Dal 3 al 5 febbraio Valerio Mastandrea torna a Perugia con uno dei testi più celebri di Mattia Torre: il racconto ironico e crudele della metamorfosi di un uomo comune e delle contraddizioni della società contemporanea.
di Antonella Valoroso
Perugia si prepara ad accogliere il ritorno di Valerio Mastandrea sul palcoscenico del Teatro Morlacchi, dove da martedì 3 a giovedì 5 febbraio andrà in scena Migliore, il brillante e amaro monologo di Mattia Torre, scritto tra il 2004 e il 2005 appositamente per l’attore romano che con il suo talento mimetico lo ha reso una classico della scena contemporanea.
Migliore è una storia comica e terribile, un apologo sui nostri tempi che mette a nudo le contraddizioni dell’uomo contemporaneo e i meccanismi spietati del successo. Protagonista è Alfredo Beaumont, un uomo semplice, timido, remissivo, fondamentalmente buono, che vive una vita tutt’altro che felice ma fa del suo meglio per svolgere il suo lavoro presso l’azienda «Happy Life» e soddisfare le richieste dei possessori della famigerata «Carta Emerald». La sua esistenza viene sconvolta da un incidente drammatico e casuale, per il quale sarà assolto, ma che segna l’inizio di una profonda crisi personale.
Da quel momento Alfredo decide di cambiare: stanco di essere buono e di sentirsi sfruttato e incompreso, sceglie di adottare i codici di comportamento dominanti nella società contemporanea – cinismo, prevaricazione, spregiudicatezza. Paradossalmente, proprio questa trasformazione lo rende “migliore” agli occhi del mondo: cresce professionalmente, conquista prestigio sociale, diventa desiderabile.
La scrittura di Mattia Torre trova da vent’anni in Mastandrea un interprete ideale. Su una scena essenziale, fatta di luci e ombre, l’attore dà vita a un’interpretazione intensa e stratificata, animando i diversi personaggi che costellano la vicenda. Alfredo, inizialmente fragile e dimesso, si trasforma progressivamente in una figura determinata e aggressiva, senza mai scivolare nella violenza, ma incarnando con precisione le ambiguità morali del nostro tempo.
«Alfredo Beaumont è un uomo semplice e indifeso, pieno di fiducia verso il prossimo, a cui viene chiesto di essere migliore quando per migliore si intende allinearsi ai codici del mondo moderno», ha spiegato Mastandrea ricordando la genesi dello spettacolo e il lavoro con Torre. «Mattia voleva raccontare la parabola ascendente di un uomo che, per la sua natura sincera, leale e pura, era abituato a perdere. E credo volesse sottolineare come oggi per occupare un posto da dirigente nel mondo (non solo da un punto di vista professionale) ti venga chiesto di rinunciare a quello che sei». Anche per questo, a vent’anni dalla sua creazione, Migliore conserva una straordinaria attualità e continua a interrogare il pubblico su alcuni temi chiave: quali sono i valori che contano? quali compromessi siamo disposti ad accettare? e, soprattutto, chi siamo veramente?
Repliche martedì e mercoledì alle 20.45 e giovedì alle 19.30.

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