Morlacchi Reinassance, la riscoperta del requiem
di Claudia Aliotta
In una Cattedrale di S. Lorenzo gremita di pubblico il M° In-Sang Whang restituisce alla città e al mondo uno dei tesori dimenticati del grande compositore perugino. Applausi scroscianti per il M° Whang, per gli artisti del Coro Santo Spirito Volumnia e per i solisti Klara Luznik, Rosalba Petranizzi, Giuseppino Orselli e Giulio Boschetti. Impeccabile l’esecuzione all’organo di Francesco Ragni e Jacopo Zambi.
Chiusura spettacolare per la XVI edizione del Festival Internazionale Laurenziano d’Organo
Lunghi e calorosi applausi hanno decretato il successo della Messa da Requiem di Francesco Morlacchi eseguita dal Coro Santo Spirito Volumnia sotto la pregevole guida del Maestro In-Sang Hwang in una Cattedrale di S. Lorenzo gremita di pubblico.
Appuntamento conclusivo del XVI Festival Internazionale Laurenziano d’Organo, il concerto ha offerto l’occasione di realizzare la prima esecuzione moderna delle pagine del compositore perugino, scritte nel lontano 1827 in soli dieci giorni per i funerali del re Federico Augusto a Dresda.
La partitura del Requiem adoperata per questo evento si basa sul manoscritto conservato nell’archivio del duomo di Perugia ed è il risultato di un lungo e appassionato lavoro di ricostruzione e trascrizione da parte di Hwang, artefice di questa edizione in cui tutte le parti orchestrali sono state adattate per organo, unico strumento di accompagnamento presente al quale si sono alternati nel corso dell’esecuzione Francesco Ragni e Jacopo Zambi.
È sicuramente importante l’operazione di recupero e l’approccio filologico che sta alla base della ripresa di questo lavoro poco conosciuto di Morlacchi, più noto come valente operista, ma che ha lasciato in realtà anche numerose cantate, ben dieci messe, un altro Requiem e gli oratori sacri “La Passione di Gesù Cristo” del 1812, “Isacco, figura del Redentore” del 1817 e “La morte di Abele” del 1821, scritti per Dresda su testi di Metastasio. Sotto l’abile direzione di In-Sang Wang il coro ha fornito un’ottima prova e si è espresso in modo incisivo nelle parti di maggiore spessore drammatico, ma al contempo è stato capace di eseguire maggiori sfumature dinamiche lì dove la partitura necessitava di una più intensa adesione espressiva.
All’interno dei vari brani che costituivano le quattro sezioni principali (Introitus, Sequentia, Offertorio e Communio), è stata netta la predominanza della scrittura omoritmica, mentre il fugato ha trovato spazio soprattutto nel Kyrie e nell’Hosanna, destinando ai coristi intrecci contrappuntistici più impegnativi.
Agli interventi corali si sono alternati quelli solistici che hanno visto in scena il soprano Klara Luznik, il contralto Rosalba Petranizzi, il tenore Giuseppino Orselli e il basso Giulio Boschetti; fra di loro ha spiccato senz’altro la Luznik per il timbro cristallino, la raffinata vocalità e la sensibilità interpretativa sorretta da una adeguata tecnica vocale.
I momenti più suggestivi e coinvolgenti del concerto sono stati appunto le arie del soprano “Exaudi orationem meam” e “Oro supplex et acclinis”, il duetto “Qui Mariam absolvisti” e dal punto di vista corale tutto l’Offertorium, in particolare il Sanctus, un susseguirsi di pagine vibranti, che, dopo il clima più composto e meditativo della prime sezioni, si è rivelato in tutta la sua bellezza configurandosi come climax di tutta l’opera.
Al Maestro Wang va di sicuro il merito di aver fatto rivivere queste pagine, con tutto il loro pathos e lo spessore armonico e melodico delle trame musicali, grazie a un lavoro interpretativo di profonda cura, attenzione e grande sensibilità.











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