Restauratore umbro finisce in prima pagina, sta restaurando gli affreschi del Correggio

Restauratore umbro finisce in prima pagina, sta restaurando gli affreschi del Correggio

Restauratore umbro finisce in prima pagina, sta restaurando gli affreschi del Correggio

da Elio Clero Bertoldi
PERUGIA – Le eccellenze umbre presentano molte facce. Ora uno dei più antichi giornali italiani – La Gazzetta di Parma, fondata nel 1735 – ha zoomato e richiamato al cento della prima pagina – l’attività del restauratore Marcello Castrichini poi approfondendo il tutto con ha serie di servizi all’interno.

Il restauratore, che è nato e vive a Todi, è impegnato infatti nella chiesa di San Giovanni Evangelista di Parma ed in particolare sugli affreschi del Correggio. In questa fase lo specialista tuderte ha completato il ripristino dei lavori del pittore all’altezza della prima campata sul lato destro, per chi entra nella chiesa.

Ma l’obiettivo dei monaci benedettini e dell’amministrazione comunale è quello di “ripulire” dalla polvere, dallo sporco, dal fumo, tutto il fregio che tocca l’intero perimetro interno della navata centrale e del transetto.

I lavori – grazie alla donazione dell’industriale Giovanni Bormioli – hanno restituito i colori originari all’opera ed hanno dimostrato – come ha spiegato Maria Cristina Chiosa, storica dell’arte e responsabile del patrimonio artistico della chiesa di San Giovanni Evangelista – che questa parte di lavori “sottovalutati in passato rispetto alla cupola e alla lunetta” – sono stati eseguiti, almeno in gran parte, dallo stesso Correggio e non dagli aiuti. Non solo.

Castrichini ha messo in evidenza come l’artista abbia utilizzato tonalità diverse di colori a seconda che lavorasse sul fianco destro o sul fianco sinistro del tempio, per regalare una luce differente ed un illuminazione diversa agli affreschi dell’uno e dell’altro lato. Correggio, insomma, vero maestro della luce e della prospettiva (la cupola della chiesa ne è alta testimonianza) trovava soluzioni particolari rispetto ad ogni problema.

Il pittore – al secolo Antonio Allegri (1489-1534) di Correggio, appunto, anche se il nonno, oppositore di Vosimo de’ Medici veniva da Firenze – fu attivo a Parma a partire dal 1520 dove si segnalò, in primis, per le opere note come “la Camera della Badessa” del monastero benedettino di San Paolo e dove, successivamente toccò i vertici proprio nella chiesa di San Giovanni Evangelista nella quale lavorò per quattro anni (fino al 1524).

Suggestiva su tutto, la cupola in cui il Correggio ricorse allo “sfondato” simulando un cielo aperto. Altro grande successo l’artista ottenne nella cupola della cattedrale di Parma, riproponendo lo stesso stratagemma illusionistico.

Tra i grandi personaggi dell’epoca che gli commissionarono opere pure Isabella d’Este, marchesa di Mantova. Curiosa la sua morte, avvenuta all’età di 45 anni, almeno per come la racconta Giorgio Vasari nelle “Vite”. Il Correggio sarebbe stato stroncato, nel corso di un viaggio a piedi, durante il quale avrebbe caricato sulle spalle un ponderoso sacco di monete di piccolo taglio (da un “quattrino”) per un totale di 60 scudi.

Nel complesso un onere notevole, che lo avrebbe letteralmente sfiancato. Molti studiosi si dicono scettici su una simile notizia. Ma, ma al di là del Vasari, su questo artista le notizie biografiche risultano scarsissime e incerte.

Del suo estro artistico, lo stesso Vasari scrive: “Tengasi pure per certo che nessuno meglio di lui toccò colori, né con maggiore vaghezza o con più rilievo alcun artefice dipinse meglio di lui, tanta era la morbidezza delle carni ch’egli faceva, e la grazia con che e’ finiva i suoi lavori”. La qual cosa dimostra l’importanza del restauro anche da un punto di vista della storia dell’arte: Castrichini, col suo paziente e certosino impegno, sta recuperando i “segreti” della pittura di un grande artista del tardo rinascimento.

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