Affluenza record e opere rare raccontano otto secoli d’arte
La mostra Collezione d’arte. Da Signorelli a Burri, allestita negli spazi storici di Palazzo Montani Leoni a Terni, continua a registrare un andamento sorprendente, con oltre 2.600 visitatori nelle prime due settimane di apertura. Un risultato che supera le aspettative iniziali e che conferma l’interesse crescente del pubblico verso un percorso espositivo pensato per valorizzare una selezione di quarantacinque opere appartenenti al patrimonio della Fondazione Carit. Le festività natalizie hanno certamente favorito l’afflusso, ma la risposta calorosa dei cittadini e dei turisti suggerisce un coinvolgimento più profondo, legato alla qualità del progetto e alla sua capacità di raccontare una lunga storia artistica attraverso capolavori eterogenei.
La Fondazione ha scelto di rendere accessibile una parte significativa della propria collezione, costruita nel corso dei decenni e oggi trasformata in un itinerario che attraversa otto secoli di creatività. L’esposizione, curata da Anna Ciccarelli, rimarrà visitabile fino al 1° marzo 2026 e propone un viaggio che parte dalle radici medievali per arrivare alle sperimentazioni del secondo Novecento, offrendo una lettura ampia e stratificata dell’evoluzione del gusto, delle tecniche e delle sensibilità artistiche.
Il percorso si apre con opere del Trecento e del Quattrocento, tra cui testimonianze della cerchia di Taddeo Gaddi, che introducono il visitatore in un clima ancora intriso di spiritualità e narrazione sacra. Si prosegue poi con i protagonisti del Rinascimento, rappresentati da dipinti provenienti dalle botteghe del Perugino e di Tiziano, fino a giungere a una preziosa tavola di Luca Signorelli. Quest’ultima, tra le opere più attese della mostra, mette in evidenza la forza plastica e la tensione emotiva tipiche del maestro cortonese, offrendo un esempio emblematico della grande stagione rinascimentale umbra e toscana. La sezione successiva è dedicata al Seicento, con opere che documentano le trasformazioni della pittura barocca e l’impatto del caravaggismo. Tra gli autori presenti figurano Antiveduto Gramatica, Artemisia Gentileschi e Mattia Preti, affiancati da un nucleo di dipinti di scuola fiamminga, tra cui quelli di Sebastian Vrancx. Le tele mostrano un linguaggio pittorico in evoluzione, oscillante tra eleganza formale, ricerca luministica e nuove modalità di rappresentazione del reale. Il Settecento veneziano è rappresentato da una raffinata veduta di piazza San Marco firmata da Francesco Guardi, che introduce la sezione dedicata ai paesaggisti europei. Qui trovano spazio Claude Joseph Vernet, Verstappen e van Bloemen, artisti che hanno immortalato il territorio umbro con particolare attenzione alla Cascata delle Marmore, ritratta in composizioni che uniscono osservazione naturalistica e sensibilità romantica. L’Ottocento e il primo Novecento occupano un’area ampia del percorso, documentando il passaggio dalla pittura romantica al realismo, dall’impressionismo ai fermenti del primo dopoguerra. Tra le opere più rilevanti spiccano due dipinti di Alfred Sisley e Camille Pissarro, figure centrali dell’impressionismo francese, capaci di restituire con delicatezza e rigore la vibrazione luminosa del paesaggio. Il Novecento avanzato è rappresentato da artisti che hanno segnato la ricerca contemporanea italiana, tra cui Alberto Burri e Agostino Bonalumi. Le loro opere, poste in dialogo con quelle dei maestri del secolo precedente, creano un ponte ideale tra tradizione e innovazione, mostrando come la materia, il colore e la forma possano trasformarsi in linguaggi radicalmente nuovi. La mostra si conclude con una sezione dedicata agli artisti umbri o attivi nel territorio nel corso del Novecento: Piero Gauli, Ardengo Soffici, Ugo Castellani, Umberto Prencipe, Amerigo Bartoli, Orneore Metelli e Aurelio De Felice. A completare il percorso, una piccola galleria di ritratti di cardinali e figure illustri tra XVII e XIX secolo, uno splendido orologio in bronzo Luigi XVI, sculture di Vincenzo Gemito e un’opera in ceramica di Piero Gauli.
Per favorire ulteriormente la partecipazione del pubblico, la Fondazione ha programmato aperture straordinarie: il 31 dicembre dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, il 1° gennaio dalle 15 alle 19 e il 6 gennaio 2026 con gli stessi orari del 31. Un’iniziativa pensata per permettere ai visitatori di inaugurare il nuovo anno immersi nella bellezza e nella storia dell’arte, come riporta il comunicato di Maria Chiara Salvanelli | Press Office & Communication. L’allestimento, curato dallo Studio Sciveres Guarini, accompagna il visitatore con un equilibrio misurato tra rigore museale e attenzione alla fruibilità, mentre il catalogo della mostra, firmato da Anna Ciccarelli, offre un approfondimento critico sulle opere esposte e sul percorso storico-artistico che le unisce.
Un risultato che rafforza il ruolo della Fondazione Carit come custode e promotrice del patrimonio artistico locale, e che apre la strada a nuove iniziative volte a valorizzare la memoria visiva della comunità.

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