La Sagra Musicale parte da Pietroburgo per il suo grand tour delle “Città delle idee”
di Antonella Valoroso
La sofferenza e l’energia del Trio con pianoforte n. 2 in mi minore op. 67 di Shostakovich “vissuto” e interpretato superbamente dal Trio di Parma -Ivan Rabaglia al violino, Enrico Bronzi al violoncello e Alberto Miodini al pianoforte- hanno inaugurato venerdì pomeriggio la 78esima edizione della Sagra Musicale Umbra nell’Aula Magna dell’Università per Stranieri. Quattro movimenti (Andante-Moderato, Allegro con brio, Largo e Allegretto) che il grande autore russo compose in memoria del critico teatrale Ivan Ivanovich Sollertinsk e la cui prima esecuzione assoluta avvenne il 14 novembre del 1944 nella città che era stata Pietroburgo e che a quel tempo si chiamava ancora Leningrado.
Noto per i suoi rapporti non semplici con il regime staliniano e la censura ufficiale sovietica, Shostakovich fu in più occasioni umiliato, offeso e costretto a pubbliche ritrattazioni. Il primo grande momento di frizione ci fu dopo la rappresentazione dell’opera Il Naso, avvenuta a Leningrado il 12 gennaio 1930 e accolta con diffidenza e irritazione dal regime per la carica Fdi anticonformismo e di avanguardismo che caratterizza questa partitura, ricca di umori satirici e di sberleffi timbrici e ritmici, molto vicini alla musica gestuale della coppia Brecht-Weill. La seconda scomunica avvenne nel 1936 a causa dell’opera Lady Macbeth di Mzensk, rifatta poi con il nuovo titolo di Katerina Izmajlova e aspramente criticata per il suo «formalismo estraneo all’arte sovietica».
Poi, nel 1945, anche le vivaci dissonanze racchiuse nella Nona sinfonia suscitarono reazioni e osservazioni tutt’altro che benevole verso l’autore. Infine, ma in modo più sfumato e non più ufficiale, nel 1963 il musicista fu rimproverato per aver fatto ricorso alle poesie di Evtusenko nella Tredicesima sinfonia, sollevando artificiosamente «la cosiddetta questione ebraica». Nell’ultima delle cinque poesie viene infatti rievocata la strage del 1941 in cui i nazisti sterminarono settantacinquemila ebrei a Babyi Yar, presso Kiev.
Naturalmente, al di là delle polemiche e delle discussioni sulla complessa personalità di questo musicista, resta il fatto che in Shostakovich, specie in quello cameristico, non si è mai verificata una separazione netta fra il tipo di linguaggio scelto e la spontaneità dei sentimenti espressi secondo le fondamentali leggi della tonalità. In tal senso il Trio op. 67, scritto nel 1944, in un periodo particolarmente drammatico della storia sovietica, è indicativo della natura schiettamente umana dell’artista, aperto ai problemi del nostro tempo e preoccupato di comunicare un messaggio comprensibile a tutti. A questo proposito è opportuno sottolineare come Shostakovich, dopo il disgelo politico e culturale post-staliniano, abbia più volte sollecitato i giovani compositori del suo paese a conoscere «le correnti che sono di moda nella musica contemporanea europea per poter combattere con maggior successo contro ogni illusoria tentazione della novità ad ogni costo».
Il concerto ha visto la partecipazione straordinaria dello scrittore e traduttore dal russo Paolo Nori, il cui intervento-monologo sulle avanguardie è stato un singolare intermezzo tra l’esecuzione del Trio op. 67 e quella delle “Sette Romanze su poesie di Aleksandr Blok” op. 127, composte da Shostakovich nel 1967 e interpretate dal Trio di Parma e dalla potente voce della mezzosoprano Ema Nikolovska.
“La sagra di quest’anno – ha commentato a fine concerto il M° Enrico Bronzi, direttore artistico della Sagra- racconta le ‘Città delle idee’, luoghi reali o immaginari in cui si è concretizzato il corso della storia. Siamo partiti da Pietroburgo e ne abbiamo esplorato le avanguardie anche grazie al magnifico racconto dello scrittore e traduttore Paolo Nori, ma il viaggio è appena iniziato!”.













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