La «Coscienza» di Haber
di Antonella Valoroso
La «Coscienza» di Haber – Apertura di stagione all’insegna dell’entusiasmo e del tutto esaurito al Morlacchi di Perugia dove dal 16 al 20 ottobre è andata in scena «La coscienza di Zeno», trasposizione teatrale del capolavoro di Italo Svevo che nel 2023 ha festeggiato i cent’anni dalla pubblicazione. L’adattamento è firmato da Monica Codena e Paolo Valerio, che ha curato anche la regia.
A dare voce, volto, vita e polmoni al mentitore seriale Zeno Cosini è stato Alessandro Haber, la cui straordinaria interpretazione ha trascinato sera dopo sera un pubblico divertito e felicemente sorpreso dall’attualità di un testo e di una storia che hanno cent’anni ma potrebbero essere stati scritti oggi.
L’attore bolognese di nascita ma, come Svevo, figlio dell’incontro di due culture -una madre cattolica italiana e un padre romeno di origine ebrea- ha trasformato infatti il limite impostogli dalla sua condizione fisica -un intervento chirurgico alla schiena andato male- in un esercizio di virtuosismo attorico, recitando da seduto per buona parte dello spettacolo, accomodato su una sorta di poltrona/trono fornita di rotelle e di un imprescindibile posacenere.
Non è del resto un caso che, nel corso di una lunghissima carriera cinematografica e teatrale, Haber abbia vinto un David di Donatello, un Globo d’oro e cinque Nastri d’argento!
Affiancato e sostenuto, in senso sia reale che metaforico, da un’ottima compagnia di attori -Alberto Fasoli, Valentina Violo, Stefano Scandaletti, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati, Francesco Godina, Meredith Airò Farulla, Caterina Benevoli, Chiara Pellegrin e Giovanni Schiavo- che si muovono con eleganza e ritmo nella scatola magica realizzata da Marta Crisolini Malatesta, che ha curato anche gli splendidi costumi, Haber in scena è Zeno, e la sua coscienza si fonde e si confonde con quella del bizzarro e immortale personaggio triestino.
Accade allora che i ricordi d’infanzia dell’attore settantasettenne si mescolino con quelli dell’inetto sveviano, in un intreccio di vita e teatro che strizza l’occhio a Pirandello. Il tutto accompagnato da una recitazione ‘solfeggiata’ in cui Haber sfoggia tutta la sua ironia e autoironia accarezzando e modulando le parole quasi fossero carte tra le dita di un prestigiatore.
In un universo in bianco e nero che si offre all’occhio dello spettatore in ben più di cinquanta sfumature di grigio, mentre i video realizzati da Alessandro Papa propongono ritratti e suggestioni sonore e cromatiche, si compie la parabola di Zeno: da inetto e malato immaginario a uomo d’affari di successo e addirittura migliore uomo e nuovo patriarca della famiglia Malfenti.
Quando poi l’attore si alza in piedi e raggiunge il centro della scena per recitare il monologo finale, le profetiche parole con cui Svevo concludeva un secolo fa il suo capolavoro risuonano con la forza di un ammonimento e il pensiero non può che correre all’orrore delle guerre presenti e future: «Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quasi innocenti giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e si arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa Herrera nei cieli priva di parassiti e di malattie».
Dopo un’ora e quarantacinque minuti ininterrotti di spettacolo, fortunatamente è soltanto l’applauso del pubblico a esplodere con la forza di un’onda che cala dall’alto per abbracciare gli attori e le attrici. Haber/Zeno, visibilmente commosso, sorride e ricambia lanciando un bacio verso i palchi e la platea.




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