Non solo main stage, successo anche per la serie “Jazz goes to the Museum”

Non solo main stage, successo anche per la serie “Jazz goes to the Museum”

Non solo main stage, successo anche per la serie “Jazz goes to the Museum”

di Antonella Valoroso
Umbia Jazz non è solo main stage. Danilo Perez al piano e alle tastiere, Adam Cruz alla batteria, e John Patitucci al basso e al contrabbasso hanno incantato il Morlacchi nel pomeriggio del 13 luglio. Il loro è un trio senza band leader, ma è il pianista panamense a prendere di tanto in tanto la parola per dialogare con il pubblico. Esordisce dicendosi “nervoso come se fosse la sua prima volta” e spiega che il concerto è dedicato a Wayne Shorter, il grande sassofonista scomparso a marzo di quest’anno con cui Perez e Patitucci hanno per anni condiviso il palco e un lungo percorso musicale.

Eseguono alcuni brani tratti dall’album “Panama 500” in cui Adam Cruz, elegantissimo alla batteria, si esprime ad altissimi livelli. Il trio rende omaggio anche ad Angela Davis, l’attivista per i diritti umani ispiratrice di “Alternate Reality”, nella cui esecuzione il piano di Perez e la batteria di Cruz dialogano con straordinaria intesa.

Il contrabbasso di Patitucci dà il meglio di sé in “Beloved”, una composizione che Kurt Elling ha dedicato alla scrittrice Toni Morrison, prima afroamericana a ricevere il premio Nobel per la letteratura. Concludono regalando ai presenti una prima esecuzione assoluta: un tributo a Wayne Shorter e alle sue fantastiche galassie musicali.

Un altro sold out venerdì 14 luglio alla sala Podiani per il concerto di mezzogiorno del collettivo MixMonk: un progetto nato nel 2017 dalla collaborazione del batterista statunitense Joey Baron, uno dei migliori in circolazione, e di due promesse della scena jazz belga: Robin Verheyen, al sax tenore, e Bram De Looze al pianoforte. L’idea era quella di “fare qualcosa” per il centenario di Thelonious Monk, e quel “qualcosa” si è trasformato prima in un disco e poi in una collaborazione più stabile fra i tre musicisti che hanno progressivamente ampliato il loro repertorio, anche se lo spirito di “Mad Monk” continua ad accompagnarli.

Per il pubblico internazionale che affolla la sala Podiani reinterpretano alcune pagine storiche di Monk -come “Evidence” e “Just You Just Me”- insieme a composizioni originali di Joey Baron che alla batteria dà spettacolo come solo i grandi sanno fare.

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