Lavoro delle donne nel Mediterraneo, dalle molestie allo sfruttamento

Lavoro delle donne nel Mediterraneo, dalle molestie allo sfruttamento

Lavoro delle donne nel Mediterraneo, dalle molestie allo sfruttamento – A Perugia, a Palazzo Murena, sede del Rettorato, è ospitata la mostra “Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo della fotoreporter Stefania Prandi.

E’ promossa dal Centro Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (CUG) dell’Ateneo di Perugia nell’ambito delle attività per l’a.a. 2018/2019 finalizzate a sensibilizzare il personale studentesco e universitario più in generale sul tema della discriminazione e della violenza di genere.

Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo”, che è anche il titolo del volume scritto dalla Prandi, è il risultato di un lavoro di inchiesta e documentazione durato più di due anni, con oltre centotrenta interviste a lavoratrici, sindacaliste e sindacalisti e associazioni; progetto che ha ottenuto numerosi riconoscimenti a livello internazionale. Un reportage importante sulle donne che raccolgono e confezionano il cibo che arriva ogni giorno sulle nostre tavole, un racconto che si snoda in tre Paesi affacciati sul mare Mediterraneo, Italia, Spagna e Marocco, tra i maggiori esportatori di ortaggi e frutta in Europa e nel mondo.

Nella giornata inaugurale di ieri Stefania Prandi ha illustrato l’inchiesta giornalistica e discusso del suo libro con le organizzatrici dell’evento, Maria Giuseppina Pacilli, vicepresidente CUG e coordinatrice del gruppo Intersezioni di Genere del Dipartimento di Scienze Politiche e con Mirella Damiani, delegata del Rettore per le pari opportunità e politiche sociali.

Nelle pagine del libro sono descritte le vite delle molte lavoratrici che spesso la maggioranza delle persone ignora: la sopravvivenza quotidiana, la resistenza alla violenza, il coraggio delle denunce che, malgrado gli sforzi, cadono nel vuoto. Queste braccianti, non solo sono pagate meno degli uomini, pur costrette a turni altrettanto estenuanti, ma vengono ricattate, subiscono violenze verbali, fisiche e sessuali.

Il lavoro di Stefania Prandi denuncia con forza come, in tutti i luoghi dell’inchiesta, sia radicato un clima di omertà e la regola non scritta e spacciata per inevitabile che per ottenere e mantenere il proprio posto di lavoro si debba accettare di essere sottoposte a molestie e violenze sessuali.

La mostra, allestita nel corridoio a piano terra di Palazzo Murena, potrà essere visitata sino a venerdì 17 maggio 2019.

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