Franco Cerri presenta il suo libro ad Umbria Jazz

franco-cerri-presentazione-libro (16)di Luana Pioppi
PERUGIA – “Sarò Franco. Appunti, pensieri, riflessioni”. È questo il titolo del libro autobiografico, scritto a quattro mani da Franco Cerri e Pierluigi Sassetti, edito da Arcana, che è stato presentato questa mattina presso la libreria Feltrinelli di Perugia. Ad intervistarli Enzo Capua, rappresentante di umbria Jazz negli Stati Uniti, che aprendo l’iniziativa ha definito il chitarrista 88enne un “personaggio fondamentale del jazz italiano”.

Il volume, dal titolo semplice ed efficate, è una raccolta di storie di vita vissuta. È realizzato a capitoletti, come un breviario.

Ad ideare la raccolta è stato Pierluigi Sassetti. “Il libro è nato dalla mia necessità di sapere – commenta l’autore – come si suona il jazz, come si suona la chitarra, come si sta sul palco e come si legge il jazz. Cerri mi ha indicato qual è la via di un musicista: poetica e semplice”.

Un handicap che c’è nelle scuole italiane – ha spiegato Franco Cerri – è che si fa poca musica. Anche se negli ultimi anni c’è stato un maggiore avvicinamento del pubblico e dei musicisti al jazz ma, purtroppo finché persiste questa situazione la musica darà poco da lavorare. La politica non lo permette”.

“Franco, – ha replicato subito dopo Enzo Capua – dal volume si evince che sei un vero gentiluomo e hai qualità che ti accumunano con un altro personaggio importante che ho intervistato qualche anno anno fa, Jim Hall. Hall, parlando di musicisti jazz italiani, mi ha fatto un solo nome: il tuo. Jim era come te, una persona umile, che ha preferito parlare di altri musicisti invece che di sé”.

“Ne sono onorato”, ha risposto Franco ripercorrendo alcuni passaggi della sua carriera. La sua attività professionale come chitarrista inizia nel 1945 con l’ingresso nell’orchestra di Gorni Kramer, a cui viene presentato dai componenti del Quartetto Cetra, che lo hanno ascoltato dal vivo: il suo debutto avviene nello spettacolo Vento del nord, in cui suona insieme a Bruno Martelli, Franco Mojoli, Carlo Zeme ed ovviamente lo stesso Kramer (alla fisarmonica).

Nel 1950 conosce il sassofonista Flavio Ambrosetti, con cui decide di formare un gruppo autonomo, il Franco Cerri Quintet, con cui inizia ad incidere i primi dischi e ad esibirsi in tutta Europa, continuando a suonare con molti dei più grandi nomi del jazz mondiale, come Wes Montgomery, Chet Baker, Gerry Mulligan, Lee Konitz, Dizzy Gillespie, per citarne alcuni. Nell’ottobre del 1966 debutta negli Stati Uniti esibendosi al ‘Lincoln Center’ di New York, ottenendo notevoli consensi anche presso i jazzisti americani.

Alla soglia delle novanta primavere, dunque, Cerri ha voluto regalare al suo pubblico il racconto di alcuni degli avvenimenti più curiosi, belli e significativi del suo percorso artistico e umano sotto forma di flash. Ne esce un affresco ricco e policromo di storie e personaggi, sia pubblici che privati, brevi lampi di affettuosa memoria che definiscono un artista che non ha mai perso di vista la dimensione umana del fare musica. Non per niente in uno degli aforismi che compongono il libro scrive che “prima del musicista c’è sempre l’uomo, e senza quello non ci può essere musica”.

Franco Cerri è un musicista di altri tempi. Ha l’età per andare in pensione e invece preferisce strapazzare ancora la sua Gibson L5, suonare con i suoi allievi, vivere di musica come ha sempre fatto, raccontarci il suo jazz. Desiderio allo stato puro, una forza che lascia spazio a pochi altri calcoli, se non un “non poter fare a meno di suonare”. Sarò Franco raccoglie appunti, pensieri e riflessioni sulla musica, per mostrarci come un musicista non sia soltanto la somma dei suoi successi, ma l’insieme delle sue passioni che unite a vicissitudini e incontri inaspettati stravolgono radicalmente il corso di un’esistenza. Sapersi confrontare con l’imprevedibile e venirne fuori brillantemente: Cerri lo ha sempre saputo fare, e ancora oggi, alla fine di un’esecuzione, ci spiazza immancabilmente con il suo invidiabile sorriso. Questo libro è un manuale per idee diverse, denso di appassionati ricordi e di un inesauribile desiderio di fare jazz, e può suggerire una via per pensare la musica tanto come arte quanto come prezioso strumento per riflettere su se stessi. Prefazione di Pupi Avati, Giampiero Boneschi, Jim Hall.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*