo, curato con rigore scientifico da Riccardo Costantini, si snoda attraverso oltre 200 fotografie che catturano l’essenza di una donna capace di trasformare l’obiettivo in uno strumento di emancipazione. Non mancano documenti rari, filmati d’epoca e reperti personali di inestimabile valore, come la celebre borsa istoriata e la macchina fotografica originale, oggetti che restituiscono la dimensione umana di un’artista spesso oscurata dalle sue stesse peripezie biografiche.

Dalle prime luci di Hollywood alla maturità espressiva raggiunta nel Messico post-rivoluzionario, la Modotti ha saputo spogliare l’immagine da ogni artificio, approdando a quella che lei stessa definiva fotografia onesta. Il focus si stringe con particolare intensità sulle donne di Tehuantepec, icone di una dignità femminile che travalica il tempo, ponendosi come ponte ideale tra l’attivismo storico e le sfide sociali della modernità. Una sezione di straordinario impatto emotivo ricostruisce fedelmente l’unica mostra personale che Tina organizzò nel 1929, permettendo ai visitatori odierni di calpestare, idealmente, lo stesso spazio poetico immaginato dall’autrice quasi un secolo fa.

Parallelamente, il piano terra del centro espositivo accoglie la personale di Gianni Moretti, “Simile a un riverbero”, visibile fino al 18 gennaio 2026. L’artista perugino propone una riflessione profonda sul legame tra corpo e memoria collettiva, culminando nell’installazione dedicata ad Anna Pardini, vittima dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. Attraverso migliaia di piccoli cardi metallici, Moretti invita il pubblico a un atto di partecipazione civile, trasformando l’osservatore in custode attivo della storia.

Con queste due grandi direttrici, il Comune di Perugia chiude un 2025 straordinario, segnato da nove cicli espositivi che hanno saputo coniugare la ricerca d’archivio con i linguaggi del contemporaneo. Palazzo della Penna si riafferma così non solo come contenitore museale, ma come laboratorio vivo di cittadinanza e bellezza, dove la memoria del passato alimenta costantemente il dibattito sul presente.

I video

 

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*