A circa due anni dal debutto milanese, lo spettacolo arriva al Morlacchi
di Antonella Valoroso
Fa finalmente tappa a Perugia dal 10 al 12 aprile “Re Chicchinella”, lo spettacolo scritto e diretto da Emma Dante con cui, dopo «La scortecata» e «Pupo di zucchero», si chiude la trilogia ‘barocca’ dedicata alle fiabe di Giambattista Basile. A circa due anni dal debutto, questa creazione continua a imporsi come una delle esperienze più forti e originali del teatro contemporaneo italiano, capace di fondere grottesco, ironia e lirismo in una forma scenica riconoscibile e radicale. Il pubblico del Morlacchi avrà inoltre la possibilità di dialogare con Emma Dante venerdì sera al termine della rappresentazione.
Liberamente ispirato a «Lo cunto de li cunti», lo spettacolo porta in scena una storia crudele e visionaria, in cui il potere si rivela fragile, esposto e profondamente umano. Al centro della vicenda c’è un sovrano costretto a convivere con una presenza assurda e dolorosa: una gallina conficcatasi nel suo corpo perché, incautamente, aveva utilizzato le sue piume per pulirsi dopo aver espletato i propri bisogni. Quella che appare subito come una condizione insopportabile e senza via d’uscita si trasforma però, per chi lo circonda, in una risorsa inaspettata. Ogni volta che il re avverte lo stimolo di evacuare, la Chicchinella genera infatti un uovo d’oro.
Attorno al Re si muove una una comunità incapace di empatia, una corte deformata che trova nella bramosia la propria unica ragione di esistere, alimentando una tensione continua tra dolore individuale e interesse collettivo. Alla sofferenza fisica del sovrano, costretto a convivere con un malessere continuo e umiliante, si contrappone dunque la crescente avidità della corte, che vede in quella condizione una fonte inesauribile di ricchezza. Consapevole del meccanismo, il re tenta una forma estrema di resistenza, scegliendo di non nutrirsi più pur di liberarsi dell’animale.
La sua decisione, tuttavia, incontra l’opposizione di paggi, lacchè e ancelle, determinati a non rinunciare a quella preziosa “produzione”. Per questo mettono in scena una serie di tentazioni sempre più elaborate, fatte di cibo e bevande, con l’obiettivo di piegare la volontà del monarca. I banchetti, inizialmente raffinati e costruiti secondo le regole del bon ton, si trasformano progressivamente in spettacoli di ingordigia sfrenata. L’eleganza dei gesti e dei rituali conviviali si dissolve in un caos animalesco, mentre un linguaggio caricaturale, tra grammelot francesizzante e richiami “gallineschi”, smaschera la vacuità di una corte che scivola rapidamente dalla parodia aristocratica a una volgare bettola medievale.
In questo equilibrio instabile si inserisce la straordinaria prova di Carmine Maringola, interprete di un re nudo e vulnerabile, il cui corpo diventa il vero fulcro della narrazione. La sua performance si sviluppa attraverso una fisicità estrema, dove spasmi, contrazioni e movimenti ripetuti costruiscono una partitura scenica rigorosa e ipnotica, capace di trasformare il dolore in linguaggio teatrale.
«Re Chicchinella – osserva la regista nelle sue note – racconta la storia di un re malato, solo e senza più speranze, circondato da una famiglia anaffettiva e glaciale che ha un solo scopo, ricevere un uovo d’oro al giorno. L’animale vive e si nutre, divorando lentamente le viscere del re, fino a quando non si scopre che per il mondo il re e la gallina sono la stessa cosa».
La regia di Emma Dante, che firma anche le scene e i costumi, costruisce un universo compatto e immersivo, in cui il nero domina lo spazio scenico e concentra lo sguardo sull’azione degli attori. Le luci di Cristian Zucaro incidono la scena con precisione, mentre i suoni barocchi accompagnano e amplificano la tensione drammaturgica. I costumi, volutamente eccentrici e deformanti, annullano le differenze tra i personaggi e trasformano la corte in un organismo unico, grottesco e disturbante, sospeso tra ironia e inquietudine. Ne emerge uno spettacolo che alterna momenti di apparente leggerezza a immagini di forte impatto, in cui il riso si mescola a una riflessione più profonda sulla natura del potere e sulla sua inevitabile degenerazione. La dimensione fiabesca si apre così a una lettura contemporanea, capace di parlare con lucidità e sarcasmo del presente.
BIGLIETTI e INFO
È possibile prenotare al Botteghino Telefonico Regionale del Teatro Stabile dell’Umbria 075 57542222, dal lunedì al sabato dalle 17 alle 20. La prevendita dei biglietti a Perugia viene effettuata presso il Botteghino del Teatro Morlacchi, T. 075 5722555, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13.30, il sabato dalle 17 alle 20. Acquisto online: www.teatrostabile.umbria.it

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